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 2011  settembre 28 Mercoledì calendario

COLAZIONE E BARBIERE. DOPO UN MESE TARANTINI TORNA A CASA —

Gli occhiali scuri, la camicia bianca, i jeans alla moda, il passo svelto. Sono le cinque del pomeriggio quando Gianpaolo Tarantini esce dal portone del suo palazzo dei Parioli scortato da suo fratello. Ha indosso l’aria delle grandi occasioni. Dove è diretto?

Il drappello dei cronisti non ha mai smesso di prendere d’assedio la casa dell’uomo delle feste del premier a palazzo Grazioli. Dell’uomo che un mese fa è entrato nel carcere di Poggioreale a Napoli accusato di estorsione e la scorsa notte di lunedì ne è uscito quasi fosse una vittima, indotto a dire menzogne addirittura dal presidente del Consiglio.

È arrivato a casa dalla prigione che era quasi l’alba ieri Gianpaolo Tarantini, il trolley al seguito neanche tornasse da un weekend di affari. Non ha riposato molto. Poche ore dopo era già fuori di casa, sempre insieme con il fratello. Ma il suo tragitto in macchina è stato breve: il tempo di raggiungere il bar di piazza Euclide. Cappuccino, cornetto. E il bacio di un amico, nel frastuono dell’indifferenza.

Lo slalom fra i fotografi, la coda sulla strada. Poco dopo le undici «Gianpi» è rientrato a casa e lì è rimasto. Lasciando il carcere di Poggioreale di notte aveva detto ai microfoni: «Ho soltanto voglia di riabbracciare le mie bambine». Ma sarà poi sua moglie, Angela Devenuto, che nel pomeriggio raggiungerà la scuola per riportare le due piccole a casa. Per affrontare il drappello di telecamere e taccuini, lo sguardo fiero, una sicumera ostentata: «Siamo sereni».

È un po’ più magra Angela. I capelli sono un po’ più corti, a caschetto. Ma il suo abbigliamento è curato, come il trucco, impeccabile. Anche per Angela è il primo giorno di libertà, dopo quasi un mese di arresti domiciliari. «Siamo sereni», ripete prima di infilarsi dentro questo portone pieno di studi legali.

Quando alle cinque del pomeriggio quel portone si riapre, Gianpaolo Tarantini arriva sul marciapiede con il passo svelto. E con grande velocità raggiunge il parcheggio dei taxi più vicino. Dove è diretto?

A seguirlo si deve scendere con lui in piazza di Spagna. Imboccare con decisione via del Babuino. E, soprattutto, non perdersi dietro alla sua corsa che è un vero e proprio slalom in mezzo ai passanti.

Ala fine di via del Babuino, all’ombra di piazza del Popolo, il barbiere Vincenzo ha ancora tutta la mobilia antica e la tipica ruota a strisce che gira accanto all’insegna. Gianpi entra qui dentro. Si siede. Sospira. Il tempo di farsi legare il telo attorno al collo e le imposte del negozio si chiudono sopra la faccia dei curiosi. Impossibile vedere cosa succede dentro la sala del barbiere.

Impossibile notare una differenza nei suoi capelli quando Tarantini esce dal barbiere. Del resto non ha passato lì dentro che dieci minuti appena. Forse dodici. E il resto della passeggiata è una nuova corsa fino a un altro parcheggio dei taxi, il più vicino, quello su piazza del Popolo. Per tornare a casa.

Da casa Gianpi uscirà di nuovo soltanto in tarda serata. Questa volta insieme a sua moglie. Questa volta per andare dal suo legale Alessandro Diddi, in uno studio nel pieno centro di Roma. È una riunione veloce. Veloce, perlomeno, rispetto ai carichi pendenti.

Tarantini e sua moglie devono vedersela con due processi e due Procure, Napoli e Bari. E una notorietà che è esplosa in queste settimane e che difficilmente darà loro tregua.

Quando escono dallo studio legale Tarantini e la moglie trovano ancora i fotografi ad aspettarli. È un diluvio di flash che li investe. «A Gianpi, nemmeno al matrimonio te li ricordi tanti flash così», la battuta di un fotoreporter. E per la prima volta Tarantini si lascia andare a un sorriso.
Alessandra Arachi