La Stampa, 2 giugno 2017
Come leggere i segnali di ripresa
Quindici giorni fa, sembrava che l’economia italiana si trascinasse con molta fatica, che sapesse muoversi in avanti solo zoppicando, con un tasso di crescita, per il primo trimestre 2017, dello 0,2 per cento appena.
Ora la stima è raddoppiata: + 0,4 per cento, il che dà l’idea di un’economia ancora in situazione di debolezza ma che cerca di andare al piccolo trotto. Il confronto con il primo trimestre 2016 è passato, sempre in quindici giorni, da una crescita dello 0,8 per cento all’1,2 per cento, un vero e proprio «balzo in avanti». E anche se l’economia rimanesse ferma al livello del primo trimestre fino alla fine dell’anno, la sua produzione risulterebbe superiore dello 0,9 per cento da quella del 2016.
Quale «magia» si è verificata in queste due settimane, quale incantesimo ha trasformato un Paese zoppo in un possibile aspirante corridore? La risposta proviene dai «servizi», dai quali, in tutte le economie «moderne» provengono i tre quarti della produzione nazionale e che sono purtroppo la componente più difficilmente misurabile del prodotto interno: i dati sulla produzione di servizi arrivano tradizionalmente tardi anche perché la loro produzione può essere molto variabile e la loro misurazione è sempre più difficile anche grazie all’uso crescente di Internet.
Complessivamente trasporti e comunicazioni, commercio e alberghi mettono a segno un aumento dell’1,8 per cento, rispetto a un anno fa, un dato da cui emana un sottile profumo di crescita «vera». Sempre rispetto a un anno fa, i consumi delle famiglie sono cresciuti dell’1,4 per cento, un risultato che non si accorda più perfettamente con l’immagine stereotipata che vede i consumatori svogliati e spaventati soprattutto se si considera che l’acquisto di beni durevoli – che spesso presuppone redditi meno insicuri – ha avuto l’incremento maggiore (+1,8 per cento). Le costruzioni mostrano un aumento tendenziale dell’1 per cento, dopo un lungo periodo di caduta e se l’industria mette a segno dati più deboli, l’agricoltura mostra una crescita di oltre il 4 per cento. Il tutto dà una pennellata di rosa non proprio pallidissimo alle statistiche nazionali: forse l’Italia è una Bella Addormentata che accenna a svegliarsi, forse è più prudente sospendere il giudizio.
In ogni caso, in Italia e altrove, i dati economici nazionali andrebbero forniti diversamente all’opinione pubblica e valutati con maggiore attenzione e maggiore profondità dal mondo della politica. Al momento attuale essi vengono sempre drammatizzati, esattamente come per la meteorologia, nella volgarizzazione della quale una giornata di acquazzoni può facilmente diventare una «tempesta tropicale» e qualche giorno di gran caldo evoca immediatamente un «clima sahariano».
Il trarre frettolose conclusioni da un sistema in evoluzione positiva, ma lenta, può portare a valutazioni politiche errate o arrischiate e danneggiare fortemente questa ripresa che sta sbocciando in mezzo a tante difficoltà. Se infatti l’Italia continuasse ad andare più forte di quanto generalmente ci si aspettava fino a pochi giorni fa, i provvedimenti finanziari dell’autunno sarebbero sicuramente più blandi: il ministro dell’Economia ha già chiesto a Bruxelles uno «sconto» da 9 miliardi di euro, un aiuto che si concede più facilmente a un Paese la cui crescita mostrasse di essere, finalmente, bene avviata. Se tramontasse la prospettiva di una finanziaria molto severa, verrebbe meno la necessità di un ricorso molto anticipato alle urne che si configura oggi come una sorta di «mandato in bianco» prima di interventi duri, imposti dall’Unione europea.
In realtà, l’Unione europea ha dato, negli ultimi tre mesi, l’impressione di voler fare di tutto per evitare interventi duri per l’economia italiana, pur insistendo fermamente su una linea di rigore di lungo termine; e se i dati sull’occupazione continueranno nell’attuale crescita lenta – l’unica possibile per un Paese che per vent’anni non ha fatto investimenti adeguati – il panorama economico e politico italiano potrebbe finalmente rasserenarsi in tempi relativamente brevi.