Lavinia Di Gianvito, Corriere della Sera 28/09/2011, 28 settembre 2011
«MADOFF DEI PARIOLI», SOLO IN 300 CONTRO DI LUI
Sono 1.552 i nomi contenuti nell’elenco della procura, ma sono appena 300 (circa) gli ex clienti di Gianfranco Lande che chiedono di costituirsi parte civile. Fra loro inviano i propri legali Sabina Guzzanti, David Riondino ed Elisabetta Bianca Melandri, sorella dell’ex ministro pd. Nessuna traccia di Enrico Vanzina e di altri vip, ma l’assenza che si nota di più è quella dei ministeri dell’Interno e del Tesoro. Nell’aula della nona sezione gli avvocati dello Stato vengono chiamati tre volte, ma non c’è risposta e il processo va avanti senza di loro. Un gruppo di investitori imbrogliati chiede che siano coinvolti, come responsabili civili (cioè per risarcire i danni), la Banca d’Italia e la Consob: perché non hanno fermato in tempo il «Madoff dei Parioli»? Stessa richiesta nei confronti della Carispaq, sui cui depositi transitavano i soldi dei clienti e che ora conta tre direttori indagati.
In occasione della prima, affollatissima udienza il broker (pantaloni beige, polo di felpa blu e camicia candida) sfoggia un look da patriarca, con capelli lunghi e barba bianca. Dimagrito, dopo che mercoledì scorso ha ripreso lo sciopero della fame, Lande si volta verso l’uno o l’altro dei suoi difensori e sembra voler suggerire qualcosa. Gli avvocati Salvatore Sciullo e Susanna Carraro, prima muti, tentano poi il colpo di teatro: sollecitano il processo a porte chiuse. Escluso, decidono i giudici, «considerando che l’interesse sociale per la vicenda è particolarmente rilevante». I difensori rinunciano poi a far rendere al broker una dichiarazione spontanea: troppa confusione in un’aula in cui sono stipati decine di avvocati e di vittime. Lande prenderà la parola la prossima volta e dirà che è «vergognoso» protrarre così a lungo la misura cautelare. E soprattutto usarla «in modo strumentale», per ottenere una confessione che, dal punto di vista del broker, è impossibile: il «Madoff dei Parioli» fin dall’inizio dell’inchiesta sostiene di non possedere quel «tesoretto» che invece, secondo il pm Luca Tescaroli, è sparito da qualche parte, forse alle Bahamas.
Alle spalle del broker si assiepano cinquanta, sessanta ex investitori. Inferociti e determinati, a differenza di quelli su cui la procura ha avviato indagini per accertare le eventuali complicità con Lande. «Trentacinque anni a giocare a tennis con Castellacci (Gian Piero Castellacci de Villanova, ndr) per farci rubare tutto», protesta Roberta Cantalupo, che ci ha rimesso 350 mila euro. «Dopo l’investimento - prosegue - la mia vita è crollata: ho perso un figlio e mio marito ha avuto un ictus». «Mi dispiace dirlo - interviene un’altra ex cliente - ma Lande vorrei vederlo morto. E per favore non si dica che siamo tutti vip, siamo gente normale».
Per Lande, accusato di associazione a delinquere, attività finanziaria abusiva e ostacolo all’autorità di vigilanza, il processo proseguirà il 6 ottobre. Quel giorno il tribunale deciderà sulle costituzioni di parte civile, sul coinvolgimento dei responsabili civili e sulle eccezioni della difesa. Gli avvocati del broker hanno chiesto di dichiarare nullo il decreto di giudizio immediato anche perché, nella richiesta, la procura ha citato documenti non a disposizione della difesa. Se i giudici fossero d’accordo», si dovrebbe ricominciare daccapo. Intanto Lande ha ottenuto dal pm il via libera a usare un dvd per consultare in cella le carte dell’inchiesta.
Il 10 ottobre, invece, saranno in aula i soci del «Madoff dei Parioli». Roberto Torregiani ha scelto l’abbreviato (ma è previsto un rinvio), gli altri patteggeranno: le pene concordate con la procura sono di tre anni e quattro mesi per Raffaella Raspi (compagna di Lande); tre anni per Gian Piero Castellacci di Villanova; due anni e otto mesi per Andrea Raspi.
Lavinia Di Gianvito