ItaliaOggi, 3 giugno 2017
Diritto & Rovescio
Se gli organizzatori della sfilata militare, in occasione della Festa della Repubblica, avessero potuto, avrebbero tolto le armi a tutti. Per costoro infatti le forze armate migliori sono quelle disarmate. La loro rivoluzione silenziosa, che viene da lontano, parte dal vocabolario. Abbiamo infatti assistito a una Rassegna e non a una Parata. Hanno sfilato, più che i soldati, crocerossine, poliziotti, vigili urbani, guardie forestali, vigili del fuoco. Il clou (esaltato da una telecronista presa dall’Asilo Mariuccia che, con i suoi commenti buonisti e al rosolio, faceva venire il latte ai gomiti) il clou, dicevo, si è raggiunto con i volontari della pace in T-shirt bianca: sembravano usciti dalla doccia dopo aver preso il sole in spiaggia. Anche la bravissima Pattuglia tricolore era usata per fare i fuochi d’artificio in aria. Non c’era traccia di pesanti aerei militari da trasporto o di elicotteri da combattimento. Il coro che cantava l’inno nazionale con Boccelli era, ovviamente, di bambini anche se non li si è potuti censurare quando hanno cantato: «Siam pronti alla morte». Ma si provvederà. «Sì!».