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 2017  giugno 03 Sabato calendario

Lorenzo: «La Ducati mi ha aperto la mente. Vincerò il Mondiale»

SCARPERIA Dobbiamo ancora abituarci a Jorge il Rosso, nemmeno lui lo ha già fatto. Approdato in Ducati dopo una vita vincente altrove, el señor Lorenzo a 30 anni – «non sono vecchio, ma solo diversamente giovane» – ha deciso di abbandonare la sua zona di comfort e cercare un altro sé: «Sento che la strada è giusta».
Ma è vero che pensava a un adattamento più rapido?
«Sì, non capivo come guidare e come usare il freno dietro. Appena imparato, il progresso è stato enorme».
Pare uno tornato a scuola.
«Puoi essere bravo in tutto ma puoi anche imparare da tutto. Qui ho aperto la mente. In Yamaha stavo comodo, ora rimodello la vita. E mi piace».
Ducati è anche un mondo. Ce lo racconta?
«Basta che ne guardi una per strada e la confronti con le altre: non c’è paragone. Come la Ferrari. C’è tecnica, c’è stile, c’è l’Italia. Noi spagnoli non siamo al vostro livello. Pensi solo all’eleganza delle vostre donne o a Milano…».
Vivendo a Lugano, può andarci quando vuole.
«Meglio di no. Devo fare vita disciplinata, da atleta. A Milano potrei distrarmi troppo».
Le manca la normalità?
«Molto. Quando smetterò, la prima cosa che farò sarà sciogliere la pressione».
E la seconda?
«Visitare il mondo che oggi attraverso ma non vedo».
Niente moglie e figli?
«Credo che diventerò prima nonno che papà…».
Dopo il suo primo podio ducatista, a Jerez, ha detto cose pepate ai critici.
«Molti hanno parlato troppo: Crutchlow e Capirossi, ad esempio. Dicevano che un pilota pulito come me non poteva andare forte su questa moto. Era meglio tacere».
Ma è più facile che Lorenzo sporchi se stesso o che la Ducati diventi fighetta?
«È un processo. Ducati sta lavorando per una moto più dolce e meno esigente; io mi sto adattando a frenare tardi».
Alla fine del processo che cosa vede?
«Sogno un Mondiale. E una Ducati dominante pure con Dovizioso e i piloti che verranno».
Come fa uno orgoglioso come lei ad accettare che nel 2017 non sarà da titolo?
«Volevo qualcosa di speciale, conscio dei rischi. E poi non amo le scorciatoie».
Agostini, passato da Mv Agusta a Yamaha, impiegò poche ore a capire tutto…
«E io rispondo che Schumacher ci mise quattro anni per vincere il primo Mondiale con la Ferrari. Chi ha ragione?».
Quanto la stimola l’idea di riuscire dove fallì Rossi?
«Zero. Le condizioni tecniche sono diverse e il mio ragionamento è un altro: più che fare ciò che Rossi non ha fatto, io vorrei fare ciò che nella storia è riuscito solo a Stoner».
Non facile.
«Già. Anche perché lui aveva tre jolly: 1. era un fenomeno; 2. la moto ha sfruttato al meglio il passaggio da 1000 a 800 cc; 3. le gomme Bridgestone erano migliori delle Michelin».
È vero che ha l’incubo ricorrente di andare piano?
«Sì. E anche di cadere volando per aria. È strano: se succede, pensi che sia un sogno; poi pesti l’asfalto e ti svegli…».
E poi a volte, per tragica ironia, il peggio succede fuori pista, come a Hayden.
«La sua morte dimostra che la vita è un breve passaggio e che tu non te la devi tirare mai. Proprio come faceva Nicky».
Il Lorenzo tifoso del Barça oggi sta con Juve o Real?
«Juve. Da spagnolo non dovrei, ma il cuore comanda…».
Anche gli sportivi gufano.
«Ci sta, dai. L’importante è non esagerare: se il Real vincerà con merito lo applaudirò».
Nella tana della Ducati, domani che farà Jorge il Rosso?
«Vorrei un podio. Sarà dura, ma la nostra tribuna rossa mi darà una spinta in più».
Per il Mondiale ci diamo appuntamento al 2018?
«Nel 2018 più che la posizione conterà il progresso...».
Non faccia il diplomatico.
«Va bene, confesso: il nostro obiettivo è quello».