Aldo Grasso, Corriere della Sera 01/09/2011, 1 settembre 2011
IL MITO DEI KENNEDY. NEL DIBATTITO TV LA STORIA DEI «SE»
«Le pallottole gli hanno tolto la vita ma gli hanno salvato la reputazione»: il mito dei fratelli Kennedy potrebbe essere racchiuso in questa frase, cinica ma sincera. Lancio in grande stile per «The Kennedys», la miniserie in otto puntate, scritta da Stephen Kronish e diretta da Jon Cassar, già andata in onda su History Channel nel giugno scorso. La7 ha confezionato un pacchetto che comprendeva il documentario «Le relazioni pericolose di JFK» in access prime time, un dibattito con Walter Veltroni e Federico Rampini e infine tre episodi del telefilm. Il mito della Nuova Frontiera dei Kennedy, John e Robert, risiede in gran parte nel sogno che hanno saputo costruire, un sogno suggellato dalla tragedia: cosa avrebbero fatto se non fossero stati assassinati? E chi li ha assassinati? Le pubbliche virtù sono più importanti dei vizi privati? Il documentario non ha fatto sconti a JFK e lo ha descritto come un uomo di potere, malato di sesso, compromesso con la mafia.
Ma ovviamente l’attesa era tutta per la partecipazione di Veltroni a «In Onda», con Luisella Costamagna e Luca Telese. Veltroni ha scritto nel 2007 un libro kennediano, Il sogno spezzato. Le idee di Robert Kennedy ed è, come ebbe a definirlo anni fa Christian Rocca, «l’officiante del culto iconico dei Kennedy». E infatti la sua tesi è tutta legata a una concezione ucronica della Storia, quella Storia fatta con i se: «Se Robert Kennedy fosse diventato presidente degli Stati Uniti la storia del mondo sarebbe cambiata».
Il che è un bell’atto di fede, però tutto da dimostrare. Proprio come chiarisce «The Kennedys», nell’agire dei due fratelli c’è il lato solare del sogno americano, della lotta per i diritti civili, della visita a Berlino, della crisi di Cuba, ma c’è anche il lato oscuro, «The dark side of Camelot», un privato che li ha visti avidi di potere, fedifraghi incalliti, farmaco-dipendenti. Siamo sicuri che Robert avrebbe cambiato il mondo, lui che era stato il braccio destro del senatore Joe McCarthy, l’uomo che incriminò lo star system americano con l’accusa di comunismo e tradimento? Naturalmente il dibattito, nello stile dei talk italiani, ha ben presto smesso di parlare dei Kennedy per occuparsi del cortile di casa nostra: «Addavenì Kennedy». E subito siamo precipitati nel clima del «Pippo Kennedy Show», senza, purtroppo, la geniale interpretazione veltroniana di Corrado Guzzanti. Il mito dei Kennedy si fondava sulla giovinezza, la vitalità la bellezza, la ricchezza, insomma sul glamour o su un’energia che traeva la spinta dall’ottimismo dell’America liberal e democratica? Non lo sapremo mai perché Telese e Costamagna ci hanno informato sui pasticci della manovra e sui guai di Filippo Penati, indagato di corruzione.
Aldo Grasso