il Fatto Quotidiano, 3 giugno 2017
De Giorgi & C.: ecco gli ultrà renziani alla guerra del web
Max Franco ha 25 anni ed è un insegnante di inglese di Lecce, dove vive, militando nel Partito democratico e lottando per i diritti Lgbt. È il fondatore di Matteo Renzi News, la pagina Facebook che da qualche mese fa da cassa di risonanza alla comunicazione dem sui social network, con i suoi oltre 60 mila follower. Una pagina che condivide i messaggi dei ministri e del segretario Matteo Renzi, che sforna meme e fotomontaggi, che invita a condividere e a diffondere contenuti virali, che fa ricorso al linguaggio sensazionalistico e urlato che il Pd ha sempre attribuito alla comunicazione dei Cinque Stelle (“+++D’ALEMA INSULTA MARCO DAMILANO+++ Sentite come ha offeso il giornalista. CONDIVIDIAMO!” è uno degli ultimi post). Una pagina anonima, non direttamente riconducibile a Matteo Renzi, che però si è potenziata da quando l’ex premier si è convinto di aver perso il referendum del 4 dicembre “sul web”. Una fan page spontanea, insomma, almeno fino a due giorni fa quando, grazie a un errore, è stato possibile iniziare a capire quale sia la struttura che c’è dietro. Un’operazione filologica, tutta online.
Si parte da Lorenzo Borga, che ha un blog intitolato “Lo Stato Solido”. Il 31 maggio scrive un post in cui segnala che uno degli amministratori della pagina sarebbe Alessio De Giorgi, ex arcigay, poi direttore di gay.it, e infine nello staff di Palazzo Chigi quando Renzi era presidente del Consiglio a capo della comunicazione digitale, Internet e social network. Per reazione, De Giorgi si lamenta su Facebook e in un commento prova smentire che la pagina Matteo Renzi News sia amministrata da lui. Nel farlo, però, dimentica di sloggarsi come amministratore della pagina e così la frase “Le risulta che io sia amministratore della pagina? Mi può fornire qualche prova a supporto?”, inserita nello scontro con Borga, risulta scritta proprio da Matteo Renzi News. Un autogol. Smentire che quella pagina non sia solo una fan page ma un’idea calcolata a tavolino dalla comunicazione renziana diventa impossibile. Tanto più che, fino a qualche giorno fa, De Giorgi dichiarava sul suo profilo Facebook di essere “Social media strategist presso Matteo Renzi”.
È l’esercito dei soliti noti di Renzi, affiancati però anche dalle nuove leve. Max Franco ci spiega che quella pagina è nata nel 2014, che l’ha fondata lui. “Fu un’iniziativa assolutamente autonoma: quando ho capito che le immagini e i contenuti della pagina funzionavano ho continuato e la pagina è cresciuta. Non ricordo precisamente, ma dopo poco arrivó a oltre 10mila like. L’ho abbandonata poco dopo l’approvazione delle unioni civili (maggio 2016) per mancanza di tempo e stimoli, studio e lavoro quindi non avevo molto tempo da dedicarci”. E che fine ha fatto? “Dopo ha proseguito per un po’ Mario e poi non ne so più nulla”. Mario è Mario Riberi, vent’ anni, calabrese, dal suo profilo Facebook risulta come “social media manager” di “Pischelli in Cammino”, la truppa millennial del Pd fondata dopo il Lingotto 2017. “Ma non lo sono più – dice – oggi è gestita da altri ragazzi molto abili”.
Mario e Max si conoscono online, gestiscono insieme la pagina per un po’. Poi Max la lascia a Mario. E da quel momento la pagina cambia stile. “L’ho gestita per un po’ – dice – e ne sono ancora editor, insieme ad altri ragazzi che hanno la passione per la comunicazione sui social network”. Poi spiega che esistono altre pagine della costellazione dem: “Fanno contro informazione per combattere le bufale dei 5 stelle. Adesso ti informo è una di quelle. Ma anche In Cammino pubblica video e foto anti bufale”. Non sa però chi sia a coordinarli.
Il 31 maggio, il Corriere Fiorentino racconta di un altro giovane elemento della rete renziana : Alexander Marchi, capogruppo del Pd in Consiglio comunale a Scandicci, guiderebbe i giovani “guastatori” anonimi dei social democratici. Una serie di account creati ad hoc per controbattere ai commenti e ai post dei grillini. Proviamo a contattarlo, ma mentre scriviamo non ha ancora risposto né alle chiamate né ai messaggi. Nato nel 1989, laurea in Scienze Politiche, dall’ottobre del 2016 è il social media manager della Fondazione Open, la “cassaforte” del Pd. Ovviamente, non esistono pagine social denominate “Fondazione Open”. Dal 2013 al 2015, poi, è stato assistente parlamentare del deputato dem Filippo Fossati. “Il progetto BOB ha bisogno dell’aiuto di tutti a cominciare dall’individuazione di un responsabile digitale per ognuno dei seimila circoli del Pd – scrive il 29 maggio, tra un post di Matteo Renzi News e uno dalle pagine di Renzi, Boschi e Lotti – : con il responsabile dell’organizzazione, Andrea Rossi, nei prossimi giorni coinvolgeremo i singoli animatori territoriali. Coniugare la più forte rete di iscritti con una innovativa presenza digitale è la scommessa del nuovo Pd. Vuoi darci una mano?”.
Nuova guardia, ma anche vecchia. Morta la pagina Facebook “Basta un sì”, perso il referendum, Renzi ha ben pensato di non disperdere tutti i seguaci accumulati nella fase pre-referendaria. Così la pagina si è riciclata (quello che succede quando, improvvisamente, ci si ritrova fan di una pagina a cui non ci si ricordava di aver aderito) ed è diventata “In Cammino”. A gestire la comunicazione pre referendaria e, ora, quella di In Cammino, sempre la società Stand by Me di Simonetta Ercolani, autrice e produttrice e già consulente di Palazzo Chigi. A intervenire sui social del Pd anche Aldo Rosati, portavoce e addetto stampa del senatore del Pd Andrea Marcucci.