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 2017  giugno 03 Sabato calendario

Il tempo della faida

Una giovane dirigente del Pd pubblica su Twitter la foto di una giovane grillina e di un suo intervento su Facebook in cui dice che i negri le «fanno schifo» e «vivono in capanne di paglia e merda». Si sente già l’odore del sangue, vero? Eccome se si sente. Parte la caccia. Parte una volenterosa e collettiva manganellatura. L’accademia corale del civismo augura alla grillina l’intera casistica di emozioni comprese fra lo stupro e la morte. Finché su Facebook interviene un altro giovane. Dice, sono il portavoce del candidato sindaco Pd di Canosa di Puglia in cui vive la grillina, fermatevi, vi prego, la conosco, è un’avversaria ma è una brava ragazza, in paese aiuta gli immigrati, le frasi che leggete erano un intervento a presa in giro dei razzisti veri. Ma la puoi fermare l’orda? No che non la fermi. Perché le biografie non contano, prevale la dittatura dell’attimo, una foto azzera una vita, e siccome la manganellatura digitale è una specialità dei Cinque Stelle, e nessun esempio è irresistibile quanto il cattivo esempio, prevale anche la logica della rappresaglia. Ben le sta. Ora sa che vuol dire. E comunque certe cose non si scrivono neanche per sarcasmo, e sempre che fosse davvero sarcasmo. Il processo tribale nella piazza online va avanti per due giorni, e i giustizieri ebbri lo estendono a chi osa prendere le parti della vittima. Mai prendere le parti della vittima. La quale, ieri, annientata dalle virtù da tastiera, ha chiuso il profilo Facebook e si è sospesa dal partito. Gli esecutori hanno esultato. La faida può proseguire.