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 2011  settembre 01 Giovedì calendario

DALLA MALARIA ALLA SIFILIDE, I MALI CHE TORNANO

Il pianeta Terra è completamente guarito da un’unica malattia infettiva: il vaiolo, che l’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato scomparso nel 1979. «Un fenomeno irripetibile — commenta Mauro Moroni, professore emerito di malattie infettive dell’Università di Milano — legato alle peculiarità della malattia che è esclusiva dell’uomo (a differenza dell’influenza), non è legata ai comportamenti (come l’Aids), non determina lo stato di portatore (come l’epatite B) e si è potuta combattere con un vaccino, facile da somministrare, che costava pochissimo».
Ben diverso è il discorso per altre malattie del passato, come la tubercolosi o la sifilide o la malaria: si credevano in via di estinzione, stanno ritornando di prepotenza in Occidente. «I microbi — continua Moroni — obbediscono a una legge fondamentale della natura, quella della sopravvivenza della specie. Approfittano di situazioni economiche, politiche o socio-culturali per trovare una nicchia ed espandersi di nuovo, come sta avvenendo per la tubercolosi».
Il problema della tubercolosi sembrava risolto con il riscaldamento delle case e una riduzione del loro sovraffollamento, con una migliore igiene e con la possibilità di diagnosticare precocemente l’infezione con il test alla tubercolina o la radiografia. Così si è smantellata la rete di sorveglianza, sanatori compresi.
«Poi si sono verificati tre eventi di cui il bacillo ha approfittato — spiega Moroni —. Primo, l’invecchiamento della popolazione: chi ha contratto la malattia dopo la guerra è guarito, ma è rimasto portatore e con la riduzione delle difese immunitarie legate all’età, può ammalarsi di nuovo. Secondo: oggi la medicina cura tumori e Aids e trapianta organi, ma crea una popolazione di immunodepressi più suscettibile all’infezione. Ultimo: l’aumento dei flussi migratori; chi arriva da zone ad alta endemia può avere contratto l’infezione, che riemerge, se è costretto a vivere in scantinati umidi e sovraffollati, non ha un lavoro e mangia quello che capita». I nuovi casi di tubercolosi, segnalati in Italia, sono all’incirca 5 mila all’anno.
La storia della sifilide è completamente diversa perché qui entrano in gioco le abitudini sessuali: l’infezione stava già riemergendo negli anni Settanta, come conseguenza della rivoluzione culturale del Sessantotto, che ha rappresentato la fine di alcuni tabù, come la verginità o la fedeltà, e ha ridotto il controllo sociale su certi comportamenti. Una rivoluzione che comprendeva anche il turismo sessuale. L’arrivo dell’Aids ha invertito la tendenza, ma, finita la paura dell’Hiv, tutto è tornato come prima e anche peggio.
«Oggi — continua Moroni — si fa sesso non protetto, anche con sconosciuti, si viaggia e, lontani da casa, si cede più facilmente alle tentazioni, si può ricorrere all’aiuto farmacologico per fare l’amore, così le infezioni sessualmente trasmesse finiscono per colpire anche gli anziani». In Italia si è passati, nell’ultimo decennio, dai 150-200 casi di sifilide all’anno a oltre 1.500.
La malaria nel nostro Paese, che l’ha eradicata attorno agli anni Cinquanta, è di importazione turistica e la colpa è anche delle vacanze «last minute»: se la scelta cade su una località tropicale, si fanno subito le valigie e l’ultimo pensiero è verificare eventuali rischi sanitari. Anche per la malaria, però, molte infezioni riguardano gli stranieri. Nel 2008, l’Istituto superiore di sanità ha registrato 583 casi di malattia (ultimo dato disponibile).
Adriana Bazzi