Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Siamo qui ad occuparci della manovra per il quarto giorno consecutivo a causa di questo fatto: il governo l’ha cambiata un’altra volta, il periodo del servizio militarte e della laurea conta di nuovo per calcolare l’anzianità pensionistica. Un’ondata di proteste e di obiezioni politiche e costituzionali ha infatti travolto la maggioranza. Sacconi e Calderoli si sono incontrati ieri, con i tecnici dei rispettivi minisateri, e hanno deciso di lasciar perdere. Ai cronisti che chiedevano come si sarebbe recuperato il miliardo e mezzo che quelle norme garantivano, è stato risposto: «Intensificheremo la lotta all’evasione fiscale».
• È una buona risposta?
No, e non perché la lotta all’evasione fiscale non
si debba fare. Bisogna ricordarsi degli impresi presi lo scorso 13 agosto,
quando si decise di varare questa manovra bis.
• Stava precipitando il differenziale tra Btp e
Bund, eccetera.
Per convincere la Bce a sostenerci, acquistando Btp,
ci impegnammo a ottenere il pareggio di bilancio entro il 2013 e non più entro
il 2014, come previsto dalla manovra di luglio. Nella manovra di luglio,
Berlusconi aveva preteso che i sacrifici venissero spostati al biennio
successivo, dopo le elezioni cioè, quando ci sarebbe stato un nuovo governo. Un
modo per non farsi mettere troppo in difficoltà, al momento del voto, dalla
crisi economica. Questa illusione durò lo spazio di un mese. Costretto
dall’Europa ad anticipare i tagli, il governo varò quel famoso pacchetto da
45,5 miliardi contenente, tra l’altro, il cosiddetto contributo di solidarietà
a carico di quelli che guadagnavano almeno 90 mila euro l’anno. Tolto lunedì
scorso questo balzello, lo si sostituì con la storia del servizio militare e
della laurea, passo infelice nella forma, ma interessante nella sostanza perché
apriva il capitolo pensioni, tabù per Bossi. Rinuncia immediata, come previsto
persino da noi, dopo le proteste generali. Ma la risposta non può essere a
questo punto «lotta all’evasione». Perché la lotta all’evasione porta sempre
risultati incerti e soprattutto perché, in ogni caso, li porta tardivi. Scopro
oggi l’evasore, vedrò i soldi – se li vedrò – tra dieci anni. Tra l’altro, se
all’imprenditore evasore la somma contestata è troppo alta, gli conviene
fallire. E il recupero a quel punto è davvero aleatorio.
• Quanti soldi mancherebbero?
Sembra sette miliardi. E infatti tutti dicono che si
metterà mano all’Iva, alzandola di almeno un punto. Sconfitta per Tremonti e
sollevazione prevedibile dei commercianti, che temono un calo degli acquisti.
Il punto è che ognuno dei soggetti in campo difende a spada tratta la sua
bandiera: Bossi non vuole che si tocchino le pensioni e neanche gli enti
locali, Berlusconi respinge qualunque ipotesi di contributo di solidarietà e di
patrimoniale, Tremonti resiste all’idea di aumentare l’Iva. Siamo a questo
punto mentre si annuncia una massa di 1.300 emendamenti al decreto e il governo
ha fatto sapere di voler mettere la fiducia, mossa che farà arrabbiare
Napolitano. Il significato di questo susseguirsi di modifiche è uno sol
Berlusconi e i suoi, per quello che riguarda i tagli, non hanno una
linea-guida, cioè non hanno un’idea del paese che governano e di se e come
debba essere riformato.
• Che succede se la Bce smette di comprarci i Btp
e il differenziale – cioè il tasso di interesse che dobbiamo pagare per i
nostri debiti – risale?
Ieri il differenziale ha toccato i 300 punti, poi è
ridisceso a 294,7. Ma sa perché? Perché ci sono state parecchie vendite sui
Bund, e la debolezza del titolo tedesco ha addolcito il differenziale con
quello italiano. La discesa è stata favorita da un comunicato del Tesoro in cui
si legge che alla fine di quest’anno l’Italia avrà rastrellato sul mercato 430
miliardi di euro, ma che per il 70 per cento questa somma è già stata
incamerata. Mancano cioè da qui al 31 dicembre circa 120 miliardi, somma che i
mercati giudicano evidentemente compatibile. Metà di questi saranno titoli a
breve, un’altra metà a scadenza medio-lunga.
• Significa che le locuste non ci daranno più
fastidio?
Forse no. Gli attacchi all’Italia, come ricorderà,
erano in realtà attacchi all’eur facendo saltare i conti del nostro paese, si
contava di distruggere la moneta unica, di cui l’Italia pareva in quel momento
l’anello debole. Le prese di posizione a Bruxelles in favore degli Eurobond e
la difficoltà per la Merkel di tenersi su una linea di resistenza di fatto
anti-europea forse hanno mostrato che il progetto di far saltare l’euro è più
complicato di quanto potesse sembrare all’inizio dell’estate. Tutto questo non
significa che il nostro debito non sia uno scandalo, non significa che in
generale non viviamo al di sopra dei nostri mezzi a scapito soprattutto delle
generazioni future
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 1 settembre 2011]
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