Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Trump e i gas serra
In mezzo al profluvio di dichiarazioni che condannano Trump per la sua uscita dall’accordo di Parigi sull’ambiente e le emissioni di gas serra, scelgo per iniziare questa, rilasciata dal segretario di Stato americano Rex Tillerson: «Gli Usa continueranno a ridurre le emissioni di gas serra».
• Come sarebbe?
È possibile. Gli accordi di Parigi in un certo senso non esistono. Infatti i 196 Paesi che li hanno sottoscritti si sono impegnati alle riduzioni concordate su base volontaria. Sono previste sanzioni per quelli che non adottassero politiche ambientaliste coerenti con la filosofia parigina? Neanche una. Sono previsti controlli su quello che ogni Paese sta facendo in merito alle emissioni? Solo a cominciare dal 2025 e secondo procedure tutte da capire. Come mai Trump può cancellare così facilmente impegni presi a livello mondiale? Perché il Congresso degli Stati Uniti, cioè il Parlamento, per noi italiani un totem da contrapporre di continuo ai cattivi che esercitano il potere esecutivo senza tenerne troppo conto, non ha mai condiviso Parigi né al tempo di Obama né adesso, tanto è vero che Obama impose l’adesione a Parigi per decreto, procedura che rende assai facile per Trump ritirarsi. Sarebbe possibile uscire dagli accordi di Parigi e lavorare nello stesso tempo per la diminuzione delle emissioni di gas serra? Certo. Vedi dichiarazione di Tillerson. Ribadisco quanto ho già sostenuto: aspettiamo a giudicare Trump. E in ogni caso: Trump sta facendo esattamente quello che aveva promesso in campagna elettorale.
• Lei non mi piace. Dia conto delle prese di posizione mondiali di ieri invece di tirar fuori dal mazzo quella striminzita dichiarazione di... Terson?
Tillerson. Segretario di Stato. La carica più alta dopo quella di presidente. Le dichiarazioni anti-Trump sono una marea. A Bruxelles c’era un vertice Ue-Cina, dove hanno tutti fatto i bravi ragazzi, dichiarando a raffica che Trump è un mascalzone. Cinesi compresi. Il loro primo ministro, Li Keqjang, ha detto: «Crediamo che l’accordo di Parigi rifletta l’ampia approvazione della comunità internazionale sulla questione dei cambiamenti climatici». Hua Chunying, portavoce del ministero degli Esteri: «Le nazioni dovrebbero custodire questo risultato conquistato a fatica. Sono importanti le misure concrete in risposta ai cambiamenti climatici». Il presidente cinese Xi, col quale peraltro appena pochi giorni fa Trump ha ballato guancia a guancia, aveva detto a Davos: «Gli accordi di Parigi sono una responsabilità che dobbiamo assumerci per le future generazioni». Quando Trump ha annunciato la rottura, Xi ha commentato: «Come grande Paese responsabile la Cina non cambierà i propri impegni, obiettivi e politiche». Insisto sulla Cina - primo inquinatore al mondo ma effettivamernte deciso dal 2013 ad attuare una politica verde, 32 miliardi di dollari investiti nel settore l’anno scorso, obiettivo 20% di produzione energetica attraverso le rinnovabili entro il 2030 - perché nell’adesione cinese a Parigi c’è un’intenzione politica sottile: se gli Stati Uniti intendono sfilarsi davvero dall’alleanza con l’Europa, i cinesi sono pronti a sostituirli, specialmente sul piano commerciale. Le dichiarazioni in questo senso, anche ieri da questo vertice di Bruxelles, si sprecano.
• La Merkel sarebbe d’accordo a mettersi con i cinesi?
La Merkel si dichiara «transatlantica», cioè tiene una porta aperta, ma ieri ha detto che la decisione di Trump è «deplorevole». «A tutti quelli che credono che il futuro del nostro Pianeta sia importante, dico: continuiamo ad andare avanti insieme così che possiamo avere successo nel proteggere la nostra Madre Terra. La decisione di Trump è estremamente deplorevole. Noi in Germania, in Europa, e nel mondo, saremo uniti e più determinati che mai nel prendere azioni più incisive per superare le più grandi sfide dell’umanità, come quella dei cambiamenti climatici».
• Putin non ha firmato gli accordi di Parigi.
Già. Sulla posizione di Trump s’è mosso con prudenza. A una giornalista americana che a San Pietroburgo lo intervistava senza aver letto gli accordi di Parigi, come quasi tutti, il leader russo ha detto: «Negli accordi c’è scritto che la temperatura del Pianeta è aumentata di due gradi. Qua di sicuro non ce ne siamo accorti. Per ridurre le emissioni bisogna modernizzare la produzione e investire migliaia di miliardi di dollari. Non vorrei giudicare il presidente Trump, ma forse pensa che non ci siano le risorse necessarie. Tutto questo va studiato con attenzione. Secondo me poteva evitare di uscire dagli accordi perché si tratta di un’intesa di massima e difatti avrebbe potuto cambiare gli obblighi degli Stati Uniti nel quadro degli accordi».
• Già. Ma anche Trump fa politica e, mi pare, uscendo così clamorosamente da Parigi rassicura quelli che lo hanno eletto. È stato fatto un calcolo sul danno che provocherà all’ambiente la decisione di Trump?
Ieri c’è arrivata una dichiarazione di Deon Terblanche, direttore del dipartimento per le indagini atmosferiche dell’Organizzazione mondiale di meteorologia: «L’uscita degli Usa dall’accordo di Parigi potrebbe portare, nello scenario peggiore, anche a un ulteriore aumento della temperatura globale di 0,3 gradi entro la fine del secolo». Non così catastrofica, si direbbe.
(leggi)