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 2017  giugno 02 Venerdì calendario

Mps, intesa Ue-Italia sul piano

Dopo quasi sei mesi di trattative, la Commissione europea ha annunciato ieri di aver trovato un accordo di principio con il governo italiano sulla ristrutturazione del Monte dei Paschi di Siena, una banca in profonda crisi che lo Stato italiano ha deciso di ricapitalizzare. L’intesa di principio è condizionata alla conferma da parte della Banca centrale europea che la banca è solvente. Investitori privati devono poi confermare che intendono acquistare il portafoglio di crediti inesigibili.
«La soluzione è un passo positivo per Mps e per il settore bancario italiano – ha detto in una dichiarazione la commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager –. Permetterà all’Italia di ricapitalizzare in modo precauzionale la banca, in linea con le regole europee, limitando al tempo stesso l’onere per i contribuenti italiani. Mps sarà oggetto di una profonda ristrutturazione per garantire la sua solidità, con una pulizia del bilancio segnato da sofferenze creditizie». «È un ottimo accordo per il Paese – rilancia il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan – e arriva dopo che tutti i nodi sono stati risolti».
Sul piano pratico, l’accordo di principio non permette ancora al governo italiano di ricapitalizzare la banca. Questo sarà possibile solo con il pieno via libera. A Bruxelles si spiega che sarà necessaria ancora qualche settimana. Non è insolito che nei casi bancari la Commissione dia un accordo preliminare, che viene dopo seguito dal benestare definitivo. La partita relativa a Mps non può quindi dirsi definitivamente chiusa. Mancano alcuni passaggi, di non poco conto.
Le regole comunitarie consentono a un governo di aiutare finanziariamente una banca in crisi. Tuttavia, a certe condizioni. Prima di tutto, la banca deve essere ristrutturata; in secondo luogo è necessario che le autorità di vigilanza assicurino la solvibilità dell’istituto di credito, facendo anche una stima delle perdite registrate e delle perdite attese. L’accordo prevede una serie di misure, che la stessa Commissione europea ha elencato nel suo comunicato di ieri.
Azionisti e obbligazionisti non privilegiati saranno chiamati a partecipare alla ristrutturazione, subendo perdite. I depositanti, invece, saranno risparmiati, in linea con le regole europee. Gli obbligazionisti non privilegiati a cui sono stati venduti dei titoli con un raggiro (misselling in inglese, ndr) potranno essere rimborsati. L’accordo tra Roma e Bruxelles prevede che i titoli vengano trasformati in azioni. Queste verranno poi riacquistate da Mps, versando al risparmiatore bond senior.
Le prossime settimane serviranno ad affinare gli ultimi dettagli di un’operazione che comunque è definita nei suoi numeri chiave, a partire dalla ricapitalizzazione precauzionale da 8,8 miliardi di euro; per tre quarti a carico del Tesoro, con la fetta più grossa del fondo da 20 miliardi messo in campo dal decreto del Natale scorso, e per il resto finanziato da perdite sulle obbligazioni subordinate. Di passaggio qui a Bruxelles il ministro Padoan si è detto soddisfatto e ha spiegato che lo Stato vuole rimanere azionista della banca «il meno possibile», anche se l’accordo prevede che rimanga nel capitale della banca per tutta la durata del piano di ristrutturazione, vale a dire cinque anni. In questo periodo, Mps non potrà riconoscere dividendi su azioni oppure cedole su strumenti di capitale ibridi; non sarà possibile riacquistare azioni proprie e sugli strumenti ibridi non è possibile nemmeno l’opzione call.
La vicenda Mps si è intrecciata in queste settimane con un altro caso bancario, quello legato alla Banca popolare di Vicenza e alla Veneto Banca. Assai più piccole del Monte dei Paschi di Siena, queste due istituzioni sono anch’esse oggetto di una richiesta di ricapitalizzazione precauzionale da parte del governo italiano. «Quello delle banche venete è un caso diverso da Mps – sostiene Padoan -; continuiamo a lavorare, e la ricapitalizzazione precauzionale è fra le opzioni». Tuttavia, per tradurla in atto, bisognerà superare l’impressione, forte a Bruxelles, che salvarle abbia poco senso, proprio per il peso specifico delle due banche e per lo stato del loro bilancio.