Varie, 1 settembre 2011
Tags : Christophe Lemaire
Lemaire Christophe
• Besançon (Francia) 12 aprile 1965 (alcune fonti dicono 1962). Stilista. Ex direttore creativo di Lacoste, dal maggio 2010 con Hermès (al posto di Jean Paul Gaultier) • «Era il 2000. Lacoste continuava a vendere e a fare soldi. Ma ormai era diventato un marchio démodé, scelto da attempati borghesi della provincia francese. O, stranamente, dai giovani della periferia parigina. “Quando c’era una rapina,i ladri indossavano spesso una maglietta con il coccodrillo”, ricorda Cristophe Lemaire, sgranando gli occhi. Per risolvere questo problema d’immagine, mina vagante per il futuro, i vertici del gruppo, ancora gli eredi di René Lacoste, mitico giocatore di tennis degli anni Venti e poi stilista di successo, pensarono proprio a lui, Lemaire, creatore raffinato, di nicchia, riservato. Perso nella sua ossessione per la musica. A prima vista, un’opzione sorprendente. “Non avevo mai pensato di lavorare per un grande marchio. Non ne avevo proprio voglia. Ma quando la proposta arrivò da Lacoste, non esitai neppure un secondo. Perché in quello stile mi ci ritrovo”. “Eleganza décontractée”, così la definisce Christophe. [...] In nove anni è diventato la gallina dalle uova d’oro di Lacoste. Il coccodrillo è ritornato a fare moda [...] Il “bianco bianco” che sfuma nel beige o nel seppia che fa molto rétro, ma che non è mai nostalgico: insomma, lo stile di Christophe. E poi, d’un tratto, i colori che scoppiano. Lacoste è rinata, ma non è stato facile. Anche perché Christophe, dietro la sua educazione d’altri tempi, è un tosto. Ha le idee chiare. E non vi rinuncia. [...] La ricetta del miracolo Lacoste? “Mi sono messo umilmente al servizio del marchio, della sua tradizione. Mi sono immerso negli archivi. Sono ritornato con la mente e lo spirito a René Lacoste, un rappresentante dell’alta borghesia, ma anche molto liberal, che amava lo sport. Che vinceva con il sorriso, con stile, con invidiabile fair play. La sua era un’eleganza non necessariamente elitaria. L’ho osservato nelle foto d’epoca”. Quella moda chic ma funzionale era già nelle sue corde, nei capi prodotti per il proprio marchio, avviato nel 1990, dopo le sue prime esperienze nel settore, presso Thierry Mugler, Yves Saint Laurent, Christian Lacroix. “Nelle mie collezioni, già prima dell’arrivo a Lacoste, avevo iniziato a ricorrere a elementi dello sportswear e perfino degli indumenti militari”. Lo scopo: dare vita a capi comodi, tendenzialmente unisex. Dopo una pausa di qualche anno, dal 2006 ha ripreso a lavorare anche sulla collezione personale, che vende nella sua boutique [...] Una piccola produzione concepita in parallelo a Lacoste. “Ho più libertà, ma proprio per questo è più difficile”. Lo stile è completamente diverso da quello ideato per il marchio del coccodrillo, anche se pure qui si ritrova lo stesso cocktail di semplicità e di nonchalance. “Nelle mie collezioni ho sempre più voglia di ampiezza, di libertà di movimento. Di cotone, di lino”. Altro punto fermo: “Cerco l’alta qualità, a patto che resti accessibile. Un vestito da 3mila euro non lo faccio. In fondo, è la stessa filosofia di Lacoste”. Christophe Lemaire fabbrica i suoi capi in Giappone, [...] “[...] mi piace molto lavorare con i giapponesi, per il loro amore del dettaglio. Pure i tessuti li compro li. Si trovano cotoni fra i migliori del mondo”. La vita di Christophe è la moda, “una passione incontrata per caso. Disegnavo bene e iniziai a lavorare per Mugler. Scoprii che questo lavoro mi piaceva”. Ma c’èanche la musica. Negli anni 80 mixava per i migliori club di Parigi. “A un certo punto dovetti scegliere. Ma continuo a fare il dj di tanto in tanto [...]”» (Leonardo Martinelli, “Il Sole 24 Ore” 22/5/2009) • Vedi anche s. b., “la Repubblica” 28/5/2010; “Corriere della Sera” 28/5/2010.