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 2011  settembre 01 Giovedì calendario

PER ABBATTERE IL DEBITO MODELLO INGLESE E TEDESCO

Come una sorta di Dottor Jekyll e Mister Hyde della finanza globale, il debito pubblico italiano sembra marciare ormai a due velocità. Questa doppiezza e il suo significato negli ultimi giorni non sono sfuggiti agli osservatori più attenti.
Quando si stende la mano protettrice della Banca centrale europea, il premio di rischio che l’Italia deve pagare per finanziarsi è più basso. Ma non appena l’Eurotower fa un passo indietro e l’Italia deve trovare i suoi compratori sul mercato, il premio di rischio si impenna.
Bastano pochi minuti, come è successo martedì. Due giorni fa alle 11 un buono del Tesoro italiano a dieci anni rendeva il 5,06%. Alle 11,15 invece, quando il Tesoro è sceso sul mercato collocando quasi otto miliardi di titoli decennali, quello stesso rendimento si era impennato al 5,22%. Possibile? Quel che era successo, semplicemente, è che durante l’asta del Tesoro la Bce si era ritirata: per legge non può comprare titoli direttamente da uno Stato. Può farlo solo da altri investitori e infatti si è rivista la sua presenza subito dopo a cercare di smussare le tensioni. Ma intanto, lasciati soli per pochi minuti, gli acquirenti privati si erano già dimostrati meno propensi a investire sull’Italia e il premio di rischio è aumentato in fretta.
Visto dalle piazze finanziarie di Londra, Francoforte e negli Stati Uniti, il percorso della manovra resta ancora in buona parte da chiarire. Non c’è dubbio che un accordo sulla tassazione dei conti cifrati o anonimi con la Svizzera potrebbe, potenzialmente, fornire un contributo significativo alle casse dello Stato. La Germania ha già concluso un patto bilaterale con Berna nei mesi scorsi e il governo di Londra lo ha annunciato meno di una settimana fa. Con una ritenuta al 48% sui redditi da capitale e un’una tantum iniziale (fra il 19 e il 34% del deposito), Londra conta di incassare dall’accordo 5 miliardi di sterline. Qualora l’Italia ottenesse il doppio (12 miliardi di euro) e usasse tutte le entrate per la riduzione del debito, potrebbe ridurre l’onere complessivo dello Stato dello 0,6%.
Ma il mercato in questa fase guarda anche altri sviluppi. Nei prossimi quattro mesi, il Tesoro dovrà finanziarsi per 134 miliardi di euro in una situazione che resta piuttosto tesa. Gli acquisti di bond italiani da parte della Bce sono andati sempre più diminuendo, in un chiaro segnale di quanto la banca centrale svolga un lavoro del genere decisamente malvolentieri. La prima settimana la Bce ha acquistato 22 miliardi in titoli di Roma e Madrid, la seconda circa 15, la terza solo sei. Non è chiaro che l’Eurotower continuerà a esercitare la sua funzione di sedativo per molto tempo ancora. Scrive Arnaud Marès di Morgan Stanley in un rapporto pubblicato ieri: «La Bce ha accettato il suo ruolo con riluttanza e nell’ipotesi che questo sarà solo temporaneo. Ciò non fornisce molte rassicurazioni che anche governi solvibili saranno sempre capaci di accedere alla liquidità di cui hanno bisogno».
Il punto, visto dalle piazze finanziarie, è proprio questo: fino a che punto potrà perpetuarsi il fragile equilibrio nel quale l’Eurotower offre una bombola a ossigeno a Roma contro il parere della Bundesbank. In teoria dovrà farlo forse fino a ottobre, quando il fondo salvataggi dei governi europei dovrebbe essere pienamente operativo. Ma proprio su quello strumento le tensioni politiche in Germania sono ormai acutissime. Marès di Morgan Stanley teme che il fondo salvataggi europeo non sarà mai abbastanza solido da poter sostenere un Paese pesante come la terza economia dell’euro.
Malgrado la sua relativa solidità, l’Italia non ha alternative a una prova di carattere per riconquistare credibilità sui mercati entro l’autunno. Si tratta di un passaggio necessario per poter raccogliere credito anche all’estero. Spiega il manager di un grosso «hedge fund» americano molto attivo in Europa: «L’Italia ha perso la fiducia dei mercati, in questo momento i trucchi del passato non servono più. Il pacchetto di politiche che servono deve andare al di là di quel che sarebbe necessario in una situazione normale, perché il vostro Paese sta mettendo a rischio l’euro».
Federico Fubini