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 2017  giugno 03 Sabato calendario

Nel mondo infinito non è escluso che gli alieni esistano. Ma è anche vero che non si sono ancora mai fatti vedere (o sentire)

Oggetto per secoli di speculazioni filosofiche, oggi di trame romanzesche e cinematografiche, di storie a fumetti, d’allucinazioni di massa, di cosmologie settarie da incubo, gli alieni sono parte grossa del nostro immaginario.
Non appartengono, però, solo all’immaginario culturale e letterario, com’è stato fino a poco tempo fa, negli anni che vanno dalla Guerra dei mondi di H.G. Wells (uscito nel 1898) al blockbuster di Stanley Krubrik, 2001, odissea nello spazio (un film del 1968). Ormai sono un’idea fissa anche dell’immaginario scientifico. Non perché qualche scienziato, metti un biochimico oppure un astrofisico, li abbia mai conosciuti di persona, sappia per certo qualcosa sul loro conto o sia mai salito a bordo d’un Ufo. Gli alieni sono diventati soggetto di studio da parte degli scienziati da quando la natura, la complessità e l’inimmaginabile vastità dell’universo sono diventate lo scenario cosmico nel quale collocare, tra gli altri, anche lo straordinario fenomeno dell’origine della vita sul nostro pianeta. Dagli anni novanta in poi migliaia di pianeti, prima soltanto ipotetici, sono stati visti orbitare intorno a migliaia di stelle, come i pianeti del nostro sistema planetario locale intorno al sole. Alcuni di questi pianeti sono collocati in quella che gli scienziati chiamano «zona abitabile», né troppo vicina né troppo lontana dal loro sole, dove l’acqua (se c’è) non gela e le temperature sono tali da rendere possibili le sottili reazioni chimiche da cui ha avuto origine la vita terrestre.
Ma la vita, altrove, potrebbe avere anche altre origini; potrebbe non essere fondata su una variante locale del Dna. Potrebbe persino non essere organica, ma meccanica e robotica, se le intelligenze artificiali, come taluni pensano, possono essere davvero un’inevitabile tappa dell’evoluzione per le specie senzienti (è la cosiddetta «singolarità», il momento in cui le creature organiche passano il testimone a software immortali).
Potrebbe essere irriconoscibile. Potrebbero anche non esserci alieni, là fuori. Segni, per ora, non ne danno; magari non ne daranno mai. Enrico Fermi, parlando con Edward Teller e altri scienziatoni, una volta disse: «Se l’universo brulica d’alieni, dove sono tutti quanti?» Tutto quei fantastiliardi di sistemi solari, pieni zeppi di pianeti e lune e comete, sparsi in fantastiliardi di galassie, potrebbero essere disabitati, come la Riviera ligure a fine stagione, gli ombrelloni chiusi, la stazione deserta, nemmeno una pizzeria aperta.
Fisico teorico, grande divulgatore scientifico, padre iracheno e madre inglese, Jim Al-Khalili è l’autore d’alcuni libri fondamentali, di cui consiglio caldamente la lettura, dalla Fisica dei perplessi alla Fisica del diavolo (cercateli in edizione Bollati Boringhieri).
Al-Khalili riesce a rendere comprensibili, oltre che affascinanti, discipline esoteriche come la «biologia quantistica» (provate a leggere La fisica della vita, Bollati Boringhieri 2015, e mi darete ragione). Con Alieni, assistito da scienziati e divulgatori suoi colleghi che firmano i vari capitoli del libro, rende affascinanti e comprensibili le speculazioni e le ipotesi circa l’esistenza (o la non esistenza) degli alieni.
Alieni. C’è qualcuno la fuori? è un libro indispensabile. Parla d’alieni, ma anche d’alienati (i fanatici degli Ufo, i rapiti dagli alieni). Racconta gli alieni del cinema e quelli della fantascienza. Esplora le lune di Saturno e di Giove. Tende l’orecchio ai segnali radio che potrebbero provenire da distanze abissali. Immagina civiltà antiche di miliardi di anni. Indaga sulla natura della coscienza. Raramente capita di leggere un libro altrettanto divertito e sorprendente.