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 2017  giugno 03 Sabato calendario

Risiko dei collegi, la corsa dei partiti a «pesare» i territori

ROMA Pontassieve e Rignano sull’Arno – cittadine, rispettivamente, di residenza e di nascita del segretario del Pd – erano già in collegi uninominali diversi ai tempi del Mattarellum (1993) e, dunque, appare sempre più una battuta quella che Matteo Renzi ha fatto scivolare sui taccuini dei cronisti: «Siamo così seri che sui collegi abbiamo diviso Rignano e Pontassieve...».
In realtà, la fretta di disegnare i 303 collegi uninominali previsti dal «modello tedesco italianizzato» sta creando più di un grattacapo al Pd, che ha affidato al suo ufficio legislativo della Camera un compito delicatissimo di solito affidato a una commissione terza insediata al Viminale e magari guidata dal presidente dell’Istat. E se al Nazareno ripetono che la decisione sul voto anticipato spetta al capo dello Stato, l’emendamento «3.500» del relatore Emanuele Fiano (Pd) si porta avanti con il lavoro: «In via transitoria, in caso di scioglimento anticipato delle Camere prima della entrata in vigore del decreto legislativo...». Come dire, se si vota a scadenza naturale i collegi verranno ritagliati dal ministero dell’Interno.
Il Partito democratico, dunque, con l’avallo di FI e M5S, ha scelto la via dell’emendamento: «Abbiamo utilizzato un metodo oggettivo che si basa sui 475 collegi del Mattarellum ridotti al numero di 303. Ognuno dei quali ha 200 mila abitanti, con variabili del 20% in più o in meno, e un andamento che rispetta la continuità territoriale», spiega Fiano. Ma Federico Fornaro (Mdp) osserva che «nel testo manca il riferimento alla popolazione dei collegi».
Lunedì, poi, sarebbero in arrivo al Nazareno i segretari regionali del Pd con le loro lamentele. Hanno scritto a Fiano i sindaci della Sibaritide-Pollino lamentando la divisione in due di alcuni comuni; il Corriere Veneto ha segnalato l’accorpamento dell’isola della Giudecca a Mestre e non al Sestiere di San Marco. Lagnanze pure a Lucca (base elettorale del senatore renziano Andrea Marcucci). Mentre i grillini stanno simulando cosa succederà in Piemonte e in Sicilia dove i loro candidati uninominali potrebbero stravincere.
Lo stesso vale per la Lega in Alta Lombardia e in Veneto.
La partita nei 303 collegi sarà riservata solo a due squadre (Pd e M5S) e potrebbe riservare sorprese amare per le seconde file: anche chi vince il collegio, infatti, rischia di restare a casa a causa del prezzo che il «tedesco all’italiana» paga ai capilista bloccati e alla rigida ripartizione proporzionale dei seggi. Ecco perché ai vertici di Pd e M5S c’è grande attenzione per disegnare collegi meno insicuri per i tanti big che non troveranno uno strapuntino tra i 25 capilista della Camera e i 19 del Senato.