Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  giugno 02 Venerdì calendario

Mps, via libera Ue all’aumento: pagano Stato e risparmiatori

MILANO La luce verde, dopo una trattativa lunghissima per salvare il Montepaschi, è finalmente arrivata. «L’accordo di principio» tra la Commissione europea e il governo italiano è stato annunciato dalla stessa Ue. Non si conoscono i particolari del piano di ricapitalizzazione precauzionale ma – ha spiegato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan – «tutti i nodi sono stati risolti». E poi su Twitter: «È un ottimo accordo per il Paese».
L’intesa politica nelle «prossime settimane» verrà tradotta in documenti ufficiali. Nel piano di ristrutturazione, su cui il governo sta ancora lavorando con la Commissione, ci saranno cifre e anche «impegni da parte delle autorità nazionali, sul mondo in cui sarà attuato il piano». Con l’approvazione formale e definitiva della Ue verrà comunicato al mercato. Fin d’ora sono stati comunque precisati i paletti dell’accordo. Il piano di ristrutturazione durerà cinque anni e l’ingresso dello Stato sarà «temporaneo» (Padoan ha già dichiarato che punta ad uscire anche prima dei cinque anni) e remunerato (anche in questo caso non ci sono dettagli, ma il tasso potrebbe essere intorno all’8%). Tutti dovranno fare la loro parte: la banca, ha dichiarato la commissaria alla Concorrenza, Margrethe Vestager, «sopporterà una profonda ristrutturazione» e dovrà adottare misure per «aumentare la propria efficienza». Il che significa tagliare i costi, a partire dagli stipendi dei top manager (quello dell’ad Marco Morelli dovrebbe scendere da 1,8 milioni l’anno a circa 500 mila euro) e dalla riduzione dell’organico. In passato erano circolate voci fino a 10 mila tagli su 25 mila, è possibile che l’importo sia più vicino a 6-7 mila (e forse nelle prossime settimane si cercherà di limare ancora i numeri).
Anche gli azionisti e gli obbligazionisti che hanno titoli subordinati saranno chiamati a pagare un conto salato (quanto si vedrà solo alla fine del processo di ricapitalizzazione, quando saranno noti gli importi finali rispetto agli 8,8 miliardi ipotizzati, di cui 6,6 a carico dello Stato). È prevista una sola eccezione: le vendite non corrette alla clientela retail, che la banca potrà ristorare offrendo in alternativa bond senior. Salvi invece i depositi.
Lo stesso accordo politico di ieri è subordinato a due condizioni: la conferma da parte della Bce che Mps è una banca «solvente e soddisfa i requisiti di capitale» e l’impegno formale «da parte degli investitori privati» all’acquisto dei crediti in difficoltà, gli Npl. È partita la trattativa in esclusiva con Atlante per la cessione dei 26 miliardi di Npl lordi. È stato ipotizzato un prezzo intorno al 20% e il coinvolgimento almeno di Fortress e del Credito Fondiario. Difficile pensare che si rompa su questi aspetti, ma il negoziato non è chiuso. Si potrebbe arrivare alla firma entro una decina di giorni. Esclusa invece la possibilità di una fusione tra Mps e le banche venete. Intanto i pm di Milano hanno chiuso le indagini sulla contabilizzazione dei derivati Mps: si va verso la richiesta di processo per la banca.