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 2017  giugno 02 Venerdì calendario

In Italia

Il Presidente della Repubblica è Sergio Mattarella
Il Presidente del Senato è Pietro Grasso
Il Presidente della Camera è Laura Boldrini
Il Presidente del Consiglio è Paolo Gentiloni
Il Ministro dell’ Interno è Marco Minniti
Il Ministro degli Affari Esteri è Angelino Alfano
Il Ministro della Giustizia è Andrea Orlando
Il Ministro dell’ Economia e delle Finanze è Pier Carlo Padoan
Il Ministro di Istruzione, università e ricerca è Valeria Fedeli
Il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali è Giuliano Poletti
Il Ministro della Difesa è Roberta Pinotti
Il Ministro dello Sviluppo economico è Carlo Calenda
Il Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali è Maurizio Martina
Il Ministro di Infrastrutture e trasporti è Graziano Delrio
Il Ministro della Salute è Beatrice Lorenzin
Il Ministro di Beni e attività culturali e turismo è Dario Franceschini
Il Ministro dell’ Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare è Gian Luca Galletti
Il Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione è Marianna Madia (senza portafoglio)
Il Ministro dei Rapporti con il Parlamento è Anna Finocchiaro (senza portafoglio)
Il Ministro dello Sport è Luca Lotti (senza portafoglio)
Il Ministro della Coesione territoriale e Mezzogiorno è Claudio De Vincenti (senza portafoglio)
Il Governatore della Banca d’Italia è Ignazio Visco
Il Presidente di Fca è John Elkann
L’ Amministratore delegato di Fca è Sergio Marchionne

Nel mondo

Il Papa è Francesco I
Il Presidente degli Stati Uniti d’America è Donald Trump
Il Presidente del Federal Reserve System è Janet Yellen
Il Presidente della BCE è Mario Draghi
Il Presidente della Federazione russa è Vladimir Putin
Il Presidente del Governo della Federazione russa è Dmitrij Medvedev
Il Presidente della Repubblica Popolare Cinese è Xi Jinping
La Regina del Regno Unito è Elisabetta II
Il Premier del Regno Unito è Theresa May
La Cancelliera Federale di Germania è Angela Merkel
Il Presidente della Repubblica francese è Emmanuel Macron
Il Primo Ministro della Repubblica francese è Édouard Philippe
Il Re di Spagna è Felipe VI di Borbone
Il Presidente del Governo di Spagna è Mariano Rajoy Brey
Il Presidente dell’ Egitto è Abd al-Fattah al-Sisi
Il Primo Ministro di Israele è Benjamin Netanyahu
Il Presidente della Repubblica Turca è Recep Tayyip Erdogan
Il Presidente della Repubblica Indiana è Pranab Mukherjee
Il Primo Ministro della Repubblica Indiana è Damodardas Narendra Modi
La Guida Suprema dell’ Iran è Ali Khamenei
Il Presidente dell’ Iran è Hassan Rohani

Il 5 per cento e la disperazione di Alfano

Ricevo la seguente mail: «Cari amici, in questi giorni sui giornali abbiamo letto molti articoli sul futuro del nostro movimento, sulle alleanze per le prossime elezioni, sulla nostra posizione riguardo la legge elettorale. Fidatevi di me. Da mesi stiamo costruendo una straordinaria  avventura politica. Idee, persone, comunità unite con il sogno di far risorgere il nostro Paese. Una forza politica nuova, liberale e popolare, che deve essere in grado di ottenere la fiducia del nostro popolo. Non lascerò che tutto questo venga rovinato da chi ha perso la fiducia dell’opinione pubblica, ma dobbiamo avere la forza di essere inclusivi con chi crede al nostro progetto. Non perderemo mai il nostro spirito e la nostra anima, ma dobbiamo guardare al futuro, non al passato. E il futuro è nostro. Stefano».

Questo sarebbe il Fatto del giorno?
Dà idea del clima. Lo Stefano della firma è Stefano Parisi, che quasi quasi a Milano riusciva a portare un centrodestra smandrappatissimo alla poltrona di sindaco (non se n’è accorto il solo Salvini). Parisi è una carta segreta dell’area che un tempo faceva riferimento a Berlusconi. Alfano lo sta tempestando di telefonate. Il vero Fatto del giorno, naturalmente, si chiama Alfano.

Il 5% di sbarramento della legge elettorale intorno a cui si comincerà a discutere martedì prossimo fa fuori lui e potrebbe far fuori la povera Meloni che secondo i sondaggi starebbe lì lì, tra il 4,9 e il 5,1.
Alfano e Lupi hanno fatto di tutto per persuadere Renzi ad abbassare la soglia, se non al 3 almeno al 4%. Niente da fare. Il 5% per entrare in Parlamento (nazionale alla Camera, regionale al Senato) era una condizione insopprimibile dei grillini. Intendiamoci, Renzi avrebbe portato la soglia anche al 10% pur di far fuori i bersan-dalemiani del Mdp. A Berlusconi, in fin dei conti, gliene importa e non gliene importa. Magari Alfano se lo riprende.

Adesso s’è rassegnato? Non mi ricordo neanche come si chiama il suo partito.
Alternativa Popolare, cioè Ap. Prima si chiamavano Nuovo Centro Destra, Ncd. Hanno inglobato quelli di Scelta Civica, il partito che fu di Mario Monti. Per le europee si sono alleati con quelli dell’Udc, partitino un tempo dominato da Casini che adesso è finito in un altro frammento di formazione politica che si chiama Centristi per l’Europa. Tutte queste sigle significano poco o niente: sono sempre gli stessi personaggi che cambiando insegna credono di diventar nuovi. Pesano poco elettoralmente, ieri Alfano ha detto che è pronto ad accettare la sfida del 5%, ma alle Europee del 2014 la soglia era al 4% e nonostante l’asse con Cesa non presero manco mezzo seggio. Minutaglia, polvere. Renzi ieri li ha fatti infuriare con la frase: «Alfano è stato il ministro di tutto, e non riesce a superare il 5%, non possiamo bloccare tutto per lui». Ha ragione, ma si tratta di parole che meriterebbero un’esegesi più approfondita: significano, alla fine, che se uno, facendo il ministro, non guadagna voti è un incapace. Sottogoverno del sottogoverno del sottogoverno. Alfano ha risposto confermando una rivelazione dell’onorevole Pizzolante, secondo cui fin da febbraio Renzi chiede agli alfaniani di far cadere Gentiloni e prendersi la colpa. Grandi grida di scandalo, specie dai grillini, ma la cosa, se pure non si sapeva, era facile da immaginare.

Mettiamo che gli alfaniani, per non far passare questa legge elettorale che li penalizza, facciano cadere il governo.
Inutile, il governo resterebbe comunque in carica per l’ordinaria amministrazione e approvare la legge elettorale è a questo punto, specie dopo le sollecitazioni di Mattarella, «amministrazione ordinaria e necessaria». Ma non si metteranno di traverso. Ieri Alfano ha detto: «La voteremo, presenteremo solo due emendamenti: uno che ripristini parte delle preferenze perché oggi il cento per cento sono nominati dai partiti, noi invece vogliamo che nella metà proporzionale possano decidere i cittadini. Poi chiederemo un premio per la governabilità». Che rischia anche di passare.

E Parisi?
Può essere la carta a sorpresa di questa tornata elettorale. Tra l’altro conosce alla perfezione la macchina dello Stato, ha lavorato - con compiti di responsabilità - sia in Cgil che in Confidustria, sia a Palazzo Chigi che al Comune di Milano, sia nel pubblico (ministero del Lavoro, ministero degli Esteri) che nel privato (Fastweb, Royal Bank of Scotland). Il suo movimento si chiama Energie per l’Italia. Ieri, alla Stampa, ha detto: «È chiaro che Ap sta davanti ad un bivio: deve rompere con il renzismo e con le sue politiche. Hanno avuto un ruolo nell’avere evitato la crisi finanziaria, ma adesso siamo ad un cambio di fase radicale. Stiamo ridefinendo il profilo democratico del nostro Paese. La seconda Repubblica e il maggioritario ci hanno consegnato un debito del 133%, una giustizia che non funziona, crisi economica e disoccupazione. Siamo tutti più poveri. Siamo in una situazione economica e finanziaria simile a quella del 2011. Il sistema bancario rischia il fallimento. La crisi dei partiti ci consegna un voto di protesta che raggiunge il 30%». Sarebbe persino disposto - «per salvare il Paese» - a un’alleanza con Salvini, se questi lasciasse perdere il lepenismo. Bene il ministro Calenda, dice, male Verdini, che a differenza di Alfano non ha nessun radicamento nel territorio «ma solo nel Palazzo». (leggi)

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