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 2017  giugno 02 Venerdì calendario

Quella cena segreta con i fedelissimi in cui spuntò la proposta indecente

Il rapporto tra Renzi e Alfano si è definitivamente avvelenato con il racconto di Sergio Pizzolante. Da alcuni giorni girava l’indiscrezione, proprio in coincidenza con l’accordo sulla legge elettorale che prevede lo sbarramento del 5%, una soglia micidiale per il piccolo partito dei centristi. «Non ho motivo di smentire l’onorevole Pizzolante: è una persona seria che non dice bugie», conferma il ministro degli Esteri.
Come sono andate le cose? L’uso del condizionale in questa ricostruzione è d’obbligo perchè viene da una parte, cioè fonti di Alternativa popolare che in questo momento hanno il dente avvelenato. Il Pd ha invece smentito categoricamente. Dunque, la richiesta agli alleati di staccare la spina al governo Gentiloni sarebbe stata avanzata dal segretario del Pd già a febbraio. Era passato poco più di un mese dalla fiducia espressa dal Parlamento al nuovo esecutivo. In un incontro riservato, a Roma, Renzi avrebbe fatto ad Alfano la “proposta indecente”: crisi di governo e voto entro giugno in cambio di una legge elettorale molto favorevole ai piccoli partiti. «Lo sbarramento lo scegliete voi», sarebbe stato il regalo.
L’ex ministro dell’Interno, che nel frattempo aveva traslocato alla Farnesina, sarebbe rimasto basito, spiazzato. Non avrebbe però risposto né no né sì: si sarebbe riservato di dargli una risposta. Per la verità dentro la stessa Alternativa popolare c’è perfino chi sostiene che Alfano in un primo momento avrebbe dato il suo ok per poi cambiare idea. Una versione o un equivoco dovuto ad un avvertimento che lo stesso Alfano aveva fatto durante l’incontro con i suoi: «Sia chiaro che dicendo di no, Renzi se la legherà al dito e ce la farà pagare». Che gliela stia facendo pagare con la soglia del 5% è di tutta evidenza. Ma il suo avvertimento, spiega un collaboratore del leader centrista, non significava che Angelino fosse disposto a staccare la spina a Gentiloni.
Comunque, rimane il fatto che di quella proposta se ne parlò in segreteria e anche in una cena ristretta ad alcuni parlamentari. Vennero valutati i pro e i contro e tutti dissero che non era accettabile, che il Nuovo centrodestra era nato da una rottura con Berlusconi proprio per garantire un governo al Paese. Un atto di responsabilità, «una scelta dura, difficile», come ha ricordato Alfano anche ieri durante la Direzione di Ap (c’è chi racconta che si sarebbe pure emozionato ricordando quel momento di rottura). La valutazione della mossa renziana fu questa: la paura della sconfitta il 4 dicembre del referendum avrebbe suggerito all’ex premier di correre alle urne per evitare il congresso del Pd e un’altra possibile batosta alle amministrative.
Ora la rottura si è consumata e i veleni vengono a galla. Non tutti però in Ap sono d’accordo con lo scontro frontale. Uno di questi è il ministro Enrico Costa che ieri al Quirinale per i festeggiamenti del 2 giugno ha avuto uno breve scambio di battute con Renzi. «Non possiamo rompere. Alfano deve tornare a parlare con Renzi. Io farò il pompiere. Facciamo parte dello stesso campo e dobbiamo portare a termine la legislatura. Certo – spiega Costa – la scelta dello sbarramento del 5% non è stata una scelta felice, ma dovevamo aspettarci una cosa del genere se dici no al Mattarellum e al Rosatellum».