GIAMPAOLO VISETTI , la Repubblica 28/9/2011, 28 settembre 2011
CINA E GIAPPONE APRONO AL PIANO UE MA NIENTE ACQUISTI DI BOND NAZIONALI - PECHINO
Cina e Giappone riaprono al salvataggio della zona euro, ma chiudono ad ogni intervento diretto sui debiti nazionali. Prima di muoversi le potenze dell´Asia attendono notizie da Berlino, ma il messaggio inviato ieri è che se l´Europa presenterà un piano serio e condiviso per evitare il crollo economico, Pechino e Tokyo non potranno tirarsi indietro. Il direttore del fondo sovrano cinese, Gao Xiqing, ha invece escluso l´acquisto di titoli di Stato dell´Italia, o di nuovi investimenti in obbligazioni della Grecia. A margine di una tavola rotonda all´Fmi il rappresentante della China Investment Corporation (Cic) ha spiegato che se «il profilo di rischio dell´investimento supera il mandato del governo cinese, il fondo è tenuto a garantire prima di tutto un certo livello di profitti». Nei giorni scorsi Roma aveva sperato nella sottoscrizione di Bot da parte della Cina, o in un massiccio ingresso di investitori istituzionali cinesi in aziende e opere pubbliche. Per stoppare l´accendersi di speranze infondate, la Cic ha chiarito di «non avere alcuna intenzione di comprare bond di Stati europei» e ciò «a tutela degli interessi del fondo». Diverso il discorso sull´euro e sulla tenuta dell´Europa, primo e oggi insostituibile cliente di Pechino. «Avete sentito tutti - ha detto Gao Xiqing a Washington - che il nostro premier ha confermato che la Cina vuole aiutare l´Europa. Se un nuovo tipo di obbligazioni non sarà giudicato troppo rischioso dai nostri analisti, siamo pronti a contribuire ad alleviare i problemi del debito». Lo strumento individuato è lo European Financial Stability Facility (Fesf), il fondo comune salva Stati di cui la Ue sta studiando il potenziamento. A sostegno del Fesf, dotato per ora di 440 miliardi di euro e non in grado di scongiurare la crisi di Paesi come Italia e Spagna, si è schierato ieri il nuovo ministro delle Finanze giapponese, Jun Azumi. «Se verrà lanciato un programma forte in grado di allentare le tensioni sui mercati finanziari - ha detto - non escludo che il Giappone possa partecipare». Cina e Giappone sono i primi detentori mondiali di debito e valuta esteri e Tokyo possiede il 20% delle prime tre emissioni del Fesf in soccorso di Irlanda e Portogallo. Azumi ha sottolineato che l´eventuale intervento giapponese in Europa è vincolato alla richiesta di «una cifra ragionevole» e mira a fermare la corsa dello yen per salvare l´export nazionale. Anche la Cina, dove la crescita lancia segnali di rallentamento e l´inflazione rialza la testa, guarda a Bruxelles per salvare prima di tutto se stessa. La crisi Ue inizia a incidere su produzione ed esportazioni, lo yuan è ai massimi sul dollaro, i prezzi degli alimentari riesplodono e sale l´allarme occupazione. Pechino teme che il virus del debito di Europa e Stati Uniti finisca con il contagiare le economie in crescita dell´Asia, arrestando la sua corsa. L´ordine è dunque quello di non mollare il proprio primo mercato, ma neppure di sperperare in Occidente i profitti interni, in attesa di alzare la posta su altri dossier: un riequilibrio di potere dentro l´Fmi e il riconoscimento anticipato dello status di economia di mercato.
L´Asia ha reagito positivamente all´apertura di Pechino e Tokyo all´Europa scommettendo sull´interesse strategico della Cina a diversificare comunque le proprie riserve in valuta estera, riequilibrando il rapporto tra dollaro ed euro. Un rapporto Hsbc intanto rivela che entro l´autunno il Dragone supererà il Giappone anche nel consumo di beni di lusso, diventandone il primo consumatore mondiale. Usa, Europa e Giappone non assorbono più merce di fascia alta, mentre in Cina la voglia di lusso macina primati: più 49% nel primo semestre 2011 rispetto al 2010, prova di un passaggio di consegne ormai compiuto.