Corriere della Sera, 3 giugno 2017
Pirati del Mediterraneo: la guerra di Roma ai predoni
Per oltre settant’anni, più o meno dal 140 al 67 prima di Cristo, la potenza di Roma fu insidiata dai pirati. Una vera «internazionale» di organizzazioni criminali ben fornite di navi a remi e vela, con equipaggi di professionisti e porti dove era possibile riparare e costruire i navigli, seminò il panico sulle rotte dell’epoca, sino a paralizzare i traffici nel Mediterraneo.
Per qualche tempo si palesò persino il rischio che la stessa Roma potesse venire affamata e quindi sopraffatta dal blocco delle importazioni di grano dalle sue province nelle coste dell’Africa settentrionale. Fu soltanto grazie a una massiccia campagna militare condotta da Pompeo Magno, con una flotta di oltre 500 navi, che le basi della pirateria soprattutto in Cilicia – l’odierna costa meridionale della Turchia, compresa tra Alanya e il golfo di Iskenderun —, ma anche a Creta, nelle Baleari, in Libano e in alcune zone dell’odierna Libia, vennero tenute sotto controllo. Sebbene mai completamente, per il semplice fatto che la pirateria in scala più o meno ampia è sempre esistita da quando gli uomini hanno capito che era possibile viaggiare e trasportare merci sull’acqua.
Non ci si faccia fuorviare dalla narrativa classica del fenomeno, che individua nelle «repubbliche pirata» nei Caraibi del XVI e XVII secolo il momento di massima espansione dei filibustieri delle onde. «Anche nell’Antichità i mari erano sconvolti dalla pirateria, in tutte le epoche», sottolinea Claude Sintes, direttore del museo archeologico di Arles, esperto dell’archeologia subacquea lungo le coste della Cirenaica e autore del libro I pirati contro Roma, appena pubblicato in Italia dalla Libreria Editrice Goriziana.
Furono da subito la brutalità dei banditi per mare, che torturavano a morte gli equipaggi catturati, rapivano e violentavano donne e bambini, assieme all’impunità goduta che permetteva di arricchirsi rapidamente, ad attirare nei loro ranghi nuove reclute tra le popolazioni costiere delle regioni meno sviluppate. Per Roma divenne vitale riprendere il controllo del Mare Nostrum. Un po’ come oggi è fondamentale per la comunità internazionale inviare le proprie navi da guerra a pattugliare le acque del Corno d’Africa e certe zone insicure del Pacifico.
Sintes ribadisce una delle prerogative centrali di qualsiasi autorità: combattere i malfattori, in mare come in terra. Altrimenti, come sottolineava Sant’Agostino parlando della malavita organizzata: «Che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri nel caso non venga rispettata la giustizia? Perché anche le bande dei briganti, che cosa sono se non dei piccoli Stati?».