La Stampa, 2 giugno 2017
Peter Wohlleben, guardia forestale tedesca: «Gli alberi sono come noi amano parlare con gli amici»
Gli alberi delle foreste sono esseri sociali che imparano, contano, ricordano, curano i vicini malati, parlano fra di loro e accudiscono i piccoli, aiutandoli a crescere. Una guardia forestale tedesca, Peter Wohlleben, sta cambiando il modo con cui abbiamo sempre giudicato la vita vegetale grazie all’incredibile successo del suo libro, Il mondo segreto degli alberi, venduto in centinaia di migliaia di copie e già tradotto in molte lingue.
Non poteva che essere un tedesco a spiegarci i segreti del bosco: nel mondo germanico le foreste hanno ispirato fiabe, filosofie, mitologie e persino parte della coscienza nazionale del Paese. Camminando per anni tra le piante, Wohlleben ha capito che non sono indifferenti l’una all’altra. Due faggi vicini possono essere amici, e orientare i rami superiori in modo da non ostacolare il passaggio della luce. Spesso le loro radici sono collegate: se muore uno, presto morirà anche l’altro. Gli alberi più vecchi si prendono cura dei più giovani, come i genitori con i figli. «Per anni – ha detto Wohlleben – gli esperti ci hanno spiegato che nelle foreste bisogna abbattere gli alberi vecchi per fare spazio ai più giovani. Immaginate se lo facessimo nella nostra società: avrebbe senso uccidere i genitori perché i bambini abbiano più spazio in casa?»
Il linguaggio
Il linguaggio semplice che il ranger tedesco usa nel libro gli ha inevitabilmente attirato le antipatie del mondo accademico, e alcuni scienziati dell’università di Gottingen hanno avviato una petizione per contestarne l’attendibilità. «Utilizzo un linguaggio semplice – ha spiegato al New York Times - perché quello scientifico è privo di emozioni e la gente non lo capisce. Ma tutto quello che scrivo è provato». Alla fiera del libro di Hays, nel Galles, Wohlleben ha incantato il pubblico raccontando come sia riuscito nel tempo a comprendere la vera natura degli alberi. «Loro non vogliono crescere in fretta – ha detto -. Desiderano avere amici, vivere in gruppi sociali in cui si aiutano a vicenda». Fuori dall’ambiente naturale della foresta le piante soffrono e vivono meno a lungo. In città, ad esempio, gli alberi non possono dormire: come accade agli esseri umani, la luce dei lampioni impedisce loro di riposare. Cimature e potature andrebbero evitate, ma quelle eseguite spesso in modo rozzo da personale inesperto sono un vero flagello per gli alberi cittadini, che sono inoltre piantati spesso troppo lontani uno dall’altro per poter comunicare tra di loro e aiutarsi come fanno nel bosco.
Le polemiche
Le tesi poco ortodosse di Wohlleben sono state causa di numerosi attriti anche con il suo vecchio datore di lavoro, lo stato federale, che non accettava la richiesta di utilizzare cavalli e non pesanti macchine per la manutenzione della foresta, in modo da non danneggiare l’equilibrio del terreno. Ma ora la cittadina di Hummel, nella Renania-Palatinato, lo ha assunto per badare al suo bosco incontaminato, in cui le piante sono lasciate in pace. «Non c’è alcun dubbio che gli alberi parlino fra di loro – spiega – : basta pensare all’acacia africana, che quando sente avvicinarsi una giraffa avvisa le piante vicine di emettere sostante chimiche repellenti». Secondo Wohlleben, alcune specie di alberi fanno anche sesso ogni tre-cinque anni attraverso le radici. In autunno tutte le piante si liberano poi delle impurità accumulate, riversandole nelle foglie destinate a cadere. Forse gli alberi sono molto più simili a noi di quanto pensiamo: «Persino i loro rami contorti – dice Wohlleben – ci ricordano che non tutto va sempre dritto nella vita come vorremmo, ma è anche questo a renderla più interessante».