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 2017  giugno 02 Venerdì calendario

L’amaca

Se ci sono dettagli discutibili o lati oscuri o punti interrogativi, nella vita e nella morte di Ayse Karacagil, per favore non diteceli. Non vogliamo saperli. Vogliamo tenerci la sua storia così come ce l’ha raccontata e disegnata Zerocalcare: una ragazza turca che fugge dalla galere di Erdogan, va a combattere con i curdi contro l’Isis e muore (pochi giorni fa) con le armi in pugno, come una garibaldina, come una partigiana, come una combattente per la libertà. Possiamo solo immaginare quale affronto sia, per i nazislamisti dell’Isis, doversi battere con un esercito promiscuo come quello curdo, uomini e donne insieme. Tantissime donne, che sanno bene quale sorte le aspetta, se vincono i neri del Califfato.
Ayse era una ragazza ed è morta a Raqqa, che prima o poi sarà liberata anche per suo merito. Le siamo riconoscenti per almeno due motivi. Il primo è averci ricordato che per la libertà si può anche morire. L’altro è, per così dire, più recente e perfino più prezioso: in un momento storico in cui diventa sempre più difficile distinguere tra i buoni e i cattivi, tra le cose giuste e quelle sbagliate, non abbiamo alcun dubbio sul fatto che lei era dalla parte delle cose giuste. E per questo era buona.