Varie, 1 settembre 2011
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Lezak Jason
• Irivine (Stati Uniti) 12 novembre 1975. Nuotatore. Oro con la staffetta 4x100 mista alle Olimpiadi di Sydney (2000), Atene (2004), Pechino (2008) e ai Mondiali 2003 e 2005, con la 4x100 stile libero alle Olimpiadi 2008 e ai Mondiali 2005 e 2007. Scalpore quando, nel 2009, rinunciò ai Mondiali per disputare le Maccabiadi (l’Olimpiade riservata agli atleti ebrei) • «[...] L’uomo che ha permesso a Michael Phelps di essere “mister otto medaglie d’oro” [...] l’eroe della 4x100 americana a Pechino. Schierato in ultima frazione e partito in ritardo rispetto alla Francia, è riuscito, con due vasche magistrali, a rimontare e mettersi dietro per un nonnulla Alain Bernard, il re della velocità degli ultimi anni. Grazie alla sua prestazione gli Usa sono saliti sul gradino più alto del podio. E Phelps è volato verso il suo record di medaglie. [...]» (“Corriere della Sera” 6/7/2009) • «Se la notte prima della gara [...] si fosse tagliato le unghie, Michael Phelps non avrebbe più potuto inseguire il record da un milione di dollari, il canale televisivo Nbc avrebbe rimpianto di non aver trasmesso le repliche di “Friends” invece di buttare un tesoro per mostrare 4 francesi che deridono l’America, il nuoto si sarebbe rimesso l’abito da sera, anziché continuare a celebrarsi con il cappuccino e la più grande storia dell´Olimpiade sarebbe finita. [...] Poi, se vogliamo far tacere le parole e parlare i numeri, va detto che questo Lezak nuota la frazione più veloce di sempre (46 secondi e 6 centesimi) in una sfida a chi pigia di più il tasto fast forward, con addirittura 5 quartetti (oltre agli Usa anche Francia, Australia, Italia e Svezia) sotto il record del mondo appena stabilito dagli americani. Non è la gara del giorno, è quella di una vita. La vita di Jason Lezak, l’uomo che non era Phelps, ma vinse per lui. Perché sapeva riuscirci soltanto quando serviva anche a un altro [...] la 4x100 stile libero [...] È uno degli scogli più duri sulla strada degli 8 ori, forse il peggiore. Qui Phelps deve poter contare, anche, sui compagni. Non è sempre stato facile. In passato la sua inclusione nel quartetto è stata contestata: non aveva i tempi, ma attirava i media, cumulava medaglie. Chi restava fuori mugugnava; chi era dentro, pure. Adesso Phelps ha studiato, si è messo in pari. È lì perché lo merita, ha il terzo tempo (e il terzo tempo realizzerà). Con lui gareggia Cullen Jones che è un altro ragazzo copertina perché è nero, un afroamericano in vasca, molto inedito, politically correct e molto “Obama in cielo, in terra, in ogni luogo”. Garret Weber-Gale ha stupito tutti ai trial di Omaha. È il più in forma, una garanzia. Poi c’è Jason Lezak, 33 anni a novembre, dieci più di Phelps. La quarta ruota, o meglio quella di scorta, quella che vedi ogni volta che apri il bagagliaio da quando hai l’automobile. Una cosa su cui fai affidamento in caso di necessità, ma speri di non doverci ricorrere. Funzionerebbe? Chissà. Una volta il nuoto non era uno sport per vecchi. Lezak dovrebbe fare l’allenatore, invece qualcosa è cambiato. [...] Phelps nuoterà la prima frazione, Lezak l’ultima. È una scelta rischiosa. In ultima i francesi hanno piazzato il detentore del record del mondo, Alain Bernard. Alla vigilia aveva dichiarato: “Schiacceremo gli americani, siamo venuti apposta”. A renderlo così sicuro era, anche, il fatto di non doversi confrontare con uno dei prodigi, ma con Lezak. Chi era costui? Jason Lezak è nato in California. Da piccolo era una polisportiva. Fortissimo a basket, nel baseball e nel nuoto, una volta che si qualificò per tutte le finali dovette scegliere. E nuoto fu [...] deteneva il record americano nei 50 e 100 stile libero. Arrivò ad Atene come punta di diamante nello sprint. Nei 100 fu eliminato in batteria, nei 50 finì appena quinto. Non era riuscito a concentrarsi. Ma quando gli toccò la frazione nella 4x100 misti si trasformò: perfetto. Alla vigilia di Pechino un giornale californiano gli aveva dedicato un articolo. Titolo: “Lezak invecchia. E migliora”. Ma sul blocco di partenza c’è Phelps, allo sparo scatta lui. Non chiude in testa, gli va avanti l’australiano Sullivan, di 27 centesimi, ma lo fa abbassando il record del mondo. Phelps (che pur ha nuotato in 47.51) guadagna 4 decimi sulla Francia e li consegna a Weber Gale, che ne fa tesoro. È lui il dominatore della seconda frazione, la copre in 47.02 e porta gli Usa davanti, respingendo la rimonta dei francesi che passano al secondo posto. La sfida è tra di loro, come previsto. Quel che non era prevedibile è la velocità a cui avviene. Come turbini risucchiano nella scia anche le altre formazioni. Il confine del precedente record scivola dietro le bracciate degli australiani e anche degli italiani, 4 uomini giusti al momento sbagliato. La terza frazione è quella della revanche. Il nero Jones la nuota in un onesto 47.65, ma nella corsia di fianco il francese Bousquet mette l’elica e gli fa sentire gli spruzzi. Quando tocca ha 59 centesimi di vantaggio. Già sarebbero tanti, diventano un’enormità se si pensa che ha lanciato la volata di Bernard, il suo compagno più forte e che in corsia 4 l’America ha buttato il peso della storia: Jason Lezak. Alla rimonta, siamo franchi, non crede nessuno. Phelps sta sul blocco incredulo, la sua gloria è già autunno, il vento gli spenna la corona d’alloro. Bernard nuota sicuro verso l’oro che riduce l’americano a un, pur non comune, mortale. All’ultima virata il vantaggio è immutato. A quel punto succede. Jason Lezak, tranquillo borghese ebreo sposato a una ex nuotatrice messicana, più volte afflitto da colpo della strega, tocca il muro e fa una magia: si trasforma in un dio della rincorsa. I Fantastici Quattro sono lui: è la Torcia umana che infiamma gli spalti, l’Invisibile essere che Bernard non vedrà arrivare, è un’indefinibile Cosa che mulina nell’acqua. Rivelerà, infine, braccia da Uomo Elastico. Phelps si sporge sul davanzale dell’illusione e lo vede farsi possibilità, recuperare, recuperare, recuperare. Bisogna essere francesi per non dargli ancora credito. Ma bisogna essere americani per crederci fino in fondo: non è finita finché non è finita. Phelps è quasi in acqua pure lui. Urla: “Come on Jason! Come on Jason!”. Tanto quello ha l’otite e non lo sente. Sente qualcosa di diverso, quel che ha sentito per tutta la vita: il richiamo dell’altro che affonda. Non è un nuotatore, è un bagnino, il più veloce e generoso bagnino di tutte le coste. Se deve farlo per sé si distrae, se deve salvare i compagni, vola. “Come on, Jason!”. Manca nulla, sarebbe da chiuderla lì, Bernard è davanti alla penultima bracciata. Resta l’ultima. Niente. Tutto. Mezzo dito. Il modo di lanciare il braccio. Quell’unghia non tagliata. Dirà Bousquet: “È stata la vittoria dell’esperienza sul talento”. Mais non: l’esperienza è talento. È sapere quando devi tirare fuori quel che non hai, inventarti quel che non c’è, vincere avendo già perso. È un gioco di prestigio nella cassa incatenata in fondo alla piscina. Con un’unghia Jason Lezak la apre e restituisce Phelps alla luce dell’oro e della gloria. Si prende una gran pacca sulla schiena. Fa segno: “Vacci piano, che mi fa male se mi piego”» (“la Repubblica” 12/8/2008).