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 2011  settembre 01 Giovedì calendario

LUXOTTICA PREMIA GLI OPERAI. IN AZIONI

Azioni gratuite distribuite ai propri dipendenti. Dopo l’accordo pilota sul welfare aziendale di due anni fa la Luxottica torna a innovare nel rapporto con i propri dipendenti. E lo fa in un momento in cui nel Paese si odono tanti appelli alla coesione e pochi fatti realmente costruttivi. In questi giorni ricorre il 50esimo anniversario della fondazione di Luxottica e Leonardo Del Vecchio ha pensato che fosse l’occasione giusta per legare di più azienda e dipendenti. «Con quest’operazione — dichiara al Corriere — abbiamo voluto ringraziare in maniera concreta le persone dei nostri stabilimenti per l’impegno e la passione mostrati in questi anni: sono le persone a determinare ogni giorno il vero successo di lungo periodo delle nostre imprese». Rinsaldare i rapporti tra capitale e lavoro nei piani di Luxottica serve a generare maggiore produttività, a creare un ambiente orientato alla pace sociale e a dare ai clienti un prodotto di qualità migliore. Ed è questa la novità importante che potremmo definire post novecentesca, non si progetta un patto autarchico tra produttori (magari sussidiato dallo Stato) ma si costruisce un’alleanza rivolta alla competizione di mercato e ai consumatori, gli stessi che comprano Luxottica per avere un prodotto di qualità italiana. E visto che nell’occhialeria la qualità dipende dai lavoratori (e non dai robot), la coesione è un fattore competitivo.
Far diventare azionisti le tute blu (in Luxottica sono tantissime le donne) vuol dire, infatti, creare i presupposti di quello che Nicola Pelà, responsabile delle risorse umane, chiama «un coinvolgimento economico, razionale ed emozionale dei dipendenti». Le azioni saranno distribuite in ragione dell’anzianità aziendale ma anche chi sarà dipendente anche da un sol giorno ne godrà. I seniores, da oltre 25 anni nel gruppo, avranno 90 azioni ciascuno per un controvalore di circa 1.800 euro mentre gli juniores con meno di 5 anni di anzianità aziendale ne riceveranno 15, all’incirca 300 euro. Ai valori attuali di Borsa l’elargizione di Luxottica vale in media 1.200 euro netti (senza aggravi fiscali o contributivi), in sostanza uno stipendio medio mensile ma c’è anche da pensare che negli ultimi due anni e mezzo il titolo si è valorizzato del 50%. Il totale delle azioni distribuite sarà di circa 350 mila per un controvalore di circa 7 milioni di euro. I nuovi azionisti non potranno vendere i titoli prima di tre anni, i dividendi maturati saranno accantonati e trascorso il periodo di «lock up» potranno liquidare le azioni, trasferirle su un conto proprio o conservarle in un conto deposito offerto gratuitamente dall’azienda. Questa volta l’operazione è stata promossa dall’alto, vista la coincidenza con il cinquantenario, ma in futuro non è da escludere che possa diventare una terza componente della retribuzione e quindi parte delle relazioni industriali (come è capitato per il welfare aziendale che dà ai dipendenti un carrello della spesa, libri e borse di studio per i figli e prestazioni mediche specialistiche).
Nel valutare le mosse «socialmente responsabili» della Luxottica non bisogna dimenticare che si tratta di una multinazionale con stabilimenti in provincia di Belluno ma anche in Cina. In termini di costo del lavoro sono realtà non confrontabili (e non lo diverranno anche se ad Est i salari dovessero crescere rapidamente) ma Del Vecchio non ha mai pensato di delocalizzare, anzi iniziative come questa sono finalizzate a rinsaldare i rapporti con il territorio considerato un valore e non una tassa da pagare. Siccome però una multinazionale che lavora in un mercato totalmente aperto non può chiudere gli occhi, ecco che le innovazioni nel campo delle risorse umane fanno parte di una precisa strategia. Che potremmo sintetizzare come la ricerca di un nuovo scambio tra capitale e lavoro.
Spiegano in Luxottica: «La storica ragione di scambio "retribuzione per garanzia occupazionale" deve evolvere verso una nuova in cui la flessibilità organizzativa, l’apprendimento continuo, la produttività crescente chiesti ai lavoratori portino a un recupero sostanziale delle loro retribuzioni reali e a una maggiore qualità di vita professionale e personale».
Fare un discorso sulle nuove ragioni di scambio è ovviamente più facile in Luxottica che altrove. Negli ultimi due anni l’occupazione è cresciuta anche negli stabilimenti italiani e il numero degli addetti a tempo indeterminato è superiore al 2006. Ma l’operazione Azioni ai Dipendenti non è solo il suggello a un buon rapporto che già esiste in fabbrica, ha l’ambizione di indicare una via italiana alla partecipazione che stavolta partirebbe dalle aziende globali, quelle più esposte alla concorrenza e non dalle aziende di proprietà statale. Senza andare al modello tedesco, difficilmente applicabile da noi, la partecipazione azionaria sarebbe un altro terreno di quella contrattazione aziendale che sta occupando terreni lasciati scoperti dal Parlamento e dalle relazioni industriali nazionali.
Se partendo dal livello micro-aziendale volessimo fare un discorso più generale si può tranquillamente osservare — e a Belluno lo sottolineano volentieri — che la distribuzione di azioni ai dipendenti si muove in coerenza con l’articolo 46 della Costituzione, norma ai giorni nostri incompiuta per molteplici ragioni. È vero che in Parlamento esistono almeno 4 proposte di legge bipartisan in materia di partecipazione azionaria dei dipendenti (portano i nomi di ex ministri come Treu e Damiano e di ex leader sindacali come Pezzotta) ma è difficile che da Roma possano arrivare a breve novità. Meglio dunque l’iniziativa dal basso.
Dario Di Vico