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 2011  settembre 01 Giovedì calendario

Il tango è un po’ meno argentino - La storia, a volte ha i suoi paradossi. E la vittoria, per la prima volta, di una coppia colombiana ai mondiali di tango appena conclusisi in Argentina, nello stadio Luna Park di Buenos Aires, sicuramente è uno di questi

Il tango è un po’ meno argentino - La storia, a volte ha i suoi paradossi. E la vittoria, per la prima volta, di una coppia colombiana ai mondiali di tango appena conclusisi in Argentina, nello stadio Luna Park di Buenos Aires, sicuramente è uno di questi. La coppia composta da Diego Benavidez e Natasha Agudelo, rispettivamente 34 e 28 anni, originari di Cali e di Medellin, sposati nella vita oltre che sulla pista da ballo, ha sbaragliato le altre 324 composte da ballerini provenienti da 38 Paesi, aggiudicandosi la manifestazione riservata ad appassionati di questo genere di ballo. Ma la grande novità di quest’anno è che sul podio non è finito nessun argentino, ad eccezione di un primo posto nella speciale categoria «escenario», meno creativa e poco ballata nelle sale di Buenos Aires. Al secondo posto si sono infatti classificati i venezuelani John Erban e Clarissa Sánchez, e al terzo gli statunitensi Brian Nguyen e Yuliana Basmajyan. Il vincitore, il colombiano Diego, nonostante la gioia e la commozione si è lasciato scappare una dichiarazione eloquente: «È come se da noi uno straniero ci battesse sulla salsa». Un colpo durissimo, dunque, per il nazionalismo accorato degli argentini, che per giunta arriva in un anno critico per il settore. Lo scorso luglio, infatti, proprio alla vigilia dei mondiali di tango che sono iniziati nel mese di agosto, gli organizzatori del più famoso concorso di Buenos Aires, il «Metropolitano», avevano deciso con un’aggiunta al regolamento che d’ora in avanti sarebbero state escluse tutte le coppie straniere. Una decisione che aveva a suo tempo creato un vespaio di polemiche, finendo addirittura in tribunale, ma che se non altro aveva avuto il merito di portare alla ribalta delle cronache il dramma nel quale versa uno dei balli più famosi del pianeta, nato lungo il Rio de la Plata, fra Buenos Aires e Montevideo e dichiarato nel 2009 dall’Unesco patrimonio mondiale dell’Umanità. I più bravi a danzare il tango, infatti, da qualche tempo sembrerebbero non essere più gli argentini ma gli stranieri. Una lunga lista che porta sino a Paesi impensabili come il Giappone e la Corea del Nord. E se in Argentina c’è comunque chi si attacca anche alle ultime briciole di nazionalismo pur di non affrontare la questione - alcuni siti hanno titolato con «una coppia argentina ha salvato l’onore del suo Paese ai mondiali di tango» - sono in molti a lanciare l’allarme. «Sicuramente hanno paura di perdere», aveva dichiarato al «Wall Street Journal» lo scorso luglio Mong-Lan, una ballerina di origine americano-vietnamita. Le fa eco la collega giapponese Rui Saito che, secondo la denuncia del suo avvocato, avrebbe potuto vincere il «Metropolitano» già nel 2010, ma venne esclusa dalla fase finale con pretesti burocratici. Insomma, tutta colpa della globalizzazione, che avrebbe rafforzato il verbo di Carlos Gardel all’estero indebolendolo in Argentina, sancendo però il valore universale di questa danza. Imperturbabile l’assessore alla cultura di Buenos Aires, Hernán Lombardi che ha elogiato la manifestazione, annunciando una missione culturale a Parigi dei vincitori nei prossimi giorni, senza però fare alcun cenno diretto alla sonora disfatta per gli argentini. «Siamo molto felici - ha dichiarato -: se non fosse per i vecchi “milongueiros” che l’hanno tenuto vivo, oggi il tango non avrebbe questa vitalità». Intanto Solange Acosta e Max Van de Voorde che hanno comunquetenuto alti i colori dell’Argentina vincendo nella categoria «escenario» - dicono che «la passione, il fatto di respirare allo stesso ritmo e la connessione ci hanno aiutato a trasmettere al pubblico quello che provavamo ballando». Come a dire che al di là della tecnica il segreto dell’arte del tango resta ancora un copyright argentino.