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 2017  giugno 02 Venerdì calendario

I gol rinchiusi sotto un tetto nel tempio del pallone ovale

CARDIFF Benvenuti in un’altra dimensione, a Caerdydd. Perché qui come nella fiabe tutto ha un’altra versione. E la palla tonda è nata ovale. I gallesi amano la loro lingua antica, perfetta per bardi, poeti e trovatori: basti dire che Torneo delle 6 Nazioni si scrive Pencampwriaeth y chwe gwlad. Questo è il regno di re Artù e di Merlino, di Tristano e Isotta: passione e virilità, cavalieri e magie, lunghe cavalcate verso la meta. Infatti la seconda città con il nome più lungo del mondo è qui nella contea di Anglesey, si chiama Llanfairpwllgwyngyllgogerychwyrndrobwlll-lantysiliogogogoch. Ci vanno tutti: a farsi fotografare accanto al cartello. Controllate i caratteri, sono 58. Il Galles è fisico e plebeo, ama i contatti, guardare in faccia gli avversari, le mischie. Questa è una terra che rispetta chi sa farsi largo. Lo diceva anche Richard Burton che quando gli fecero i complimenti per il suo Amleto del 1953 all’Old Vic, chiarì: «Avrei preferito giocare a rugby per il Galles». Infatti era nato Richard Jenkins a Pontrhydyfen, di fronte al Miner’s Arms dove suo padre, minatore, beveva 12 pinte di birra al giorno e dove aveva sposato la barista, madre dei suoi 13 figli, che morì mettendo al mondo l’ultimo. Burton fu il primo Enrico V che non mascherò le sue radici popolari e che mandò a quel paese la duchessa di Windsor: «Lei è volgare, preferisco bere con i miei minatori».
Stavolta la palla tonda emigra, va quasi in fuorigioco. È la prima volta che si gioca una finale di Champions in un tempio prestato al calcio. Il Millennium Stadium è una religione in pieno centro: costruito per i mondiali di rugby del ’99, con i suoi 74.500 posti è il secondo stadio più capiente della Gran Bretagna, dopo l’Old Trafford di Manchester. È costato 138 milioni di euro, parte dei quali (52 milioni di euro) sono arrivati da fondi pubblici e la proprietà è la federazione del rugby. Il calcio lo ha utilizzato per la nazionale, per le Olimpiadi di Londra e per le finali di Coppa d’Inghilterra, durante i lavori di costruzione del nuovo Wembley, mentre il rugby ci ha giocato sette incontri nei mondiali del 2015. L’impianto ha due caratteristiche speciali: il terreno di gioco riscaldato e retrattile, un misto di sintetico ed erba naturale, e il tetto futuristico, che si chiude in venti minuti e permette di giocare un match indoor, come dovrebbe accadere, per motivi di sicurezza, in occasione di Juve- Real. Anche se quando lo progettarono lo scopo era un altro: «Far vedere a Dio i Dragoni andare in meta». Quello del Millennium è un record: è stato il primo stadio al mondo ad avere una copertura mobile totale. Inseguire la palla, bruciare gli avversari, raccoglierla, portare lo scompiglio e andare in meta. A Cardiff piace il movimento, e se il pallone tondo andrà in gol, applausi anche a lui. Qui non conta la vecchia Europa che regola i suoi conti, ma il figliol prodigo che torna a casa e che torna a dar fiato al calcio, Gareth Bale, che qui è nato, ha studiato e ha passato la palla (ovale). Come prima di lui Ryan Giggs, figlio di rugbista, anche lui con trascorsi nelle mischie prima che sir Alex Ferguson lo convincesse a sposare il codice tondo. E in fondo anche la Juventus per la sua forza d’urto ha pescato in questa terra: John Charles, gigante dello Swansea, anche lui figlio di minatori, l’unico che quando Omar Sivori perse la testa, ebbe il fegato di dargli uno schiaffo e di trascinarlo lontano dall’arbitro. E Ian Rush, con quel naso un po’ così, che arrivò dal Liverpool e ci ritornò, accumulando ritardi con il gol e in allenamento, perché «non si trovava con la lingua e con il resto». Ma Cardiff ormai sa condividere ogni circonferenza del pallone: rubgy o calcio non importa, purchè sputi fuoco.