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 2011  settembre 01 Giovedì calendario

QUANDO ANCHE I RICCHI PIANGONO

«Fatemi pagare più tasse». Raramente si sente questa frase. Ma se a scriverla è Warren Buffett, uno degli uomini più ricchi d’America, non può non fare scalpore. È come se in Italia lo scrivesse Berlusconi. Ed è vero che Luca Cordero di Montezemolo si è espresso a favore di una patrimoniale, ma non ha riportato, come ha fatto Warren Buffett, il suo reddito e le imposte da lui effettivamente pagate dicendo che erano troppo poche. La destra repubblicana ha ironizzato che se Warren Buffett vuole pagare più tasse è libero di farlo: l’Agenzia delle Entrate americana accetta donazioni.
L’ironia è fuori luogo. Warren Buffett ha già donato 8 miliardi di dollari (metà della sua ricchezza) alla fondazione Gates. E una cosa è pagare più imposte da solo e un’altra sapere che si è parte di un sacrificio che può fare la differenza. Se fosse solo Buffett a pagare più imposte, la situazione fiscale americana non cambierebbe. Se applicate a tutti i ricchi, non risolverebbero il deficit fiscale, ma sarebbero un utile contributo. Il Tax Policy Center ha stimato che un’aliquota del 50 per cento per redditi superiori al milione di dollari frutterebbe circa 5 miliardi di dollari di entrate all’anno. Se lo dice anche Buffett è vero che i ricchi pagano troppe poche tasse?
Quale sia l’ammontare equo di imposte è difficile da stabilire. La scienza economica ci dice che aliquote elevate aumentano l’evasione e l’elusione e riducono gli incentivi a lavorare, ma non è in grado di dire quale sia il livello giusto. Alla fine si tratta di una scelta politica. Io ritengo che aliquote superiori al 50 per cento siano inique, a qualsiasi livello di ricchezza. Un’aliquota superiore al 50 significa che una persona lavora più per lo Stato che per se stesso.
Rispetto a questo limite (arbitrario) come si comparano gli Stati Uniti e l’Italia? Negli Stati Uniti l’aliquota federale più elevata è il 35 per cento, cui si somma un’imposta statale e (spesso) un’imposta comunale. Un abitante di New York che guadagni più di 500 mila dollari, paga un’imposta statale dell’8,97 per cento e una comunale del 3,876, per un complessivo 43,3 per cento (le imposte locali sono detraibili dal reddito federale). Quando tra due anni terminerà la riduzione delle aliquote approvata da Bush, si arriverà al 47,7 per cento, molto vicino al fatidico 50. Si noti che questa imposta si applica anche ai redditi da interessi.
Perché allora Buffett si lamenta? Non solo perché vive in Nebraska, dove le imposte locali sono più basse, ma soprattutto perché esistono troppe esenzioni. Molto onestamente Buffett ammette che, grazie a varie esenzioni legali, lui paga in imposte solo il 17,4 per cento del reddito. Lo scandalo quindi non è che le aliquote sono troppo basse, ma che le elusioni sono troppo elevate. Dalla riforma fiscale di Reagan, che ridusse le aliquote ed aumentò la base imponibile, sono stati introdotti 7000 cambiamenti e le pagine del codice tributario sono aumentate del 74 per cento. Oltre a fare felici i commercialisti, queste leggi creano sperequazione: i più potenti si fanno fare le norme all’uopo per eludere legalmente le imposte. È giunto il momento di rifare una riforma alla Reagan. Purtroppo le condizioni fiscali del Paese non permettono un forte abbassamento delle aliquote, ma un allargamento della base è assolutamente necessario.
E l’Italia? Le imposte locali sono ancora agli albori e l’aliquota marginale l’anno scorso (prima dell’imposta di solidarietà) era il 43 per cento, molto simile a quella americana. La differenza è che in Italia quell’aliquota comincia a 75.000 euro. A pari livello di reddito l’aliquota a New York è solo del 33. L’altra grossa differenza è che in Italia i redditi da interessi non si sommano al reddito da lavoro, mentre negli Usa sì. Per non parlare poi dell’evasione. Il fisco italiano quindi tartassa proporzionalmente di più i contribuenti medio alti. Come negli Stati Uniti, però, la soluzione non sta in un aumento delle aliquote, ma in un allargamento della base imponibile e una riduzione dell’evasione. Con l’eccezione dei supermilionari, sui redditi tassati in Italia di imposte se ne pagano anche troppe, il problema è elusione ed evasione.