L. Mai., Il Sole 24 Ore 28/9/2011, 28 settembre 2011
RISANAMENTO CON LA TARGA DELLO SVILUPPO
Rapidità d’azione, chiarezza di strategie e buone conoscenze. Due certezze e un’illazione sono alla base del (possibile) rimbalzo irlandese. I numeri dicono che Dublino sta mantenendo fede ai propri impegni e che il risanamento, lungo e doloroso, è in corso. Due semestri non "fanno primavera", ma suggeriscono alcune considerazioni. Intanto l’azione avviata dal governo uscente e proseguita da quello subentrato a marzo, sia nei tagli alla spesa sia nel consolidamento finanziario, ha dato fiducia agli investitori internazionali. Correzione erculea del disavanzo e risanamento radicale delle banche sono avvenute con rapidità ed efficacia che significa, in ultima istanza, credibilità politica.
In secondo luogo la strategia su cui si è retto il boom irlandese del passato è stata riaffermata e difesa. Il mantra resta la priorità assoluta agli investimenti dall’estero per fare di Dublino l’hub verso l’Europa. Prima di conquistare nuovi clienti, come Twitter due giorni fa, era necessario consolidare il primato già detenuto. L’Irlanda ha trattenuto tutti i maggiori ospiti internazionali su una realtà prevalente: la tassa sulle imprese al 12,5 per cento. I premier che si sono succeduti in questi anni avevano messo in guardia la Ue: "Volete lasciarci tornare alla crescita e pagare i nostri debiti? Allora dovete consentirci di mantenere gli strumenti per lo sviluppo". Berlino e Parigi hanno dovuto abbandonare l’idea di forzare lo scambio vincolando il "sì" agli aiuti economici alla cancellazione dell’aliquota agevolata sulle imprese. La strategia ha pagato. La crescita passa dall’export, mentre gli investimenti esteri diretti a Dublino sono aumentati del 20% fra il 2009 e il 2010. Un trend che continua. Per capire quanto sia centrale l’asse anglo-americano nel rilancio irlandese non c’era bisogno di attendere Twitter, ovvero lo sbarco di una nuova impresa del web. Londra esporta sulle vicine sponde più di quanto venda a Brasile, Russia, India e Cina insieme.
Per le imprese americane, siano esse finanziarie o tecnologiche, le verdi contee d’Irlanda hanno un appeal storico e culturale senza uguali. Motivi in più, sul filo delle illazioni, per non lasciare i cugini di Dublino troppo a lungo preda di un incerto destino.