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 2011  settembre 01 Giovedì calendario

Siamo qui ad occuparci della manovra per il quarto giorno consecutivo a causa di questo fatto: il governo l’ha cambiata un’altra volta, il periodo del servizio militarte e della laurea conta di nuovo per calcolare l’anzianità pensionistica

Siamo qui ad occuparci della manovra per il quarto giorno consecutivo a causa di questo fatto: il governo l’ha cambiata un’altra volta, il periodo del servizio militarte e della laurea conta di nuovo per calcolare l’anzianità pensionistica. Un’ondata di proteste e di obiezioni politiche e costituzionali ha infatti travolto la maggioranza. Sacconi e Calderoli si sono incontrati ieri, con i tecnici dei rispettivi minisateri, e hanno deciso di lasciar perdere. Ai cronisti che chiedevano come si sarebbe recuperato il miliardo e mezzo che quelle norme garantivano, è stato risposto: «Intensificheremo la lotta all’evasione fiscale».

  • È una buona risposta?
No, e non perché la lotta all’evasione fiscale non si debba fare. Bisogna ricordarsi degli impresi presi lo scorso 13 agosto, quando si decise di varare questa manovra bis.

• Stava precipitando il differenziale tra Btp e Bund, eccetera.
Per convincere la Bce a sostenerci, acquistando Btp, ci impegnammo a ottenere il pareggio di bilancio entro il 2013 e non più entro il 2014, come previsto dalla manovra di luglio. Nella manovra di luglio, Berlusconi aveva preteso che i sacrifici venissero spostati al biennio successivo, dopo le elezioni cioè, quando ci sarebbe stato un nuovo governo. Un modo per non farsi mettere troppo in difficoltà, al momento del voto, dalla crisi economica. Questa illusione durò lo spazio di un mese. Costretto dall’Europa ad anticipare i tagli, il governo varò quel famoso pacchetto da 45,5 miliardi contenente, tra l’altro, il cosiddetto contributo di solidarietà a carico di quelli che guadagnavano almeno 90 mila euro l’anno. Tolto lunedì scorso questo balzello, lo si sostituì con la storia del servizio militare e della laurea, passo infelice nella forma, ma interessante nella sostanza perché apriva il capitolo pensioni, tabù per Bossi. Rinuncia immediata, come previsto persino da noi, dopo le proteste generali. Ma la risposta non può essere a questo punto «lotta all’evasione». Perché la lotta all’evasione porta sempre risultati incerti e soprattutto perché, in ogni caso, li porta tardivi. Scopro oggi l’evasore, vedrò i soldi – se li vedrò – tra dieci anni. Tra l’altro, se all’imprenditore evasore la somma contestata è troppo alta, gli conviene fallire. E il recupero a quel punto è davvero aleatorio.

• Quanti soldi mancherebbero?
Sembra sette miliardi. E infatti tutti dicono che si metterà mano all’Iva, alzandola di almeno un punto. Sconfitta per Tremonti e sollevazione prevedibile dei commercianti, che temono un calo degli acquisti. Il punto è che ognuno dei soggetti in campo difende a spada tratta la sua bandiera: Bossi non vuole che si tocchino le pensioni e neanche gli enti locali, Berlusconi respinge qualunque ipotesi di contributo di solidarietà e di patrimoniale, Tremonti resiste all’idea di aumentare l’Iva. Siamo a questo punto mentre si annuncia una massa di 1.300 emendamenti al decreto e il governo ha fatto sapere di voler mettere la fiducia, mossa che farà arrabbiare Napolitano. Il significato di questo susseguirsi di modifiche è uno sol Berlusconi e i suoi, per quello che riguarda i tagli, non hanno una linea-guida, cioè non hanno un’idea del paese che governano e di se e come debba essere riformato.

Che succede se la Bce smette di comprarci i Btp e il differenziale – cioè il tasso di interesse che dobbiamo pagare per i nostri debiti – risale?
Ieri il differenziale ha toccato i 300 punti, poi è ridisceso a 294,7. Ma sa perché? Perché ci sono state parecchie vendite sui Bund, e la debolezza del titolo tedesco ha addolcito il differenziale con quello italiano. La discesa è stata favorita da un comunicato del Tesoro in cui si legge che alla fine di quest’anno l’Italia avrà rastrellato sul mercato 430 miliardi di euro, ma che per il 70 per cento questa somma è già stata incamerata. Mancano cioè da qui al 31 dicembre circa 120 miliardi, somma che i mercati giudicano evidentemente compatibile. Metà di questi saranno titoli a breve, un’altra metà a scadenza medio-lunga.

Significa che le locuste non ci daranno più fastidio?
Forse no. Gli attacchi all’Italia, come ricorderà, erano in realtà attacchi all’eur facendo saltare i conti del nostro paese, si contava di distruggere la moneta unica, di cui l’Italia pareva in quel momento l’anello debole. Le prese di posizione a Bruxelles in favore degli Eurobond e la difficoltà per la Merkel di tenersi su una linea di resistenza di fatto anti-europea forse hanno mostrato che il progetto di far saltare l’euro è più complicato di quanto potesse sembrare all’inizio dell’estate. Tutto questo non significa che il nostro debito non sia uno scandalo, non significa che in generale non viviamo al di sopra dei nostri mezzi a scapito soprattutto delle generazioni future

[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 1 settembre 2011]