Cesare Maffi, ItaliaOggi 28/9/2011, 28 settembre 2011
Pli, 340 iscritti in tutta Italia - Forse sarà una sorpresa per molti, ma esiste ancora il Pli. In verità, il partito aveva fatto la sua comparsa alle ultime elezioni politiche, grazie all’appoggio di due deputati del Pri (altro movimento emerso dalle catacombe) che evitarono l’altrimenti impossibile raccolta di firme: aveva ottenuto 104mila, pari a meno dello 0,3%
Pli, 340 iscritti in tutta Italia - Forse sarà una sorpresa per molti, ma esiste ancora il Pli. In verità, il partito aveva fatto la sua comparsa alle ultime elezioni politiche, grazie all’appoggio di due deputati del Pri (altro movimento emerso dalle catacombe) che evitarono l’altrimenti impossibile raccolta di firme: aveva ottenuto 104mila, pari a meno dello 0,3%. Da anni la sigla sopravvive, nell’evidente tentativo di ottenere almeno un posto sicuro di parlamentare, un po’ come hanno finora fatto gli antichi cugini repubblicani. Dopo aver raccattato Paolo Guzzanti, e averlo perso con una sequela d’ingiurie da lavandaie, il Pli ha recuperato un senatore, Enrico Musso, attualmente iscritto al gruppo Udc e altri. Si è dato molto da fare nella recente raccolta referendaria, mettendo insieme (dichiarazione ufficiale del segretario, Stefano de Luca) una cifra di firme di tutto rispetto, «più vicina a 50mila che a 40mila». È verosimilmente un segno del disprezzo raccolto dal porcellum, più che della stima ricevuta dall’ignoto Pli. La scorsa settimana il Pli ha tenuto una riunione del proprio consiglio nazionale. Ne sono emersi aspetti grotteschi, che avrebbero sollevato il riso degli spettatori, se spettatori vi fossero a una riunione di un partito così inconsistente. Punto dolente, che ha sollevato liti, grida, interruzioni, insulti, nella migliore tradizione delle correnti interne, era il rinvio del congresso nazionale. Se ne è discusso con un accanimento mai visto nemmeno nella Dc degli anni d’oro, fra chi voleva che si svolgesse, come previsto, a novembre, chi intendeva farlo slittare a gennaio, chi postulava di andare a primavera. Naturalmente non sono mancate le accuse reciproche, come quella di evitare il confronto o di non rispettare le regole o di non concedere tempo per potenziare le tessere. Alla fine è stato trovato un compromesso, ma ci sono volute ore (e molte) di dibattito e di contestazioni reciproche. Colmo dell’ironia, è venuta fuori la cifra reale delle adesioni finora raggiunte. All’inizio il segretario de Luca aveva solo fatto cenno al limitato numero di tessere («Non mi fate dire quante siano») e parlato genericamente di alcune centinaia; poi, di fronte all’accusa trattarsi solo di duecento iscritti, ha precisato che il partito di Cavour, Croce ed Einaudi conta oggi 340 aderenti in tutt’Italia. Il paradosso, su cui è ruotato quasi l’intero dibattito, è che lo statuto prevede un congresso con delegati in ragione di uno ogni cinque iscritti; quindi, si tratterebbe di eleggere una settantina di delegati, cui competerebbe fra l’altro (con membri di diritto) di designare settanta consiglieri nazionali. Fra l’altro si dubitava perfino della presenza fisica di questi eventuali settanta delegati, posto che una doglianza continua, nel corso del dibattito, è stata quella delle sedie vuote. Decine di consiglieri nazionali, infatti, non si sono visti stavolta, ma pare che non pochi fra loro non abbiano mai fatto vedere la propria faccia dall’ultimo congresso in avanti.