PAOLO GRISERI , la Repubblica 1/9/2011, 1 settembre 2011
MIRAFIORI PRODURRÀ LA TOPOLINO I SUV VANNO NEGLI STATI UNITI - TORINO
Ora i sindacati temono che Mirafiori diventi marginale nella mappa degli stabilimenti europei della Fiat. Lo chiamano «rischio vetturetta» e ieri sono arrivate le prime indiscrezioni che confermerebbero quei timori. Il Lingotto, naturalmente, non commenta le voci e forse qualche elemento potrà emergere dalla riunione del vertice della società, in programma a Torino oggi e domani. Per il momento restano le indiscrezioni riprese ieri da Bloomberg secondo cui «il suv sarebbe destinato agli Stati Uniti e a Torino andrebbe una city car». Altre indiscrezioni parlano della produzione della Trepiuno, una sorta di riedizione della Topolino. A motivare la scelta l´apprezzamento dell´euro sul dollaro (salito del 9 per cento da novembre a oggi) e soprattutto il fatto che il mercato europeo dei suv non è così favorevole come si sperava. A queste ragioni si aggiungerebbe l´opportunità di offrire ai sindacati americani un aumento dell´occupazione in cambio della loro disponibilità a non modificare in modo sostanziale gli accordi sul costo del lavoro, oggi molto favorevoli all´azienda. Proprio nei giorni scorsi, nel cuore di una trattativa particolarmente delicata per il futuro stesso del sindacato dell´auto di Detroit, King aveva chiesto alle controparti più produzione e più modelli. E´ chiaro che delle tre case americane quella che ha maggiore interesse a venire incontro alle richieste di King è proprio la Chrysler che deve ancora contrattare con il sindacato la vendita delle rimanenti quote in mano al fondo pensionistico Veba.
«L´ipotizzato cambio di produzione a Torino - commenta Susanna Camusso, leader della Cgil - dimostra che non basta la politica delle telefonate e degli ammiccamenti. Se il governo ha un minimo di autorevolezza, recuperi il tempo perduto e convochi un tavolo con l´azienda per chiarire quali sono davvero i piani. Il governo dimostra invece di non avere una relazione positiva con le imprese. Tanto che accetta, senza reagire, il fatto che un´impresa come la Fiat subordini l´investimento a Mirafiori alla motivazione di una sentenza. Come se un investimento potesse dipendere dall´applicazione delle leggi».
I sindacati che avevano fatto campagna per il sì a Mirafiori nel referendum d´autunno hanno chiesto un incontro urgente ai vertici del Lingotto. Fim, Uilm e Fismic ricordano infatti che i termini dell´accordo erano precisi: «Era chiaro - ricorda per la Cisl torinese Claudio Chiarle - che sarebbero state rispettate quattro condizioni: la produzione di modelli di gamma alta con un buon margine di profitto, l´entità dell´investimento, i volumi produttivi e la quantità di occupazione». Teoricamente quei quattro punti andrebbero rispettati. La Fiat ha garantito al presidente del Piemonte, Roberto Cota, che l´investimento sarà analogo a quello previsto per i suv, cioè un miliardo di euro. Ma è evidente che una minicar non garantirebbe gli stessi livelli occupazionali né gli stessi margini di guadagno. Un punto, quest´ultimo, di particolare importanza per un sindacato perché le produzioni di qualità sono più difficili da trasferire nei paesi dove è basso il costo del lavoro. La questione dell´occupazione è stata sollevata ieri dalla Fiom: «Se si realizza una minicar - ha detto Giorgio Airaudo - si prepara un nuovo ridimensionamento per Mirafiori».