Marco Palombi, il Fatto Quotidiano 1/9/2011, 1 settembre 2011
TUTTI NE PARLANO, POCHI SANNO: 7 RISPOSTE SU COS’È L’IVA
Non si sa ancora chi prevarrà alla fine: se i frondisti del Pdl che vogliono mettere le mani sulle pensioni, o quelli che, visto che la Lega non molla, pensano sia meglio puntare su un aumento dell’Iva. Come ridurre i tagli ai comuni? Aumentiamo l’Iva. E per cancellare il contributo di solidarietà? Basta far salire l’Iva. Sta di fatto che l’imposta sul valore aggiunto, in certi pezzi di centrodestra e in particolare nella mente di Silvio Berlusconi, pare divenuta la panacea di tutti i mali. Ecco una piccola guida per capire di cosa parliamo e, soprattutto, su chi peserebbe questa operazione.
COS’È L’IVA?
Un’imposta – introdotta un po’ ovunque negli anni ’70 – che colpisce il valore aggiunto della vendita di merci e servizi sul territorio nazionale. In sostanza è un’imposta sui consumi: a sopportarne il peso è, infatti, solo chi acquista.
QUANTO COSTA?
L’aliquota base è al 20%. La si paga comprando quasi qualunque cosa: dall’automobile alle scarpe e ovviamente, se si acquista un servizio da un libero professionista (dall’idraulico all’avvocato). Esistono poi due aliquote ridotte: quella al 10% per i servizi turistici (alberghi, bar, ristoranti) e su determinati prodotti alimentari e quella al 4% per i beni di prima necessità (cibi soprattutto) e altre cose tipo la stampa quotidiana.
QUANTO VALE PER LO STATO?
Il gettito Iva del 2010 è stato di 115,7 miliardi di euro (quest’anno dovrebbe aumentare): più in generale le imposte indirette (Iva, accise, giochi, tabacchi) hanno portato all’erario 188,6 miliardi e quelle dirette (sul reddito) 218,1 miliardi.
CHI EVADE L’IVA E QUANTO?
In questo caso imprenditori, commercianti e liberi professionisti. Per la Banca d’Italia in misura del 30% del gettito circa: in soldi fa più di 30 miliardi l’anno. I modi sono due: il tizio che vende qualcosa non fa lo scontrino o la fattura, dunque fa pagare l’Iva al contribuente ma poi non dichiara quel reddito, oppure il metodo collusivo (il meccanico chiede per una riparazione “240 euro con la fattura e 200 senza” e il cliente sceglie il “senza”).
QUANTO SI RICAVERÀ DALL’AUMENTO?
Dipende da come il governo sceglierà di procedere. Si parla di un aumento dell’1%, ma bisogna vedere se questo si applicherà a tutte le aliquote. Sui dati 2010 si può dire che un aumento secco dell’1% costruirebbe un introito aggiuntivo di 5,7 miliardi, ma all’interno del governo e della maggioranza circolano proiezioni diverse: aumentando tutte le aliquote di un punto percentuale si pensa a un maggior gettito di 6,6-7 miliardi, mentre applicandolo solo alle fasce del 10 e del 20% le maggiori entrate stimate assommerebbero a 6 miliardi circa; un aumento solo per l’aliquota maggiore porterebbe invece 3,7-4 miliardi.
SU CHI PESEREBBE?
Sui prezzi e dunque sui consumatori: tra questi, ovviamente i più penalizzati sarebbero quelli che hanno un reddito più basso. La Cgia di Mestre ha calcolato che aumentare solo l’aliquota del 20% si tradurrebbe in una maggiore spesa di circa 92 euro l’anno a famiglia. Conto assai più salato, ovviamente, se la stangata coinvolgesse anche le altre fasce di prodotti: solo l’aumento su cibi e affini, dice Federalimentare, potrebbe arrivare a costare 50 centesimi al giorno ai consumatori, cioè oltre 180 euro l’anno.
ALTRE CONTROINDICAZIONI
Praticamente chiunque, anche chi la propugna, considera un aumento dell’Iva una misura recessiva perché, aumentando i prezzi, si comprime la propensione all’acquisto delle persone finendo per penalizzare la crescita.