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 2011  settembre 01 Giovedì calendario

VITA DI CAVOUR - PUNTATA 173 - LA NEMICA INGHILTERRA

Scandalo, entusiasmo, emozione...

Specialmente in Inghilterra, dove le correnti filoitaliane erano forti, ma dove altrettanto forte era la volontà del nuovo ministro degli Esteri, conte di Malmesbury, di non far scoppiare nessun conflitto, di non mettere minimamente in dubbio i trattati del 1815 «che avevano assicurato il più lungo periodo di pace di tutti i tempi».

E tutti quei moti in Italia?

Quelli non contavano. E a suo modo di vedere l’Italia era poi entrata in un periodo di decadenza, «che non riusciranno a fermare né le ambizioni di Cavour né le simpatie di Napoleone». E che dire delle « national jalousies », per esempio tra piemontesi e lombardi? La guerra italiana era evitabilissima, la volevano solo due o tre personaggi privi di princìpi, Napoleone è ossessionato dalla paura fisica degli attentati, Cavour è «un avventuriero disperato, pronto a tutto pur di uscire dalla disastrosa situazione in cui il suo governo si trovava a causa delle difficoltà finanziarie». Non c’era poi da fidarsi delle idee di Bonaparte e dei suoi innamoramenti russi. In base a questi ragionamenti, l’accostamento dell’Inghilterra all’Austria era pressoché automatico. Certo, in Italia si poteva ancora far qualcosa, all’interno delle intese esistenti, per esempio per contrastare il malgoverno pontificio...

Che cosa, per esempio?

Riforme, organi collegiali...Questa posizione inglese aveva comunque un punto di grande debolezza: si sapeva che l’Inghilterra sarebbe comunque rimasta neutrale in caso di conflitto europeo. Qualunque conflitto. E quindi il partito della guerra, se resti neutrale, da te non ha niente da temere...In ogni caso, il ministro inglese sollecitò la rete diplomatica a lavorare per la pace, senza farsi illusioni sugli effetti di una pretesa guerra di liberazione piemontese: non si sarebbe trattato, in quel caso, che del passaggio da un dominatore all’ altro, « and without independence liberty is hopeless ».

Sbaglio, o a Torino c’era invece un ministro-patriota?

Già, il povero Hudson, che s’era anche sgolato a formare una legione anglo-italiana di volontari. Risolse la contraddizione dando addosso a Napoleone. «Napoleone, parla parla e quando sarà il momento vi pianterà». «Ma no». Aveva un quadro in casa dove si vedeva l’agnello sacrificale. Lo mostrava col dito. «Sì, Napoleone il lupo, e il Piemonte l’agnello». Per sfogare il suo disappunto non venne a teatro, mancanza gravissima e subito notata. Il re, al ballo del ministero degli Esteri, gli fece una scenata. Hudson balbettò qualcosa, ma continuava a dire che l’alleanza con la Francia era un errore. Venne poi a Torino il generale Fox e Hudson organizzò un pranzetto con Massari e Cavour. Ricominciò la lagna sull’alleanza con la Francia. Allora Cavour attaccò: «Nel ‘56 ( cioè al congresso di Parigi - ndr ) l’Inghilterra poteva aiutarci a rovesciare Bomba, sarebbe stato facilissimo e noi non avremmo avuto bisogno di altri alleati. Al punto in cui siamo adesso non si può stare che con i francesi. Come posso allearmi con gli inglesi se gli inglesi si son messi con gli austriaci? No, dica lei, generale, come si spiega che la libera Inghilterra cerchi appoggi nell’Austria e nella Turchia?». Il generale Fox stava zitto. Cavour continuò. «Io sono sicuro che l’Inghilterra vuole che il Piemonte conservi la sua costituzione. Come si fa a non vedere che l’esistenza di questa costituzione non si concilia con la presenza degli austriaci? Guardi, voglio esser giusto anche con l’Austria. In presenza di un Piemonte quale è quello di adesso, l’Austria non potrebbe conservare il suo dominio in Italia senza la forza delle armi. Governare non le sarebbe possibile. Ora vengono a dirci che le truppe straniere hanno intenzione di lasciare gli stati romani. Se questo è vero, non ci sono che due possibilità. O avranno il sopravvento i mazziniani, e cadremo nell’anarchia. O avrà il sopravvento il partito moderato e allora sarà il trionfo del Piemonte. Insomma, lasciatemelo dire: o Cavour o Mazzini, questo è il dilemma di oggi. L’Inghilterra non vuole Cavour? Avrà Mazzini. Ecco il premio alla sua politica attuale».

È sempre la dottrina del giusto mezzo.

Fox tentò di dire che la politica piemontese era stata deludente soprattutto in Oriente. Tirò fuori l’affare di Bolgrad. Cavour lo travolse. Fox, in difficoltà, girò il discorso sulla principessa Clotilde. Già, come mai il re ha lasciato la figlia nelle mani di uno chenapan come quello lì? La serata finì a ridere.

Che fine avevano fatto i politici inglesi tanto ammirati da Cavour?

Venne a Torino anche Gladstone, e Hudson organizzò un altro pranzo. Gladstone promise discorsi in favore del Piemonte, ma era difficile immaginare che il corso della politica inglese sarebbe mutato. Malmesbury riuscì a cambiare anche l’orientamento della stampa, divenuta presto poco amica della causa piemontese. Il «Times» non perdeva occasione per attaccare Cavour. Il conte fece pubblicare delle buone corrispondenze dal «Daily Mirror»...

Stiamo dicendo che si compravano i giornalisti?

Qualche volta si pagavano, qualche volta erano degli amici. Diremmo bene forse così: si davano dei compensi a degli amici... Altri articoli favorevoli uscirono sui giornali americani. Cavour cercava tutti gli appoggi possibili.