Avvenire, 2 giugno 2017
Blue Whale, nessun caso accertato ma il pericolo è reale
Un liceo di Genova, nomi di fantasia. Gino avvicina Gina: «Devo dirti una cosa. Ho cominciato la Blue Whale da una settimana. Paura, io? No, io non ho paura». Gino cuore impavido, sguardo oltre l’orizzonte, non teme nemmeno la morte. Gina lo guarda incuriosita, ammirata forse, poi spaventata. Avvisa un insegnante, che avvisa i genitori di Gino, che terrorizzati avvisano la Polizia postale che solerte si fionda su pc e cellulare dello sconcertato Gino per scoprire... niente, non c’è niente da scoprire se non che Gino voleva far colpo su Gina e aveva finto tutto. Nessuna balena, solo un grosso granchio. Sarà senza paura, il liceale Gino. Ma anche senza troppo cervello. Impossibile dire quanti “casi Gino” si celino nelle dozzine di segnalazioni di Blue Whale che agitano i sonni di troppi genitori e mobilitano insegnanti, psicologi, sociologi, magistrati, carabinieri e poliziotti postali. Tantissimi allarmi, qualche sospetto ma, fino a ieri sera, nulla di concreto da segnalare. «Non ci sono riscontri» fanno sapere dalla Procura di Milano, dove si indaga su due suicidi e un tentativo di suicidio di adolescenti avvenuti nelle ultime settimane. Abbastanza strano: se davvero un ragazzino riceve istruzioni sui 50 step (tappe, passaggi) e li documenta inviando al “curatore” la prova, dovrebbe essere semplicissimo trovare le tracce del traffico e beccare l’istigatore con le dita nella marmellata. Perché finora non si trova nessuno? Forse perché non c’è nessuno da trovare? Prendiamo Alba (altro nome di fantasia). A Palermo lascia una scritta in un centro commerciale: sto giocando alla Blue Whale e il 4 giugno mi ucciderò lanciandomi da un ponte di via Regione siciliana. Manca l’orario... Ma da quando in qua un giocatore annuncia il proprio suicidio? Alba sta giocando a un altro ’gioco’, che potremmo sintetizzare così: non sono trasparente, esisto anch’io, guardatemi, sono qualcuno! In effetti i carabinieri si sono messi subito in moto. A Savona invece tre studenti delle medie si sono feriti alle braccia e hanno spedito le foto in giro tra gli amici, che hanno avvisato i genitori. E così via, a macchia d’olio.
Casi di autolesionismo tra ragazzi e adolescenti ci sono sempre stati, purtroppo. È una manifestazione frequente di un disagio reale. Da quando Le Iene hanno mandato in onda il servizio sulla Blue Whale Challenge in Russia, ogni caso viene interpretato come balena blu, salvo non produrre prova alcuna. Ciò non toglie (primo caso a Biella, protagonista un giovanotto spiantato subito beccato) che qualche animo perverso possa decidere di far diventare la Blue Whale realtà. Come possa riuscirci senza essere pizzicato dopo pochi minuti, è un mistero.
Ciò significa che possiamo stare tranquilli e dormire sonni sereni? No. Al contrario, dobbiamo seguire il consiglio della Polizia postale: vigilate. E quello del professor Domenico Di Fatta, dirigente scolastico palermitano: «Quanto accade è allucinante. L’unico modo per fronteggiare questo gioco dell’orrore è informare i ragazzi sulle insidie di un uso distorto del web che invece, se ben utilizzato, è una grandissima risorsa per i giovani». Basta smetterla di essere analfabeti digitali.