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 2017  giugno 03 Sabato calendario

Quel mostro di Parigi più crudele dei nazisti

Parigi, Marzo 1944. La capitale è occupata da quattro anni dalle truppe naziste, ed è allo stremo. Mancano viveri, carbone, benzina, medicinali. Peggio di tutto, la gente vive nel terrore della guerra, dei bombardamenti e soprattutto delle deportazioni. Molte famiglie sono scappate, altre sono semplicemente sparite.
Nel tardo pomeriggio dell’11 Marzo, al 22 di rue Le Sueur, un donna chiama la polizia: dall’abitazione vicina esce del fumo nero, accompagnato da un insopportabile fetore. Arrivano i gendarmi, poi i pompieri. La casa sembra vuota, occorre sfondare la porta. Dentro, l’inferno: una caldaia dove bruciano ancora resti umani, cadaveri sezionati semisepolti sotto la calce, dappertutto liquami e soprattutto l’odore della morte e della putrefazione. Nessuno vuole scendere in quel girone maledetto. Occorre chiamare i becchini del cimitero. Ma anche questi, abituati alle riesumazioni, vomitano per l’orrore. 
Arriva il commissario Massu, il poliziotto più famoso di Francia, che ha ispirato a Simenon il personaggio di Maigret. Il carnaio è evidente, un po’ meno la sua origine. Rue Le Sueur è a due passi dall’Avenue Foch – che i parigini chiamano Avenue Boche perché vi ha sede la Gestapo. Massu si domanda se si tratti di partigiani eliminati sommariamente: in tal caso l’Affaire sarebbe politico. Oppure potrebbero essere collaborazionisti eliminati dalla Resistenza: il commissario rabbrividisce al pensiero delle rappresaglie naziste. Ma ben presto si rassicura: la guerra non c’entra nulla, l’assassino è il proprietario della casa. Un tipo singolare, un medico già condannato per reati minori, e sospettato di altre stranezze innominabili. Il dottor Marcel Petiot.
IL PERSONAGGIO
Marcel Petiot è nato il 17 Gennaio 1897 a Auxerre, da una rispettabile famiglia borghese. Fin da piccolo ha dimostrato un carattere bizzarro e occasionalmente crudele. Laureatosi in medicina, ha esercitato in provincia con un certo successo, visitando gratuitamente i più poveri e spendendosi senza risparmio nelle situazioni più critiche. Riconoscenti, i cittadini di Villeneuve sur Yonne lo hanno eletto sindaco. Ma anche la sua onestà è occasionale. Viene inquisito per malversazione e revocato. Trasferitosi a Parigi, diffonde un volantino delirante e prolisso, dove magnifica le proprie capacità di guaritore universale: cura le malattie nervose, i disturbi intestinali, i reumatismi e persino i tumori; una sorta di Dulcamara della mutua. Ma i clienti corrono, e il dottore si amplia. Affitta una casa in Rue Le Sueur, per farne – dice – una clinica. Ne farà una spaventosa fucina di delitti.
Nel 1942, molti parigini decidono di fuggire. Soprattutto gli ebrei, almeno i pochi sopravvissuti alla grande retata dell’estate, che si sono nascosti nella speranza di trovare una filiera, cioè un’organizzazione che li porti in Spagna o in Svizzera. Alcune filiere funzionano già per i piloti inglesi catturati, e i capi della Resistenza in pericolo. Ma chi non può avere l’appoggio dei partigiani, si affida a quello che trova. Basta pagare, e pagare salato.
L’AFFARE
Petiot ha capito l’affare. Con intelligenza e cautela diffonde la voce che lui può aiutare questi disperati a emigrare. Non vuole nemmeno esser pagato. Ma niente complicazioni: gli interessati si presentino con il minimo indispensabile per il viaggio, e tutti i denari gioielli che possono raccogliere, il resto sarebbe solo un pericoloso ingombro. E la processione comincia: i malcapitati si presentano da soli, o in coppia, talvolta con bambini. Petiot li riceve sorridente, controlla il contenuto del bagaglio, e comunica la destinazione: Argentina. Ma occorre la vaccinazione. Nessuno obietta nulla, tutti si sentono quasi miracolati.
La stanza dell’iniezione è un piccolo sgabuzzino con una falsa uscita dipinta sul muro. Il dottore inocula un veleno che uccide in pochi minuti, esce, e osserva attraverso un visore l’agonia della vittima. Poi rientra, trasporta il corpo nel sottosuolo, lo dissezione e lo brucia. Quello che non finisce nella stufa viene coperto di calce viva. Ripeterà questa macabra operazione decine di volte.
Mentre i pompieri si fanno largo tra questi poveri resti, Petiot arriva davanti alla casa, capisce tutto, e si dà alla macchia. Per otto mesi sarà introvabile. L’uomo è astuto e spregiudicato, si difende contrattaccando: non si nasconde, si trasforma. Sarà catturato con la divisa di ufficiale dell’esercito.
Il giudice istruttore Golletty è un giovane tosto. È lui che dirige le indagini, da quando Massu è stato estromesso per sospetto filo nazismo. Il magistrato raccoglie testimonianze e reperti, esegue analisi e dispone perizie: l’imputato è riconosciuto sano di mente, ed è pronto per il processo. Il 18 Marzo 1946 Petiot compare davanti alla Corte d’Assise di Parigi. L’atto di accusa è impressionante: 27 omicidi, e altri reati minori. Ancora più impressionanti sono le numerose valigie costituenti corpo di reato, ammassate vicino al cancelliere. È quello che rimane dei poveretti che, convinti di uscire dal Paese, si sono infilati in una macelleria.
L’ARROGANZA
Petiot si difende in modo sprezzante, ai limiti dell’arroganza. Lui dice – era il capo di una filiera reale, la Fly Tox. Gli esuli sono realmente partiti, non è colpa sua se non hanno più dato notizie, l’Argentina poi è lontana. Quanto ai cadaveri, erano spie naziste infiltratesi nell’organizzazione: dovevano essere eliminate, c’est la guerre: ha fatto come ha potuto. Una tesi, tutto sommato, persino plausibile.
Il suo difensore è René Floriot, una star del foro parigino. È un dialettico straordinario, che non concede nulla alla retorica né alla commozione: I fatti, solo i fatti sono il suo motto. Prima dell’arringa, sorseggia una coppa di champagne: gliene serviranno di più, parlerà sette ore di fila. Ma nemmeno Maitre Floriot può fare miracoli. La condanna arriva dopo un’ora di camera di consiglio: ghigliottina.
Alle 4,30 del 25 Maggio 1946, Petiot dorme tranquillamente. È svegliato dal Procuratore che gli rivolge la frase di rito: «Ayez du courage». Il condannato risponde sprezzante, chiede una sigaretta, rifiuta il bicchierino di rhum e i conforti religiosi, e invita Floriot a non guardare: «Non sarà dice – un bello spettacolo». Poi porge il collo al boia, lamentandosi di rovinare una bella camicia. Il Dottor Paul, medico legale che ha assistito a centinaia di esecuzioni, compresa quella di Landru, dirà di non aver mai visto tanta indifferenza. Alle 5 è tutto finito.