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 2017  giugno 02 Venerdì calendario

Comprereste un’auto usata da uno di questi signori?

Quando Bemie Madoff, nel dicembre 2008, viene arrestato dagli agenti dell’Fbi, crolla un castello che ha fatto volatilizzare 65 miliardi di dollari affidatigli da incauti investitori. È una catastrofe di dimensioni inedite, ma quello di MadofTè un tipo di truffa per nulla nuovo negli Stati Uniti. È lo “schema di Ponzi“, sistema fraudolento dall’efficacia micidiale reso famoso dall’italoamericano Charles Ponzi quasi un secolo fa, nel 1920.
A raccontare l’eterna lotta tra frodatori e legge oggi è Edward Balleisen, docente di storia economica alla Duke University, nel saggio Fraud: an american history from Bamum to Madoff (Princeton University Press, pp. 479, euro 29): «Tutti gli schemi Ponzi funzionano cosi» ci racconta Balleisen,«si promettono interessi esagerati agli investitori e poi per pagare gli interessi a chi ha già investito si usa il capitale dei nuovi entrati nello schema. Per tenersi in piedi, questa “piramide“fondata sul nulla deve espandersi sempre più». Quando ciò non è possibile ad esempio nel caso di Madoff per la sfortunata coincidenza della crisi del 2008 che azzerò la voglia di rischiare di chi aveva capitali – tutto l’edificio finanziario crolla. A volte l’ideatore se la svigna col malloppo: «Cosa che non riusci né a Ponzi né a Madoff. Quest’ultimo riuscì a protrarre la truffa per molto tempo perché offriva interessi relativamente modesti (10 per cento annuo). Ponzi invece, che bruciò in pochi mesi 20 milioni di dollari dell’epoca, prometteva un profitto del 100 per cento in 90 giorni. Piuttosto stupisce che così tanti a Wall Street non sospettassero l’inghippo di Madoff: come si poteva mantenere lo stesso identico interesse col passare degli anni e il variare dei mercati finanziari?». Già,come mai? «Nella fase iniziale della truffa contano soprattutto i legami sociali» spiega Balleisen. «L’affinità, che rende più facile fidarsi degli altri, può basarsi sull’etnia – ad esempio Charles Ponzi iniziò la sua truffa nella comunità italoamericana di Boston, di cui faceva parte, e Madoff coinvolse inizialmente soprattutto investitori della comunità ebraica – o su altri fattori, come il sesso. Nel 1879, a Boston, Sarah Howe creò uno schema fraudolento “per sole donne“, il Ladies Deposit, che garantiva un interesse dell’8 per cento al mese». In tutti questi casi i truffatori attraggono gli investitori iniziali, quelli più cruciali e difficili da convincere, facendo leva sull’appartenenza ad una stessa comunità. Superato questo scoglio, la strada è in discesa: «Appena si materializzano i primi dividendi, gli investitori iniziali, oltre a convincersi ancora di più e consegnare altro capitale, diventano anche i migliori promotori della frode, tirando dentro parenti, amici e colleghi». Non sempre in buona fede: «C’è anche chi entra in questi schemi intuendo l’estrema fragilità della “piramide“» osserva Balleisen. «Ma pensano di potersela cavare con qualche lauto guadagno prima che tutto crolli».
Ma l’affinità sociale non è l’unica leva con cui i grandi truffatori americani hanno scardinato la diffidenza altrui confidando nel motto “Ogni minuto nasce un pollo“, attribuito a Phineas Bamum, il grande, cinico e astutissimo impresario circense americano. «C’è chi conquista l’altrui fiducia atteggiandosi a fustigatore dei costumi. Se si punta il dito sulle pecche degli altri, si stornano sospetti sul proprio operato» continua Balleisen. «L’esempio migliore è George Graham Rice. All’inizio del Ventesimo secolo, si costruì una reputazione di moralizzatore diffondendo bollettini nei quali metteva in guardia gli investitori dal concludere affari troppo allettanti per essere veri, e a stare lontani da pratiche opache e promotori finanziari poco limpidi. Peccato che Rice risultò egli stesso coinvolto in ogni tipo di malversazione». Altrettanto abile nello stigmatizzare l’immoralità altrui si è dimostrato negli anni Novanta l’avvocato Scott Rothstein. Difendeva soprattutto vittime di reati “piccanti“commessi da ricchi, o vittime di discriminazioni da parte di aziende prestigiose e attente al proprio buon nome: tutti reati nei quali un cospicuo risarcimento avrebbe potuto chiudere la questione senza grossi scandali. Rothstein attirava investitori in questo modo: il capitale sarebbe andato subito alla persona da risarcire e questa, in cambio dei soldi “freschi“, avrebbe ceduto all’investitore una parte allettante della somma tota le-che sarebbe arrivata solo dopo anni. «Rothstein rassicurava chi gli affidava soldi ostentando falsi documenti processuali legati a inesistenti risarcimenti principeschi». Paradossalmente, l’avvocato voleva trasmettere un senso di onestà proprio mostrandosi ben poco limpido: le ricche controparti avrebbero accettato senz’altro di erogare i risarcimenti – diceva Rothstein ai suoi “polli“altrimenti lui avrebbe divulgato fotografie e informazioni in grado di distruggerne la reputazione. Con la promessa di interessi fino al 50 per cento, questo “schema di Ponzi“in salsa piccante raccolse 1,4 miliardi di dollari prima di collassare.
Sui giornali americani sono finite anche truffe non meno pittoresche: «Negli anni Sessanta la compagnia di riparazioni FritzelTelevision Repair ritirava apparecchi da riparare, gonfiava in modo spropositato il prezzo della riparazione e poi si rifiutava di riconsegnarlo al proprietario se questi non pagava» annota Balleisen. «Ma non si erano inventati nulla: già negli anni Trenta gli scaltri venditori della Holland Fumace bussavano alle porte degli americani facendosi passare ingannevolmente per ispettori governativi inviati per una verifica della caldaia. Chi li faceva entrare si ritrovava la caldaia smontata e bollata come pericolosissima e da sostituire subito, ovviamente con un nuovo modello – dal costo esorbitante – proposto indovinate un po’ da chi? Da Holland Fumace. E al cliente che, intuendo la truffa, chiedeva che invece venisse rimontata la vecchia caldaia, i venditori opponevano uno sdegnato rifiuto: “Rimetterle su quel pessimo arnese? Ci spiace, ma non vogliamo essere complici del suo suicidio“». E la truffa è servita.