Dario Fertilio, Corriere della Sera 01/09/2011, 1 settembre 2011
L’ULTIMA ESTERNAZIONE DELL’INTELLETTUALE CHE AMA ESSERE SEMPRE PROTAGONISTA
Il tamburo di latta di Günter Grass rulla di nuovo: ancora lui, l’intellettuale nobile della sinistra tedesca, fa più rumore di un’intera orchestra di storici. Ci era già riuscito cinque anni fa, quando in Sbucciando la cipolla aveva rivelato al mondo d’aver aderito, adolescente a Danzica, alle SS. Fu scandalo in Germania, con accuse d’aver taciuto per sessant’anni una verità troppo scottante. Lui rispose mettendo a nudo tutto se stesso con un altro libro autobiografico, Camera oscura, in cui abbondava l’autoironia ma senza una riga sulla faccenda dell’adesione giovanile al nazionalsocialismo.
Ma ora, all’alba degli 84 anni, eccolo di nuovo sul palcoscenico, il più adatto — o paradossale, dato l’argomento — per rimettere in discussione l’Olocausto. Un prestigioso giornale israeliano, «Haaretz», e il più noto storico del Paese, quel Tom Segev di cui è stato tradotto recentemente in Italia Il settimo milione, scelti per denunciare la tragedia dimenticata dei tedeschi: otto milioni di soldati presi prigionieri dai russi, di cui due sopravvissuti e il resto «liquidato». Una tragedia, dunque, numericamente paragonabile all’Olocausto. Ma si tratta di cifre attendibili? Qui le polemiche, anche viscerali, sono destinate a scatenarsi: infatti la tesi è ancora argomento di studi e non esiste una contabilità condivisa riguardo alle vittime tedesche. Sull’argomento hanno scritto, negli ultimi anni, lo storico canadese James Bacque, il francese François Cochet, e fra i tedeschi Guido Knopf e Hubertus Knabe. In generale, si può dire che la cifra di undici milioni di tedeschi catturati e deportati — civili e militari, donne uomini e bambini — sia largamente condivisa. Il resto è ancora un’ipotesi: dai tre ai dieci milioni, secondo le fonti e i diversi documenti, caddero in mano ai sovietici. E dai quattro ai sei milioni morirono: il termine di Grass, «liquidati», si dovrebbe applicare ai fucilati, sterminati nei lager, morti di stenti durante le deportazioni. Non, come fa lui, ai soli soldati tedeschi. A parte, inoltre, andrebbero considerate le vittime degli alleati angloamericani e dei francesi.
Dunque la denuncia di Grass si colloca nel punto più alto delle stime, probabilmente per dare più forza alla sua provocazione. Ma la credibilità morale della denuncia, sfortunatamente, non è più quella del Tamburo di latta: le rivelazioni di Sbucciando la cipolla l’hanno minata. E un sospetto si affaccia nelle reazioni dei tedeschi: che il suo vero intento sia solo quello di restare sempre e comunque protagonista.
Dario Fertilio