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 2011  settembre 01 Giovedì calendario

Fra gli italiani che aspettano l’Apocalisse - Una donna una volta fece un sogno. Sognò un “essere luminoso” che le disse di costruire un luogo nuovo, vicino a un piccolo villaggio dello Yucatan chiamato Xul, sulle colline, dentro la foresta, in un punto vicino a Kiuic, un antico insediamento Maya

Fra gli italiani che aspettano l’Apocalisse - Una donna una volta fece un sogno. Sognò un “essere luminoso” che le disse di costruire un luogo nuovo, vicino a un piccolo villaggio dello Yucatan chiamato Xul, sulle colline, dentro la foresta, in un punto vicino a Kiuic, un antico insediamento Maya. Lei diede ascolto alla visione. Si inoltrò nella giungla messicana, ne comprò 1200 ettari, vi edificò la sua colonia. E poi chiamò a raccolta i suoi discepoli. Tutti italiani. Gente facoltosa, stanca della routine di una vita qualunque. Che ora ha raggiunto la terra promessa e vive con la sacerdotessa in una cittadella fortificata, a prova di calamità naturali. In attesa della fine del mondo. Questa è la loro storia raccontata da chi è andato a svelare il mistero della comunità di espatriati italiani e della sua guru. È un giovane regista messicano di documentari, da molti anni trapiantato a Roma. Si chiama Jesus Garces Lambert, ed è appena tornato con la sua troupe da una missione nella giungla dello Yucatan. Ora è impegnato nel montaggio di un lungometraggio dedicato agli “italo-apocalittici” che in ottobre andrà in onda su Rai Due nella trasmissione Voyager. «La setta, perché di questo si tratta – ci spiega Jesus – si chiama Evo Cris ed è stata fondata da una carismatica signora messicana che per molti anni è vissuta in Italia, Carolina Zalce. Era sposata con un funzionario messicano della Fao, a Roma, ed è nella capitale e dintorni che ha cominciato a fare proseliti». dalla prima pagina Negli anni ’80 Carolina si trasferisce in una villa a Bracciano, località lacustre a nord est di Roma, e fonda l’Associazione Il Centro. Attirati dai suoi seminari di meditazione ed autocoscienza, i seguaci salgono a mille. «Ma siamo a ridosso del Giubileo – ricorda Jesus – ed il Viminale per ragioni di sicurezza diffonde una lista delle sette e culti considerati più pericolosi. C’è anche Evo Cris». La sacerdotessa capisce che non è più aria e scompare. Per ricomparire qualche tempo dopo in Messico, da dove non si è più mossa. È lì che l’hanno raggiunta 80 italiani, seguaci del culto, mentre altri 500 sono ancora in patria, in attesa di raggiungere Xul, località che in lingua maya significa “fine”, ultimo approdo. «Il suo braccio destro italiano si chiama Gianluca Fiorenza, è un industriale toscano – specifica Jesus – gli altri vengono in parte da Roma, molti dal nord Italia, c’è anche un genovese. Si tratta spesso di persone giovani, rampolli di ricche famiglie di professionisti, che donano buona parte delle proprie sostanze a Evo Cris». Xul si trova nel sud dello Yucatan, a circa 180 chilometri dalla città di Merida. La mini-città che Carolina Zalce vi ha edificato si chiama Las Águilas, le aquile: è una tenuta inaccessibile di 800 ettari. Le famiglie italiane sono ospitate in unità abitative fortificate e fornite di tutto il necessario per vivervi in un modo autosufficiente: scorte alimentari, impianti per generare energia dal sole, una laguna e un’area per coltivare frutta e verdura. I residenti che vivono nei pressi di Las Águilas dicono che la cittadella è stata creata per resistere alla fine del mondo e alle catastrofi che ci attendono dal 2012 in poi. I bunker della colonia hanno muri spessi 60 cm di materiali speciali per sopravvivere a temperature estreme, incendi e inondazioni. L’insediamento è stato costruito in un ex ranch di bestiame, lungo la strada per Yaxachén, nel comune di Oxkutzcab, sito che gli abitanti legano alla profezia apocalittica Maya del 2012. «In realtà – spiega Jesus – i seguaci di Carolina non credono alla profezia del 2012, ma sono convinti che l’Apocalisse prima o poi arriverà e che loro saranno gli unici a sopravvivere». Da alcune foto aeree scattate dal quotidiano El Universal, si vede con chiarezza che ci sono ancora lavori in corso attorno alle 22 case del nucleo originale. Sorprese dalla stranezza delle costruzioni e dalla riservatezza degli italiani proprietari della struttura, molte persone hanno richiesto l’intervento delle autorità locali per una verifica sulla regolarità dell’operazione. A seguito di una indagine dell’Istituto Nazionale dell’Immigrazione del Messico è stato appurato che tutti gli italiani presenti sono in regola e che alcuni di loro hanno ottenuto la cittadinanza messicana. L’architetto del progetto, Karina Pérez Valle, ha detto che nessun estraneo è autorizzato a entrare. «Gli italiani non pensano che ci sarà la fine del mondo, solo che ci saranno molti disastri naturali, temperature elevate, tra i 45 e i 50 gradi centigradi, inondazioni e incendi e per questo stanno creando il loro spazio vitale», ha dichiarato ai giornali. L’architetto ha aggiunto che uno psicologo e un ricercatore di origine italiana sono i responsabili del centro, ma che spesso si trovano a Veracruz in «totale meditazione». Quanto a Jesus, il suo lavoro non è ancora terminato: «Sto cercando di capire da dove provengono gli ingenti fondi di cui dispone la setta – ci spiega – i flussi di denaro verso la Città della Fine del Mondo sono a dir poco sospetti».