Varie, 1 settembre 2011
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Kermode Frank
• Isola di Man (Gran Bretagna) 29 novembre 1919, 17 agosto 2010. Critico letterario • «[...] il più grande critico letterario inglese [...] Nato da una modesta famiglia anglicana in quello strano luogo, inglese e non inglese al medesimo tempo, che è l’Isle of Man, negli anni Trenta Kermode aveva per sempre lasciato un’isola, oggi molto ricca, ma dove allora la povertà era di casa e il senso di isolamento assoluto. “In cambio”, come diceva con un pizzico di autocompiacimento, “in Inghilterra ho dovuto accettare una condizione di perenne, anche se lieve, estraneità”. Di questo e altro, Kermode avrebbe scritto nella sua incantevole, ironica autobiografia, che già nel titolo, Non entitled, gioca con più significati, tutti pertinenti. Dopo la laurea nell’Università di Liverpool, nel corso del secondo conflitto mondiale aveva servito per sei anni la Royal Navy: l’esperienza forse più importante della sua esistenza. Perché l’aveva messo a diretto contatto con virtù quali il coraggio e la solidarietà. E perché gli aveva fatto apprezzare, a lui che come marinaio era un assoluto disastro, il valore della competenza e del lavoro. Una specie di verifica sul campo di quel vero e proprio inno al primato della conoscenza contenuto nella prima scena del primo atto della Tempesta di Shakespeare, di cui lo stesso Kermode avrebbe approntato una fondamentale edizione critica. Tra i tanti autori di cui si sarebbe occupato, proprio Shakespeare era il suo principale cavallo di battaglia. Grazie a svariati saggi e studi, tra i quali svetta quel Linguaggio di Shakespeare (in Italia edito da Bompiani), dove con prosa cristallina Kermode indaga, prima ancora che il drammaturgo, l’inimitabile creatore di un nuovo mondo linguistico. In patria quel libro rappresentò un grande successo editoriale. E allargò ulteriormente la fama di Kermode, al di là dei ristretti circoli accademici. Del resto, a fianco dei suoi studi “classici”, tra i quali va rammentato almeno Il senso della fine (Rizzoli), geniale esplorazione dell’apocalisse in letteratura [...] ha sempre coltivato l’attività di critico militante. Tanto dalle colonne della New York Review of Books, quanto da quelle della London Review of Books, di cui è stato una colonna portante sin dalla sua nascita. E in quella veste si è occupato della narrativa contemporanea con lo stesso rigore, souplesse e umiltà, con cui affrontava i classici. Perché questo va detto: come tutti i veri grandi, il critico inglese [...] non si prendeva troppo sul serio. Non conosceva l’arroganza e la protervia tipiche dei mediocri. Ogni riconoscimento che gli veniva attribuito, rappresentava sempre una sorpresa. Andò così anche quando la regina Elisabetta lo insignì del titolo di “Sir” per i suoi indiscussi meriti di studioso. Ma, se possibile, da grande tifoso di calcio qual era, Kermode si emozionò ancora di più quando a celebrare i suoi ottant’anni fu un intero stadio: pieno di tifosi dell’Arsenal, suoi compagni di fede calcistica. [...]» (Franco Marcoaldi, “la Repubblica” 18/8/2010) • Vedi anche “la Repubblica” 29/12/2009.