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 2017  giugno 03 Sabato calendario

Ecco i nuovi voucher. Vantaggi e incognite per famiglie e aziende

ROMA I nuovi voucher telematici per famiglie e imprese garantiscono davvero maggiori diritti ai lavoratori occasionali? E sono realmente in grado di evitare gli abusi dei vecchi ticket? Mancate tutele e lavoro nero saranno quindi un ricordo del passato? Per capirlo, può servire una lettura attenta del testo approvato dalla Camera che sarà legge entro il 23 giugno. Tra le novità: valgono di più (da 10 euro orari si passa a 12 lordi), garantiscono più contributi previdenziali ma meno contro gli infortuni, vengono gestiti solo online, entro tre giorni si possono revocare.
DIRITTI
Un vero e proprio contratto, non chiamatelo voucher. Così l’ha presentato il governo. In realtà, siamo ben lontani da un rapporto di lavoro subordinato. Vengono introdotti pause e riposi (giornaliero e settimanale). Ma nessuna copertura per malattie, maternità, ferie e disoccupazione. I contributi previdenziali aumentano (in gestione separata Inps, però). Di pochissimo nel “libretto famiglia”: da 13% a 13,75%. Quasi il doppio nel “contratto di prestazione occasionale” a disposizione delle aziende: si arriva al 24% del totale lordo di un’ora lavorata (12,4 euro) che corrisponde al 33% – il livello dei cococo – ma solo del valore netto (9 euro). L’assicurazione contro gli infortuni cala drasticamente: dal 7% a poco sopra il 2%. In tasca finiscono più soldi: anziché 7,5 euro come con i vecchi voucher, 10 euro a chi lavora per le famiglie e 9 euro a chi viene impiegato dalle imprese.
ABUSI
Libretto famiglia e contratto occasionale si aprono e gestiscono sulla piattaforma telematica Inps (anche se il primo si può comunque acquistare anche alle Poste). Sono dunque perfettamente tracciabili, come pure i vecchi voucher almeno dallo scorso ottobre. Controllare gli abusi dovrebbe essere più semplice. Se non fosse per la possibilità, in capo al datore, di annullare l’impiego del lavoratore entro tre giorni dalla prima segnalazione. Una falla che potrebbe legittimare illeciti: se nei tre giorni non si palesano controlli, si revoca l’attivazione e si passa al nero. Un po’ come prima, quando i voucher cartacei rimanevano nel cassetto, pronti a uscire in presenza degli ispettori. La vera novità è senza dubbio nei tetti. Da 7 mila a 5 mila euro non solo per i lavoratori (si sale a 6.250 per studenti, disoccupati e pensionati, sebbene il testo qui non sia chiaro, e non più di 2.500 da uno stesso datore, prima era 2.000). Ma anche per le imprese, prima esentate da qualunque limite (la Juventus, ad esempio, ha usato in un anno 147 mila voucher, spendendo circa 1 milione e mezzo per remunerare gli steward allo stadio: non potrà più farlo). Le aziende interessate a questo tipo di contratto sono solo quelle sotto i 5 dipendenti. L’Inps ne calcola 1 milione e 307 mila su 1 milione e 644 mila, l’80% delle aziende italiane (escluse le agricole). Ma che hanno alle loro dipendenze il 20% dei lavoratori totali (circa 2,7 milioni su 13,4 milioni totali). Le nuove norme dicono però che i 5 dipendenti devono essere stabili (con contratti a tempo indeterminato). Ecco che la soglia dei 5 può lievitare. E così il numero di aziende coinvolte. Tra l’altro è proprio tra le microimprese che si concentravano gli abusi con i vecchi buoni.
SANZIONI
Superati i limiti di legge (5 mila euro all’anno), famiglie e imprese rischiano di dover stabilizzare il lavoratore. A patto che scattino davvero i controlli, piuttosto scarsi con i vecchi ticket. La sanzione si applica poi anche al sorpasso di un curioso limite: 280 ore in un anno che però corrispondono a 3.360 euro, sopra il tetto economico con un singolo datore. Forse si intendevano 208 ore, che infatti corrispondono a quel tetto, cioè 2.500 euro.
SETTORI
Esclusi dai nuovi voucher, i settori di edilizia e agricoltura. Non la pubblica amministrazione, per la quale le sanzioni non valgono. Dunque può superare tetti economici e di ore.
VECCHI VOUCHER
Ancora in circolazione, acquistati e spendibili entro il 31 dicembre, ci sono quasi 13 milioni di ticket da 10 euro (dato Inps di aprile), poi abrogati. Per un valore di circa 130 milioni.