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 2017  giugno 02 Venerdì calendario

Licenza di uccidere

Il ragazzo rom arrestato ieri per il rogo delle tre sorelle di Centocelle è lo stesso che pochi mesi prima, sempre a Roma, aveva scippato la studentessa cinese travolta da un treno mentre cercava di riprendersi la borsetta. Non che da allora il ladro si fosse dato alla latitanza. Era stato regolarmente arrestato. Ma altrettanto regolarmente era tornato libero in meno di due mesi. Libero, a quanto pare, di dare fuoco a tre ragazze imprigionate dentro una roulotte. Ammettiamo che, dal punto di vista giuridico, la decisione di lasciarlo uscire non facesse una piega. Tra prescrizioni e patteggiamenti, scontare la pena è ormai considerata una bizzarria in un Paese costretto a rimettere in strada i condannati che non è in grado di ospitare nelle sue poche e fetide carceri. Però ci sono ancora casi in cui questo esito ripudia al nostro senso più profondo di giustizia. L’imputato Serif Seferovic non era colpevole che dello scippo e solo per quello andava giudicato. Ma la morte accidentale della vittima era pur sempre avvenuta in conseguenza del suo reato. Come è possibile che questo piccolo particolare non abbia suggerito qualche precauzione speciale? Obbligo di firma, braccialetto elettronico, qualsiasi cosa tranne che mandare fuori lo scippatore e dimenticarsi della sua esistenza un attimo dopo.
A chi dice «è la legge» verrebbe da rispondere che, quando la Giustizia non sa più parlare alla Vita, l’utilità delle leggi svanisce e le stesse vengono percepite dai cittadini come un sopruso. Offrendo il più solido dei pretesti a chi vuole farsi giustizia a modo suo.