Corriere della Sera, 3 giugno 2017
Nostalgia dei miei Oasis
LONDRA «Certo, preferirei essere in una band – non una band qualunque, gli Oasis – ma non è possibile, e non posso stare a casa a girare i pollici, no?». Una domanda retorica, anche perché se c’è una cosa che Liam Gallagher sa fare è salire sul palco, impugnare il microfono e cantare. Lo ha dimostrato durante gli anni del Brit Pop, lo ha ricordato con i Beady Eye, lo riconferma adesso con il debutto da solista. Dopo la tappa a Manchester – un concerto a scopo benefico, a tratti commovente, in cui i versi di canzoni come Live forever hanno assunto per via dell’attacco all’arena un significato più vasto, universale – la trasferta londinese all’Electric di Brixton, un appuntamento volutamente intimo, lontano anni luce dal percorso patinato del pop, con il pavimento appiccicoso di birra e duemila fan in piedi pigiati uno contro l’altro. Sul viso spicca qualche ruga, sotto la felpa nera si indovina un filo di pancia, tuttavia il tempo non sembra essere passato. Energia e carisma sono lì.
Se con gli Oasis era Noel a scrivere i testi, adesso tocca a lui, al fratello scapestrato del gruppo. A ottobre il primo album, As you were, composto con il block notes in mano e la collaborazione di un paio di maghi, Greg Kurstin a Los Angeles, produttore di Adele, e Dan Grech-Moguerat a Londra. «Non sono un Bob Dylan», si giustifica. «Non so scrivere canzoni grosse e profonde come le sue», ma a dire la verità a comporre non fatica. Il primo brano, Bold, è nato un po’ «alla Frankenstein. Ero andato a trovare mia madre con mio figlio, abbiamo cominciato a strimpellare, è saltata fuori un’idea, poi un’altra, alla fine avevamo una canzone».
Al concerto di Londra i testi nuovi si sono alternati a brani storici degli Oasis, come Morning glory, Fucking in the bushes, Do you still know what I mean?, cantati a squarciagola da un pubblico scatenato. Per i figli del Brit Pop, che ormai si avvicinano ai 50 anni, le canzoni di Noel Gallagher sono leggenda, ma è stata accolta con calore anche l’offerta di Liam. Parole e sensazioni diverse, ma lo stesso colore, il ritmo, la voce inconfondibile.
Nell’album c’è la rabbia del rock‘n’roll: «Senza quella non siamo nessuno», a dimostrazione che con gli anni non sono state abbandonate la bellicosità o la propensione a parlare male dei colleghi. «Senza rabbia siamo come Ed Sheeran o One Direction, sempre uguali». C’è anche, inaspettatamente, una vena introspettiva. Come nello swing di Greedy Soul o nella ballata For what it’s worth : «Ho voluto scrivere delle scuse. Non ad una persona, ma a tutti, perché non sono bravo a chiedere scusa a parole». Ma è solo un momento di «debolezza».
Sotto sotto, Liam è sempre Liam, scurrile, menefreghista, arrogante: «Voglio far vedere a tutti ciò che mancava. Pensavo che qualcuno sarebbe venuto fuori, mentre ero impegnato a far niente, ma no, nessuno, quindi suppongo che toccherà a me, di nuovo». Il singolo di questa settimana, Wall of Glass, è Liam d’annata.
In attesa di One Love, il concerto di domani a Manchester in memoria delle vittime dell’attacco terroristico del 22 maggio, si rincorrono le voci su una possibile riunione degli Oasis. In realtà lo strappo del 2009 tra i due fratelli non è stato ricucito. Alla festa per i suoi 50 anni in una villa dell’Oxfordshire, Noel ha invitato Bono, Bob Geldof, Russsell Brand, Madonna, l’attore Michael Fassbender con la moglie Alicia Wikander, la modella Helena Christensen, la stilista Stella McCartney, ma non Liam. Il messaggio è chiaro. Ci sono torti che non si dimenticano. Noel ha voltato pagina. Sta scrivendo il terzo album per il suo nuovo gruppo, gli High Flying Birds. A marzo ha cantato anche per una canzone dei Gorillaz, con il suo vecchio nemico dei Blur, Damon Albarn.
I due fratelli faranno pace? Al momento sembra un’ipotesi improbabile. «Anch’io ho una band», ha risposto Liam alla Bbc, e tanti impegni (dopo la breve tournée in Gran Bretagna parteciperà a quattro festival all’estero, in Serbia, Spagna, Francia e Canada). «I miei musicisti sono bravi, il mio nome è in cima, a me va bene così».