Giovanna Gabrielli, il Fatto Quotidiano 1/9/2011, 1 settembre 2011
IL FATTO DI IERI - 1 SETTEMBRE 1923
Duro, selvaggio, sgraziato. Un collo da toro, due bicipiti poderosi e un cazzotto micidiale. Gli speaker gli storpiavano il nome e così Rocco Francis Marchegiano, “il maglio di Brockton”, dal nome del paese a sud di Boston, dove era nato il 1 settembre 1923, diventa Rocky Marciano, l’italo-americano figlio di emigranti abruzzesi, con la fama di inesorabile picchiatore. Per l’America di pelle bianca è il nuovo mito del ring e lui, grezzo e devastante, infila una vittoria dopo l’altra. Sedici consecutive, tra il 1947 e il 1949, con sfidanti di razza come Roland La Starza e Carmine Vingo, finiti ko o sulla sedie a rotelle e, nel ’51, contro Joe Louis, leggenda della boxe, stremato al tappeto all’ottavo round. Poi, nel ’52, il tetto del mondo contro il campione uscente Joe Walcott, abbattuto con un destro alla mascella. A 31 anni, unico campione dei pesi massimi imbattuto, Rocky, il pugile di roccia, corteggiato ma non arruolato dalla mafia dei Gambino e Costello, scende dal ring. Dopo 43 avversari stesi. Da povero, ha accumulato con giudizio un mucchio di dollari ed è al top della gloria, quando, nel 1969, il destino gli presenta il conto. In volo verso una festa nello Iowa, si schianterà su un Cessna 127.