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 2011  settembre 01 Giovedì calendario

L’ALGERIA PREFERISCE I GHEDDAFI

L’Algeria ritiene che la rivoluzione libica abbia avuto l’appoggio dell’Occidente perché il Paese di Gheddafi è ricco di petrolio. Quando all’inizio dell’estate l’emiro del Qatar si è recato in volo ad Algeri per incontrare il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika recava un messaggio: non aiutare il regime di Gheddafi. In altre parole, non sostituire i carri armati e i blindati libici distrutti dalla Nato con mezzi identici forniti dall’Algeria.
Da autorevoli fonti militari arabe, risulta che il presidente Bouteflika – che in Algeria è il prestanome dei militari praticamente come in Siria Assad è il prestanome del partito Baath – abbia dato la sua parola all’emiro del Qatar, salvo poi rimangiarsela. Moltissimi mezzi blindati di fabbricazione russa impiegati da Gheddafi nel deserto sono nuovi di zecca; certo non hanno l’aria di aver passato gli ultimi cinque anni tra le sabbie del deserto libico. Il ruolo del Qatar nel conflitto libico resta uno dei misteri irrisolti di questa guerra – la settimana scorsa in piazza dei Martiri a Tripoli (l’ormai ex piazza Verde) sventolavano anche bandiere del Qatar – e lo stesso possiamo dire del ruolo dell’Algeria . Gli arabi non sono rimasti sorpresi nell’apprendere che molti familiari di Gheddafi hanno cercato riparo in Algeria. Da anni gli algerini appoggiano le politiche indipendenti – anche se folli – di Gheddafi perché dalla loro storia hanno imparato una cosa: non accettare mai ordini provenienti dall’estero.
NEL MOMENTO stesso in cui i francesi – occupanti, colonizzatori e persecutori dell’Algeria per 132 anni – hanno deciso di bombardare la Libia, la resistenza ostinata del regime di Gheddafi è apparsa agli algerini una riedizione della rivoluzione contro la dominazione francese condotta dall’Fln algerino tra il 1954 e 1962. Anche se i libici da oltre quaranta anni non hanno accesso nelle loro scuole a libri di storia seri, conoscono fin troppo bene i patimenti del loro Paese. Il Fezzan (il Sahara libico, ndt), il deserto montuoso e sassoso a sud delle città costiere, fu occupato dalle truppe francesi molto dopo la fine della seconda guerra mondiale per proteggere la frontiera dell’Algeria, che allora faceva ancora parte dell’impero francese. Da secoli l’arida frontiera tra Libia e Algeria è una delle rotte preferite dei contrabbandieri. Portare la famiglia di Gheddafi in esilio in Algeria non ha comportato un’imponente operazione militare. È stato un gesto tipico del ministro degli Esteri algerino quello di rendere nota la presenza della famiglia Gheddafi in Algeria. Agli algerini piace mostrare all’Occidente – specialmente ai francesi – che la loro libertà, la loro fede nella nazione algerina – deturpata dalla rivoluzione islamista del 1990-1998 – non possono essere merce di scambio con i Paesi occidentali.
Non dovremo leggere i soliti titoli del tipo “La famiglia Gheddafi ha trovato segretamente rifugio in Algeria”. L’Algeria aveva tutto il diritto di mostrarsi compassionevole nei confronti dei fratelli arabi libici. Se vogliono, i ribelli libici alleati della Nato possono considerare la decisione di Algeri un “atto di aggressione”. Va anche ricordato che la battaglia condotta da Gheddafi contro i nemici islamisti interni – una battaglia insignificante al confronto della guerra feroce e sanguinosa tra il governo algerino e i nemici interni legati ad al Qaeda – ha saldato una sorta di alleanza tra il regime di Gheddafi e i vari regimi militari “democratici” che si sono succeduti al potere in Algeria.
L’ORGOGLIOSA Algeria avrebbe dovuto abbandonare al suo destino il vecchio fratello Muammar solo perché gli arabi del Golfo e le potenze europee (almeno alcune) si sono rivoltati contro il Colonnello? Il presidente francese Nicolas Sarkozy nel 2007 abbracciava Gheddafi, meno di quattro anni dopo lo bombardava. L’Algeria non volta le spalle ai suoi amici. Questo è, quanto meno, il modo in cui le autorità algerine possono spiegare il loro atteggiamento. Ma ci sono tra i servizi di sicurezza dei due Paesi, che hanno fatto ricorso alla tortura, agli assassinii politici e ai massacri per schiacciare la volontà della gente, contatti meno chiari e più sanguinosi. Molte volte gli algerini hanno passato ai servizi segreti del Colonnello Gheddafi informazioni raccolte nel corso delle loro attività “anti-terroristiche”. La storia dell’Algeria annovera un numero maggiore di bagni di sangue – 150mila morti per lo più civili sono un’enormità rispetto ai non moltissimi casi di tortura e di assassinio politico della Libia di Gheddafi – ma entrambi i governi sapevano che per rimanere al potere bisogna saper usare il pugno di ferro.
Inoltre l’Algeria non vuole diventare una seconda Libia. Il Paese è più libero e relativamente più democratico di quanto fosse nei tremendi anni ’90. Ma è convinto – non senza ragione – che la rivoluzione libica abbia avuto l’appoggio dell’Occidente perché il Paese di Gheddafi è ricco di petrolio. L’Algeria possiede le ottave riserve di gas del mondo in ordine di grandezza ed è il quarto Paese del mondo esportatore di gas. Sotto le sabbie dei suoi deserti giacciono 12 miliardi e mezzo di barili di petrolio e il 27% delle attuali esportazioni petrolifere è diretto verso gli Stati Uniti.
Gli algerini sanno bene che se i libici avessero esportato patate, l’Occidente sarebbe intervenuto con la stessa solerzia con cui avrebbe invaso l’Iraq se la principale risorsa economica di Saddam Hussein fossero stati gli asparagi. Inutile quindi farsi illusioni o tirare in ballo la questione “democratica”. Accogliere moglie e figli di Gheddafi è stato un gesto rivolto più all’Occidente che a quanto rimane del vecchio regime tirannico della Libia.
© The Independent
Traduzione
di Carlo Antonio Biscotto