Corriere della Sera, 2 giugno 2017
Gli occhiali che vedono Snapchat
Ti guarda, nota il colorato accessorio che indossi. Dice: «Mi stai riprendendo? Sto andando in diretta da qualche parte?». E si tocca i capelli, accennando il rodato sorriso da selfie.
Ormai agli obiettivi delle videocamere puntati e alla possibilità di finire online poco dopo, o addirittura in tempo reale, sembrano aver fatto (quasi) tutti l’abitudine. È sufficiente portare a spasso, in punta di naso, gli Spectacles qualche giorno per rendersene conto. Chi capisce di essere inquadrato è incuriosito, più che infastidito, ed è consapevole di essere in procinto di diventare «cibo» da social network. Gli occhiali da sole capaci di registrare video da 10 a 30 secondi di Snap, società genitrice dell’applicazione Snapchat, sono disponibili negli Stati Uniti dallo scorso novembre. Oggi debuttano in Italia, e in altri 13 Paesi d’Europa, e proveranno a diventare uno degli accessori dell’estate. E a (ri)lanciare l’app cui sono associati.
Come? Con un aspetto gradevole e una missione divertente. Non indispensabile, ma divertente. Via il dente, subito, via il dolore: gli Spectacles costano 149,99 dollari. Il prezzo rischia di non essere alla portata dei portafogli di tutti i giovanissimi. Ed è alla generazione di 13-17enni, che usa lo smartphone per guardare video nel 70 per cento dei casi (fonte: comScore sullo spaccato italiano), che sono dedicati.
Sono leggeri, attirano l’attenzione— soprattutto se, come noi, si sceglie la tonalità corallo – e svolgono perfettamente il loro (semplice) compito: catturare brevi attimi del quotidiano difficili da inquadrare con il telefonino o sfoderando una più scomoda action cam. Per iniziare a registrare è sufficiente premiere pulsante posizionato sopra la lente sinistra. Con il variare delle pressioni varia il numero di secondi ripresi, fino a un massimo di trenta. Abbastanza per archiviare un attimo irripetibile a mani libere, come il cane che ti corre incontro o le espressioni del neonato che hai in braccio, ma non per realizzare senza sosta filmati che finirebbero per violare la privacy di chi ti circonda. A proposito di privacy, luce e distanza permettendo, chi è nel campo visivo del possessore degli Spectacles si accorgerà dell’eventuale registrazione in atto grazie alla spia Led. L’intenzione, come l’amministratore delegato e fondatore della società Even Spiegel aveva spiegato al Wall Street Journal, è di capire come reagiscono le persone alla chiara e luminosa invasione tecnologica. A noi, come detto, è sembrato abbastanza positivamente.
La luce Led è la stessa che, picchiettando la parte esterna della montatura da ambedue i lati, si accende e indica lo stato della batteria. Qui parte l’applauso a scena aperta: per consentire varie modalità di ricarica, Snap si è inventata una custodia (bella) dotata di batteria interna. Ogni volta che vengono riposti nel vano, gli occhiali si caricano grazie alla porticina magnetica posizionata alla base della stanghetta sinistra che combacia con il lato corrispondente della custodia. Con lo stesso cavo Usb si può poi ridare energia al dispositivo o al suo guscio. La promessa è di garantire la realizzazione di cento brevi video con la singola carica degli occhiali. Confermiamo. E nella nostra settimana di prova non abbiamo mai fatto ricorso al cavo.
Tutto molto bello. Finché non ci si rende conto che non si possono scattare foto e finché non si deve maneggiare lo smartphone. Gli Spectacles nascono per dialogare esclusivamente con l’applicazione gialla utilizzata quotidianamente da 166 milioni di persone. Se il collegamento del dispositivo con il profilo si rivela immediato e il trasferimento automatico dei video via Bluetooth o via wi-fi (seppur un po’ lento) è da mettere nella lista dei pro, la gestione interna a Snapchat si rivela caotica e farraginosa. Muoversi fra i contenuti è inutilmente poco immediato. Interessante e originale il formato con cui vengono salvati, invece: circolare. Oltre a essere visti sullo schermo dello smartphone, beneficiando di particolari ulteriori se si ruota lo schermo, o essere modificati e poi pubblicati nelle storie di Snapchat, i video si possono salvare sul telefonino e riversare sugli altri social network.
In futuro, secondo un brevetto depositato a inizio maggio da Snap, i contenuti girati con gli occhiali potrebbero beneficiare di elementi di realtà aumentata legati alla posizione dell’utente. Il settore è già presidiato da Snapchat con i filtri World Lens, lanciati in aprile per aggiungere animazioni 3D a foto e video. Anche Facebook è partito, sempre in aprile, dagli effetti Ar nella camera del telefonino e sta preparando un dispositivo ad hoc. Con ogni probabilità sarà un paio di occhiali. Apple, intanto, ci ha messo 200 milioni di dollari, attraverso un investimento in Corning, azienda produttrice dei Gorilla Glass. E Microsoft ha mostrato un prototipo in grado di aggiungere ologrammi davanti agli occhi di chi lo indossa. La direzione, quantomeno quella cui puntano le aziende, è chiara. Gli Spectacles sono un primo passo. Cauto e con il pregio di aver combinato l’elemento tecnologico e quello del design, vera ossessione di Spiegel. Anche questa volta il papà del fantasmino giallo è arrivato prima di tutti. E anche questa volta dovrà (provare a) respingere gli attacchi dei più strutturati rivali e rimanere in testa.