Il Sole 24 Ore, 3 giugno 2017
Europa, Moody’s sanzionata
Va bene essere declassati o essere promossi da un’agenzia di rating. Ma a prescindere dal demerito o dal merito della questione, è importante per lo meno che si sappia esattamente quale tipo di metodologia è stata applicata per arrivare alla rating action. Èdunque la trasparenza uno degli obiettivi principali delle regole europee sulle CRA (credit rating agencies) introdotte dall’Esma, l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati. Ed è proprio questa norma sulla trasparenza, introdotta nel 2011, ad essere stata infranta da Moody’s, negli anni di fuoco della crisi del debito sovrano europeo tra il 2011 e il 2013. L’infrazione è stata multata per 1,24 milioni di euro, una somma che prevedibilmente sarà pagata senza ricorso in appello dall’agenzia di rating: i fondi verranno incassati dall’Esma ma trasferiti alla Commissione europea e confluiranno nel budget europeo.
L’Esma ha multato Moody’s, le sue sedi a Londra e Francoforte, per due violazioni riguardanti 19 rating assegnati tra il giugno 2011 e il dicembre 2013 a nove istituzioni sovrannazionali, quasi tutte europee. L’autorità di controllo dei mercati europea ha sostenuto che Moody’s non ha indicato che aveva una metodologia per queste azioni di rating e non l’ha resa nota. Moody’s ha diffuso questo comunicato, in merito alla multa: «Moody’s riconosce gli esiti dell’indagine Esma e ne accoglie con favore la conclusione. Nessuno dei rilievi si riferiva alla qualità dei nostri rating o alla stessa metodologia di valutazione degli enti sovranazionali. L’Esma ha inoltre riconosciuto che nel 2013 Moody’s intraprese delle misure per assicurarsi che simili infrazioni non si verificassero in futuro». Il tono del comunicato lascia intendere che Moody’s non farà appello e che pagherà la multa, riconoscendo di aver infranto la regola di trasparenza, ma sottolineando di essere corsa ai ripari, con pubblicazione delle metodologie dal 2013.
Tra le nove istituzioni oggetto dell’infrazione spiccano la Bei, la Banca di sviluppo del Consiglio europeo e i fondi salva-stati, il primo Efsf (ora non più operativo) e l’Esm. Durante la grande crisi del debito sovrano europeo, Moody’s ha modificato l’outlook di Bei e Ceb da stabile a negativo nel dicembre 2012 (l’Italia venne retrocessa di due gradini dalla A3 alla Baa2 di Moody’s nel luglio di quell’anno). Le prospettive della Bei sono tornate stabili, con rating Aaa, nel 2014. La modifica dell’outlook è tuttavia molto penalizzante, sul mercato dei bond, perché gli investitori chiedono un maggior premio sul rischio di credito solo perché il trend è in peggioramento. Un outlook negativo ha peso, soprattutto su una tripla A.
È andata peggio per i fondi salva-Stati Efsf e Esm, che hanno perso la Aaa di Moody’s nel novembre 2012, calando alla Aa1 con outlook negativo, sull’onda della perdita della tripla A della Francia. Il rating di Moody’s dei due meccanismi di stabilità è rimasto Aa1, ma almeno la promozione è arrivata sull’outlook che ora è stabile. Nel frattempo, però, la Francia è stata nuovamente declassata da Moody’s, nel settembre del 2015, dalla Aa1 alla Aa2.
La trasparenza e la pubblicazione delle metodologie è un elemento importante sul mercato dei bond perché consente agli investitori e anche a chi vigila sulle agenzie di rating di entrare nel merito delle rating action.
La multa di Moody’s non è la prima dell’Esma e non è la più alta. L’agenzia Fitch è stata multata per 1,38 milioni di euro per una serie di infrazioni rilevate nel periodo 2010-2013, che vanno anche al di là della sola trasparenza. DBRS è stata multata per 30mila euro, mentre S&P’s ha avuto un rilievo ma senza multa. Le multe dell’Esma vengono calcolate con un’equazione non resa nota: quella di Moody’s è la somma di quattro ammontari, 420mila e 330mila in Germania, 160mila e 330 mila nel Regno Unito.
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