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 2017  giugno 03 Sabato calendario

La Grecia a sorpresa non è più in recessione

Sorpresa, la Grecia non è più in recessione. Il Pil greco torna a crescere con un aumento dello 0,4% congiunturale nel periodo che va da gennaio a marzo 2017, rispetto al trimestre precedente secondo le stime dell’istituto di statistica greco Elstat. «Il Pil è salito dello 0,4% nel primo trimestre 2017 contro la precedente stima di un calo dello 0,1% rilasciata il 15 maggio», si legge in una nota di Elstat. Su base tendenziale il Pil è salito sempre dello 0,4%, e non sceso dello 0,5% come precedentemente stimato. Nel quarto trimestre 2016 il Pil greco era sceso dell’1,1% rispetto al terzo trimestre e sempre dell’1,1% anno su anno.
Una prima stima flash dell’istituto di statistica greco aveva previsto una crescita nel primo trimestre in negativo e dunque Atene sarebbe stata in recessione, dopo due trimestri con il segno meno consecutivi. La revisione allo 0,4% di crescita è dunque una boccata di ossigeno e allontana lo spettro della recessione sotto il Partenone. Inoltre il dato aiuta ad allontanare la paura che i ritardi nel trovare un accordo sulla seconda revisione del piano di aiuti dopo la doccia fredda registrata nell’Eurogruppo del 22 maggio avessero riportato il Paese in una situazione di grave instabilità.
Il governo di Alexis Tispras, desideroso di concludere al più presto la revisione del salvataggio così da ottenere una tranche di aiuti con cui pagare 7 miliardi di crediti in scadenza a luglio e di ottenere maggiori chiarimenti su ulteriori riduzioni del debito dai creditori, ha ridotto per prudenza le stime di crescita di quest’anno a 1,8% dal 2,7 per cento. Atene spera che la ripresa si rafforzi nel 2018 con un aumento del Pil al 2,4 per cento.
Anche la Commissione Ue ha tagliato la previsione di crescita per la Grecia al 2,1% quest’anno dal 2,7 per cento. Un incremento deciso del Pil è fondamentale per ridurre il tasso di disoccupazione oggi al 27%, il più alto della zona euro, e raggiungere un avanzo primario di bilancio previsto al 3,5 per cento fino al 2022, come richiesto dai creditori europei.
«Un accordo sull’Eurogruppo del 15 giugno, che prevede l’erogazione ad Atene della tranche di aiuti (si stima sui 10 miliardi di euro, ndr) accanto ad un ulteriore, ma limitata, riduzione del debito, rimane – dice l’analista Rahman, Mujtaba di Eurasiagroup – il nostro scenario base». Taglio del debito senza però “haircut”, cioè riduzione del valore nominale, ma solo un eventuale allungamento dei termini di pagamento, un periodo di grazia nel quale non pagare interessi, e infine uno swap dei debiti oggi in mano al Fmi e in futuro in mano all’Esm a tassi più bassi.
È evidente che l’Fmi resterà fuori dalla partita perché non vedrà soddisfatta la sua richiesta: quella di avere un debito «sostenibile». Di conseguenza, nonostante i rumors di un incontro segreto tra il ministro greco delle Finanze, Euclid Tsakalotos e il membro del board della Bce, Benoit Coeure, è improbabile che la Grecia sia ammessa nel Qe.
Tispras ha bisogno di una boccata di ossigeno dato che, secondo un sondaggio dell’Università di Macedonia, il suo partito, Syriza, ha rispetto a Nea Dimokratia 16 punti di distacco.
Quanto alle privatizzazioni, ora tutti i 15 maggiori aeroporti della Grecia sono in mano a società della Germania. La società aeroportuale tedesca AviAlliance, ha appena vinto il rinnovo della concessione per 20 anni fino al 2046 dell’aeroporto di Atene per una somma pari a 600 milioni di euro. A fine 2015 il direttore dell’agenzia per le privatizzazioni greche annunciò che il gestore aeroportuale tedesco Fraport (che gestisce l’aeroporto di Francoforte) aveva firmato un accordo del valore di 1,2 miliardi di euro per la locazione e gestione di 14 aeroporti greci regionali fra cui Salonicco, Rodi e Corfù.