La Gazzetta dello Sport, 3 giugno 2017
Juventus-Real Madrid, ovvero Buffon vs Ronaldo
MATTEO DALLA VITE Inviato a Cardiff (Galles)
Toccare il cielo con un guanto? Sì può. Ed è questo il momento. È questa la notte. Gigi Buffon davanti alla finale della Coppa che gli manca. E gli manca di brutto in quel suo palmarés fitto, scintillante e bello da impazzire: perché lì c’è un tassello ancora vuoto, perché ha già perso due Champions e la ruota deve girare prima o poi. È la notte. È il momento. «Vincere mi creerebbe una gioia immensa – fa Buffon davanti a 300 giornalisti – Non c’è cosa più bella nella vita che ricevere una gratificazione dopo averla sudata, voluta, inseguita. Una cosa è sicura: abbiamo un desiderio ardente di fare la storia». E lui, in caso di vittoria, sarebbe il giocatore più vecchio in assoluto ad abbracciare la Champions. «E a 39 anni – aggiunge lisciandosi la barba – non avrò ancora molte altre possibilità di vincerla...».
PIU’ REAL CHE PALLONE Gigi vorrebbe anche toccare-alzare un bel pallone con quel guantone. Il Pallone d’oro. Non lo dice, anche perché adesso è tutto secondario a stasera. In passato il privilegio è stato solo di Lev Jascin (nel 1963) : dopo il sovietico, un volo a vuoto di tutti, nessun altro primo posto. La concorrenza è davanti a lui. È un acronimo. È CR7. «Cristiano – dice Gigi – è uno sportivo da prendere come esempio per tutti, per il calcio e lo sport in generale. Il Pallone d’oro lo ritengo gratificante ma secondario: per me conta battere il Real, e se in futuro mi riguarderà staremo al gioco ma per adesso no, non ancora».
INSEGUENDO UNA FAVOLA È la notte dei guanti e anche dei guantoni. La sua sfida contro Cristiano Ronaldo ha un sapore ruvido e buonissimo al tempo stesso: il sacerdote dei pali contro quel Cristiano Ronaldo che quel Pallone d’oro l’ha già vinto, rivinto e stravinto. «Se è una sfida fra me e lui? Non ho la sfacciataggine di pensare una cosa simile: facciamo ruoli troppo diversi, io posso solo difendermi e lui può solo attaccare». Poi, però, Gigi si scioglie. «Nel calcio non c’è nulla di peggiore della noia: e allora davanti a quel riconoscimento si pensa a Messi e Cristiano. Però poi è vero che molti ex addetti ai lavori tifano perché io lo vinca: chiunque abbia fatto sport può capire che a 39 anni difficilmente avrò altre opportunità e molti si immedesimano nella mia storia. Ho ricevuto più di quanto ho fatto, sarebbe un finale perfetto. Alla gente piace emozionarsi e piacciono le favole».
ZIZOU PUO’ PERDERE Gigi dovrà compattarsi ancora una volta con la sua BBC contro l’acronimo terribile del Real Madrid, quello con Bale, Benzema e Cristiano. È una di quelle notti che Buffon ha sognato da anni, di quelle che ti portano a fare un salto dal mito alla leggenda. Contro Zidane, l’uomo che batté a Berlino 2006. «Il fatto che lo stia ritrovando da avversario e da allenatore non mi sorprende – dice Gigi – il pedigree che aveva da giocatore lo ha mantenuto da allenatore. Credo che non sempre abbia vinto nella vita e mi auguro che questo possa accadere domani, non rovinerebbe una carriera fantastica come la sua...».
QUI SI TOCCANO GLI ESTREMI Gigi ha la voce ferma, guarda l’interlocutore e spesso il microfono, pensa e ripensa, sceglie le parole adatte, consone. «A 39 anni credevo di aver imparato tutto e invece parlando con Dani – dice Gigi avendolo vicino – ho scoperto cose in più. Quando seppi del suo arrivo gli mandai un sms con su scritto “Aiutaci a vincere”, mi rispose di sì e vedo che per ora è di parola. In questa finale c’è una squadra che ha un certo tipo di feeling con le finali vinte, noi con quelle perse...». È la notte della sentenza. «Ed è vero – chiude Gigi il capitano – che gli estremi si toccano: per cambiare le sorti della storia».
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FILIPPO MARIA RICCI Inviato a Cardiff
Dal Millennium Stadium al Millennium Stadium. Un viaggio lungo 13 anni e costellato da 20 «milestones», le pietre miliari della strada lastricata di gloria di Cristiano Ronaldo: i 20 trofei vinti con Manchester United (9), Real Madrid (10) e Portogallo (l’ultimo Europeo), oltre a 4 Scarpe e 4 Palloni d’Oro.
VUOLE IL PAREGGIO Il 22 maggio del 2004 il Manchester United batté 3-0 il Millwall alzando la FA Cup al cielo di Cardiff visto che Wembley era chiuso per lavori. Ronaldo fece un gol e si portò a casa il primo titulo, come dice il suo connazionale che ora ha in mano quello stesso United. Stasera punterà al numero 21 che gli aprirebbe la strada per il Grande Pareggio, il 5-5 con Messi nel Pallone d’Oro per chiudere un decennio siglato a lettere d’oro da questi due fenomeni. A provare a fermare Ronaldo, prima stasera e poi nelle votazioni per il premio di France Football, ci sarà Buffon: sinora in Champions quando Cristiano ha incontrato Gigi ha visto rosso: sempre a segno, 5 gol in 4 Real Madrid-Juventus tra il 2013 e il 2015. Bisognerà interrompere questa striscia.
STORIA RISCRITTA Nel 2004 Ronaldo aveva 19 anni e aveva debuttato con lo United 9 mesi prima di quella finale gallese. Era una grande promessa, piena d’ambizione. In Champions aveva appena cominciato a segnare con maggiore continuità dopo aver fatto un solo gol nelle sue prime 30 apparizioni nella competizione. Oggi ne ha 32 è un grande campione e nonostante l’orgia di successi personali e di gruppo ha ancora la stessa ambizione. Intatta. Da allora ha cambiato ruolo, lasciando la fascia per prendersi l’area, ha riscritto la storia della Champions diventando il «pichichi» all-time della competizione e toccando per primo i 100 gol, ha messo 3 volte le mani sulla «orejona» come la chiamano a Madrid, due negli ultimi 3 anni. Stagioni nelle quali è arrivato con la lingua fuori, esaurito dal suo stesso cannibalismo, da quella incontenibile voglia di giocare ogni minuto di ogni partita per segnare più gol. «El Ansia» lo chiamavano a Valdebebas.
LETARGO EUROPEO Quest’anno per lui tante cose sono cambiate. Ha perso massa muscolare, ha ridotto il raggio d’azione, si è fatto convincere a riposare con buona frequenza tanto che ha giocato 543 e 279 minuti in meno rispetto al 2015 e al 2016. In Champions ha fatto un percorso strano: due gol nelle prime due partite poi un lungo letargo da ottobre ad aprile: 6 partite e 659 minuti senza gol. Un inverno complicato dalle accuse in arrivo dalla Germania, via Football Leaks: lo accusano di aver deviato ingenti capitali a paradisi fiscali e di aver comprato il silenzio di una ragazza che l’accusava di aver subito una violenza sessuale nel 2010. Lui nega, in attesa di vedere se ed eventualmente come finirà la partita in tribunale. In campo quando il gioco per il Madrid in Europa si è fatto estremamente serio (e duro) CR7 ha ricominciato a giocare: 5 gol in due partite al Bayern nei quarti, la tripletta nel 3-0 all’Atletico nell’andata delle semifinali.
LIBRO RIVELATORE «Il successo non arriva per caso»: questo è il libro del medico e autore di bestseller brasiliano Lair Ribeiro che Cristiano Ronaldo sta leggendo in questi giorni, come da suo milionario (per visibilità) post su Instagram. Un testo che potrebbe scrivere anche Ronaldo, perché è il leit-motiv della sua carriera. Costruita sull’infanzia sofferta, il dolore, la tristezza, la difficoltà da una parte e la determinazione, la fame, l’applicazione, la forza di volontà dall’altra. Da Cardiff a Cardiff.