Il Sole 24 Ore, 3 giugno 2017
Lo zucchero ritrova slancio
A volte tornano. E quest’anno le semine a barbabietole sono attese in crescita di un 15-16 per cento. Con buone previsioni colturali, e di prezzo, per gli agricoltori. E un certo ottimismo da parte dell’industria di trasformazione, che dopo gli investimenti fatti sugli zuccherifici vede ridursi il gap di competitività con i principali produttori del Nord Europa.
In base ai dati elaborati dalla Confederazione generale bieticoltori italiani (Cgbi), la campagna 2017 registra contratti di coltivazione per 37.210 ettari, a fronte di una superficie complessiva investita l’anno scorso di 32.430 ettari. Un aumento favorito dalla crescita del prezzo dello zucchero sui mercati internazionali e dal progressivo calo degli stock di prodotto. Ma anche dalla riapertura dello stabilimento Sadam di San Quirico, nel Parmense, di proprietà del Gruppo Maccaferri, che l’anno scorso aveva deciso di sospendere le lavorazioni. Non ultimo, un prezzo base delle barbabietole di oltre 40 euro a tonnellata, che a fronte dei continui ribassi dei cereali ha convinto molti agricoltori a investire nuovamente su questa coltura.
Degli oltre 37mila ettari registrati, 31.450 riguardano i bacini produttivi della Coprob (Cooperativa produttori bieticoli) e dei suoi due impianti di trasformazione, a Minerbio (Bologna) e Pontelongo (Padova). I restanti 5.760 ettari interessano una vasta area geografica comprendente Piemonte, Lombardia, Emilia e la provincia di Verona. Aree dalle quali le bietole saranno trasportate e lavorate a San Quirico.
«I dati nel complesso sono confortanti e la campagna sta procedendo bene – dice il presidente della Cgbi, Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi – Per quanto riguarda le superfici avremmo potuto recuperare qualcosa in più nell’area veneto-friulana che fa capo a Pontelongo, restando comunque entro un raggio di 100 chilometri dallo zuccherificio. In pratica, avremmo potuto aumentare gli investimenti, riducendo le distanze da percorrere per il trasporto delle bietole ed essere quindi più efficienti».
L’industria di trasformazione parla di superfici investite per quasi 39mila ettari. Spinte da un prezzo che, tra aiuti accoppiati Ue, premi per la contrattazione triennale e valorizzazione delle polpe di bietola surpressate, ormai è tra i più alti in Europa. Per il resto, secondo Unionzucchero, la fine del regime comunitario delle quote di produzione – dall’1 ottobre prossimo – «porterà a un cambiamento epocale per il settore, dopo decenni di contingentamento produttivo. Senza quote ci saranno opportunità per tutta la filiera, sia pure con le incertezze derivanti da un contesto di mercato Ue dominato dai grandi player tedeschi e francesi».
Intanto, sia gli agricoltori che le imprese di trasformazione in Italia hanno ridotto il divario in termini di rese e di costi con i concorrenti europei. «Sul piano agricolo – spiega il presidente di Unionzucchero, Giovanni Tamburini – il 30% dei bieticoltori del Nord Italia è ormai allineato alla media delle rese dei colleghi francesi e tedeschi. E sotto il profilo industriale gli zuccherifici hanno raggiunto livelli di efficienza energetica tra i migliori in Europa».
«La filiera bieticolo saccarifera italiana – aggiunge Tamburini – continua a investire per mantenere ed eventualmente aumentare la produzione di una commodity strategica per garantire l’approvvigionamento alle piccole e medie imprese alimentari e avere una produzione sostenibile e remunerativa per i produttori».